Si tratta di una delle tappe fondamentali del percorso di stabilizzazione della Libia, ritenuto tra gli appuntamenti più importanti dall’inviato dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé: il riferimento è alla conferenza nazionale libica, che nel vertice di Palermo risulta fissata a gennaio. Questo primo mese dell’anno è oramai passato e la conferenza non si è svolta, ma l’appuntamento non è affatto annullato: “Ci stiamo lavorando”, assicura ai nostri microfoni Omeyya Naoufel Seddik, senior advisor per il medio oriente per l’Ong Centre for Humanitarian Dialogue. 

“La conferenza sarà entro febbraio” 

Con l’Ong, Seddik è tra i più impegnati nell’organizzazione della conferenza nazionale. Del resto l’appuntamento fa gola a tutti i principali attori libici. Dal premier Al Sarraj, che spera di uscirne rafforzato, al generale Khalifa Haftar in questi giorni impegnato nel sud della Libia con il suo esercito e che punta sulla conferenza per veder confermato il suo ruolo militare. Così come specificato dallo stesso Ghassan Salamé in occasione del vertice di Palermo, la conferenza non vuole essere una nuova istituzione contrapposta alle altre già esistenti in Libia. L’obiettivo invece è quello di riunire quanti più attori possibili per redigere un percorso condiviso che porti alle elezioni, previste se tutto va bene entro la prossima primavera. Dalle tribù alle associazioni, dai partiti all’attuale esecutivo, passando per la camera dei rappresentanti di Tobruck e per l’alto consiglio di Stato di Tripoli. Un appuntamento dunque in grado di aggregare politica e società civile libica per la prima volta dopo otto anni dall’uccisione di Muhammar Gheddafi. E proprio il figlio, Seif Al Islam, nei mesi scorsi fa sapere tramite emissari di voler essere anche lui della partita in occasione della conferenza

Ecco perché dunque, nonostante un già evidente slittamento rispetto ai tempi previsti dopo Palermo, la conferenza è ad oggi comunque prevista seppur non ancora ufficialmente in calendario: “Abbiamo tenuto una serie di incontri con diversi gruppi ed esponenti libici – afferma Seddik – Stiamo cercando proprio in questi giorni di trovare una data in grado di coniugare tutte le varie esigenze logistiche dei tanti che parteciperanno”. 

“Siamo in fase di organizzazione – prosegue poi ai nostri microfoni Seddik – Lavoriamo con le varie istituzioni impegnate per poter quanto prima ufficializzare la data”. E proprio sulla data il rappresentante dell’Ong sembra sbilanciarsi: “È vero che a Palermo si è parlato di gennaio, ma credo di poter dire che la conferenza si terrà sempre entro l’inizio di questo anno. Più probabile a febbraio“. C’è quindi un leggero ritardo ma, nel complesso, l’appuntamento definito cruciale dall’Onu non è in discussione. 

“Stiamo cercando una sede idonea”

Per l’organizzazione della conferenza quello della data non è l’unico nodo da sciogliere. Per la verità, la questione più importante è forse quella della località in grado di ospitare l’appuntamento: “Si terrà in territorio libico – conferma subito Seddik, in linea con quanto già annunciato a Palermo – Questo al momento è l’unico dato certo”. La conferenza del resto, ideata per riunire tutti i vari attori libici e parlare assieme delle future sfide del paese, non può certamente essere ospitata in altri paesi. Né in altri paesi africani e né in Europa, la grande riunione in fase di organizzazione è prevista in Libia. Ma trovare una località non è soltanto un aspetto di natura logistica. Certamente le sedi più idonee, sia per ricezione che per possibilità di gestione della sicurezza, sarebbero le due città più importanti del paese: Tripoli e Bengasi. Ma entrambe sono centri dei due poteri principali che in questo momento si contendono il potere. Ospitare la conferenza in una delle due città, vorrebbe dire essere a casa dell’una o dell’altra controparte. Serve un territorio neutro e questo non può essere rappresentato nemmeno da Misurata, sede di numerose milizie e vera e propria città Stato, né da Tobruck, con quest’ultima che ospita la camera dei rappresentanti. 

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Occorre quindi trovare una località dove sia possibile coniugare le esigenze logistiche e di sicurezza e dove, in primo luogo, nessuna delle parti in causa possa sentirsi in trasferta. “Non faccio nomi di alcune città prese in considerazione – dichiara ancora Seddik – Ma posso dire che ne stiamo visionando parecchie assieme agli altri organizzatori. In queste settimane parecchi inviati stanno sondando le condizioni di sicurezza in alcune località che si sono fatte avanti per ospitare la conferenza”. Massimo riserbo dunque, ma anche in questo caso emerge la conferma che si sta lavorando per trovare una soluzione. Complessivamente dunque, l’impressione è che sotto il profilo politico la conferenza sia considerata da tutti come importante e, come detto in precedenza, essa non è affatto messa in discussione. Serve però ancora tempo ed una vera e propria corsa ad ostacoli per mettere d’accordo tutti su data e località: non è semplice, ma la mera manifestazione di volontà da parte di molti di proseguire con questo appuntamento condiviso è già un piccolo risultato. Specie in una Libia che, dal 2011 in poi, non ha più visto alcuna forma di normalità. 

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