In Libia l’estrazione del petrolio raggiunge livelli record

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Se prima erano previsioni, adesso si tratta di dati reali e certi: la produzione di petrolio in Libia oramai riesce a raggiungere dati ragguardevoli. Non si è ancora certo ai livelli antecedenti la guerra del 2011 e la fine dell’era di Gheddafi, ma l’estrazione dell’oro nero sembra crescere considerevolmente. La Noc, la società di Stato che si occupa del settore e che gestisce con delle joint venture i giacimenti, continua a lavorare ed anche se la sua sede è stata attaccata dall’Isis lo scorso settembre sembra poter proseguire senza grossi intoppi in varie parti della Libia. 



I dati pubblicati dalla Noc 

Il petrolio durante il periodo gheddafiano rappresenta almeno il 96% delle esportazioni e contribuisce per oltre l’80% al Pil. L’economia libica ruota attorno all’estrazione ed esportazione del greggio, la Noc dunque con le sue attività ha un’importanza essenziale non solo sotto il profilo finanziario ma anche politico e sociale. Anche a guerra in corso e con il caos istituzionale successivo alla fine di Gheddafi, la Noc assume un’importanza di primo piano. Anzi forse la sua responsabilità nella gestione della principale (e quasi unica) fonte di reddito libica è ancora più grande, essendo una delle poche società che riesce a mantenere una sua unicità ed a non subire le conseguenze del frazionamento delle istituzioni libiche. Dalla Tripolitania al Fezzan, dalla Cirenaica ai giacimenti di Ras Lanuf, la Noc riesce a proseguire con i lavori e dopo il crollo della produzione negli anni più bui del conflitto adesso vede la luce. 

Lo scorso 30 novembre, come riportato dal Libya Herald, la società pubblica i propri bilanci relativi al mese di ottobre. La Noc ha incassato, in particolare, 2.87 miliardi di Dollari e, rispetto al mese precedente, vi è un incremento del 73%. Dal primo gennaio fino al 30 ottobre, complessivamente la Noc è riuscita ad introitare quasi 20 miliardi di Dollari. La società con sede a Tripoli, nel comunicato specifica che la previsione è di incassare complessivamente 23 miliardi di Dollari entro la fine dell’anno. Equiparando questi dati al 2017, la crescita anche qui viaggia oltre il 70%. Incrementi importanti dunque: i dati diffusi dalla Noc, indicano chiaramente ai libici ed agli operatori stranieri che il motore relativo all’estrazione dell’oro nero è definitivamente ripartito. Un fatto cruciale, sia per la Libia che per il mercato globale. Il paese nordafricano non è tra i dieci maggiori estrattori, anche se le Noc aspira entro il 2022 ad entrare nel “club” dei produttori in grado di superare i 2 milioni di barili al giorno, ma la qualità del greggio libico è preziosa. La sua poca densità e la poca presenza di zolfo rendono il petrolio della Libia più facile da lavorare, con conseguente diminuzione dei costi di raffinazione. 

L’importanza della Noc nell’economia libica

È bene specificare che la Noc non introita direttamente i proventi delle proprie attività. La società presieduta da Mustafa Sanalla, al contrario, gira le somme alla Foreign Libyan Bank che, a sua volta, storna i soldi alla Banca Centrale con sede a Tripoli. Grazie a questi introiti, oggi la Libia dispone di almeno 113 miliardi di Dollari di riserve, almeno secondo quanto dichiarato dal governatore della Banca Centrale libica, Sadik Al Kabir. Somme che servono a mandare avanti l’attività del governo di transizione e delle (fragili) istituzioni ricollegabili al consiglio di presidenza. Ma è qui che vengono poi a galla i nervi scoperti dell’attuale situazione libica. Non solo il paese ha due banche centrali attualmente separate, visto che oltre a quella tripolina vi è l’altra con sede ad Al Beyda ed è ricollegabile al parlamento di Tobruk, ma il timore di molti è che la pioggia di miliardi derivanti dagli introiti del petrolio si disperda anche in mani sbagliate. La chiave del futuro della Libia del resto sta tutta qui: capire come e quando spartirsi il petrolio

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L’aumento dell’estrazione del greggio in Libia è un’ottima notizia, di base. Il paese però, e con esso anche le chance di Onu e comunità internazionale, è ad un bivio: o queste somme riescono a fungere da collante tra i vari pezzi malconci della Libia, oppure proprio i maggiori introiti potrebbero rischiare di essere pretesto per le varie milizie di accentuare la contesa per il controllo del territorio. Soltanto nelle prossime settimane e, forse, alla vigilia della tanto attesa conferenza di gennaio si potrà capire quale direzione potrà prendere la Libia.