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Viene quasi da sorridere nel leggere che il governo libico ha decretato lo stato d’allerta nel Paese: in primo luogo, uno stato d’allerta presuppone una situazione diversa dall’ordinario e dal quotidiano ed in grado di creare pericoli e, in tal senso, la precarietà della sicurezza e l’instabilità perdurano da oramai sette lunghi anni. In secondo luogo, l’esecutivo di Al Serraj controlla a malapena il perimetro della residenza del capo del governo e dunque non si comprende la valenza effettiva della dichiarazione dello stato d’allerta. Ma le cronache da Tripoli riportano questa novità, emersa alla luce di un grave attentato compiuto nel distretto di Misurata

L’attentato a Zliten

Misurata viene definita una vera e propria città Stato: le sue milizie sono molto potenti, sono le stesse che hanno catturato Sirte e preso il rais Gheddafi il 15 ottobre 2011. Oggi sono di fatto la spina dorsale delle forze fedeli ad Al Serraj, uno degli elementi di spicco del clan di Misurata è ministro della difesa. In tempo di pace, questa era la terza città della Libia, importante sotto un profilo economico ed industriale grazie ad un grande porto affacciato sul Mediterraneo. La sua importanza per la Tripolitania, o quel che ne resta, dopo la guerra è ben evidente: molto, in tema di sicurezza, passa da Misurata. Ecco perché quanto avvenuto nella giornata di giovedì sorprende e scuote le poche certezze di Al Serraj ed il suo governo. 

In particolare, un posto di blocco delle forze speciali del ministero dell’Interno, formate in gran parte da miliziani di Misurata, è stato attaccato improvvisamente a Zliten, località del distretto di Misurata non lontana dalla città libica. Si tratta di un colpo al cuore inferto dentro le mura amiche della fazione di Misurata. Dal 2011 la città viene considerata tra le più sicure, per quello che dalla caduta di Gheddafi può voler esprimere il termine sicurezza, della Libia. L’atto più clamoroso è dello scorso 18 dicembre, quando è stato ucciso il sindaco di Misurata. Per il resto, attentati ed agguati c’è più da aspettarseli a Tripoli od a Bengasi piuttosto che in questo grosso centro affacciato nel Mediterraneo. Non è un caso che è proprio qui l’ospedale da campo montato dagli italiani nell’estate del 2016 e proprio a Misurata operano gran parte dei trecento nostri soldati inviati nell’ambito della missione Ippocrate. 

L’agguato contro le forze speciali a Zliten ha causato quattro vittime e dieci feriti tra i libici fedeli ad Al Serraj, ma ciò che più preoccupa è la durata dello scontro a fuoco contro il gruppo terroristico che ha portato avanti l’attacco. Ci sono volute diverse ore e l’arrivo di diversi rinforzi da Misurata per avere ragione dei terroristi. 

I sospetti cadono sull’Isis

Non si comprende al momento chi ha organizzato e portato a termine l’attacco. Da Tripoli non si menzionano specifici gruppi o cellule terroristiche, ma non mancano i riferimenti all’Isis. E questo per due ragioni: da tempo i libici guardano con sospetto i numerosi movimenti di miliziani a sud di Sirte, così come l’attacco è avvenuto ad appena 24 ore dal discorso audio del califfo Al Baghdadi

C’è dunque chi sospetta che quest’ultimo elemento non sia un caso, come riportato su AgenziaNova. Nei 54 minuti di suo discorso, Al Baghdadi ha esortato tutti i miliziani a sé fedeli a riprendere con più vigore la lotta soprattutto in medio oriente. Potrebbe dunque essere probabile che ciò abbia significato, per le mai debellate cellule dell’Isis in Libia, il via libera per compiere importanti agguati dal grande clamore sia mediatico che politico. Del resto, come detto, l’Isis in Libia non è mai stato definitivamente sconfitto: cacciato da Sirte nel 2016, il califfato ha perso il controllo dei territori ma si è organizzato nel sud del paese. Tra dune ed oasi fuori da ogni controllo, i miliziani jihadisti da tempo riescono a dare non pochi grattacapi alle forze di sicurezza fedeli a Tripoli. 

Le preoccupazioni principali dei miliziani di Misurata hanno sempre però riguardato Sirte. Il fatto che l’attacco sia avvenuto vicino la loro piccola città Stato la dice lunga sulle preoccupazioni che si hanno in queste ore a Tripoli e nella stessa Misurata. Ma l’agguato potrebbe essere stato portato a termine anche da fazioni rivali, non per forza ricollegabili all’Isis od all’estremismo islamico. Nella Libia in piena a lotte tra clan e bande rivali, ci si può aspettare di tutto. Adesso Al Serraj dichiara lo stato d’allerta, ma per i libici non cambia nulla: l’allerta e l’emergenza sono in vigore nei fatti da sette atroci anni. 

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