Le proteste che in Libano hanno portato alla caduta del governo guidato dal premier Saad Hariri rischiano di aumentare di intensità o di fallire nel chiedere un cambio politico drastico, o almeno così si direbbe dopo aver letto le ultime notizie provenienti dal Paese dei cedri. Nonostante il desiderio espresso dalle piazze, i politici non sono riusciti a trovare un candidato in grado di assumere il ruolo di primo ministro e sono quindi tornati a presentare la candidatura di Hariri, che a fine ottobre aveva invece affermato che si sarebbe ritirato dalla guida del Paese. Trovare un sostituto del leader del Movimento futuro che ha retto le sorti dal Libano dal 2009 al 2011 e poi nuovamente dal 2016 al 2019 non sembra un’impresa facile in un Paese in cui a decidere la formazione del governo sono anche importanti forze esterne.

Hariri di nuovo primo ministro?

Dopo settimane di proteste il primo ministro Hariri aveva rassegnato le sue dimissioni nel tentativo di riportare il Paese all’ordine, ma il suo passo indietro non ha sortito l’effetto sperato e ha anzi evidenziato l’incapacità del sistema politico di accettare il cambiamento e il suo relativo immobilismo. Il posto di Hariri, che spetta per legge a un rappresentate della comunità sunnita secondo un sistema basato su quote, sembrava sarebbe stato preso dall’imprenditore Samir Khatib, ma la sua candidatura è durata molto poco: l’8 dicembre l’uomo d’affari ha ammesso di non avere il sostegno necessario per ricoprire un tale ruolo. A incidere negativamente sulla candidatura di Khatib era stato il Gran Muftì Abdul Latif Derian, il maggior esponente della comunità sunnita libanese, che aveva espresso il suo endorsement per Hariri, mettendo così in crisi la posizione di Khatib. A quel punto il presidente Michel Aoun non ha potuto fare altro che posticipare fino al 16 dicembre le consultazioni per la formazione del nuovo governo, dando così tempo ai partiti per trovare una soluzione alla crisi politica. Venuto meno il nome di Khatib, l’ex premier Hariri è ritornato sulla scena proponendo la creazione di un esecutivo di soli tecnici, ma l’idea del leader libanese non ha trovato il sostegno sperato. A livello politico, il partito maronita del presidente Michel Aoun e quello sciita Hezbollah si sono opposti a tale proposta: quest’ultimo in particolare teme di perdere il potere guadagnato a seguito delle ultime elezioni e che gli hanno permesso di ottenere ruoli chiave nel governo appena caduto. Ma il ritorno di Hariri alla guida del Libano ha creato dello scontento anche all’interno del Movimento futuro: secondo alcuni suoi rappresentati, riproporre l’ex premier rischia di danneggiare il partito a livello di consensi in un momento già molto delicato.

La reazione delle piazze

Parole che trovano conferma nella reazione dei manifestanti alla notizia di un ritorno al potere di Hariri. La popolazione scesa in piazza infatti ha espresso la propria contrarietà, protestando sotto il Parlamento e chiedendo ancora una volta un cambiamento significativo a livello politico. Ma da questa situazione di stallo sembra molto difficile che si riesca a uscire in breve tempo come richiesto invece dal presidente Aoun. La data del 16 dicembre è molto vicina, ma guardando al panorama politica libanese non è semplice trovare un sostituto di Hariri che possa avere il sostegno necessario per ricoprire il ruolo di primo ministro. Perché ciò avvenga, il nuovo aspirante premier dovrebbe avere non solo il sostegno dei politici sunniti, ma anche del clero come dimostra il caso del mancato endorsement del Gran Muftì a Khatib. I manifestanti stanno protestando da mesi anche contro l’ingerenza della religione nelle questioni politiche del Libano, ma la politica e il clero non sembrano intenzionati ad ascoltare.

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