SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Dopo otto mesi di stallo, il Libano adesso ha un nuovo governo. Ancora una volta, è Saad Hariri il capo di un esecutivo che si annuncia molto corposo per via dei vari compromessi svolti tra le forze politiche per garantire un’adeguata rappresentanza tra le componenti etniche e religiose del paese. Sono infatti trenta, come si legge su AgenziaNova, i ministri che sabato 2 febbraio giureranno a Beirut. L’entrata in carica del nuovo esecutivo appare vitale per un paese, quale il Libano, che da mesi vive un freno amministrativo che blocca di fatto qualsiasi attività e progettazione a lungo termine. 

Il nuovo esecutivo

Volti nuovi, alcuni invece già conosciuti, il governo di Hariri è un mix di conferme e di promozioni da altri incarichi. In primis, la stessa conferma del premier uscente è un segno di continuità in linea con il principio della divisione degli incarichi principali tra le tre maggiori componenti religiose libanesi. La presidenza della Repubblica è infatti affidata ad un maronita, precisamente a Michel Aoun, quella del parlamento ad uno sciita ed adesso l’incarico di capo dell’esecutivo dato nuovamente ad un rappresentante sunnita. Tra le riconferme, spicca quella di Gebran Bassil quale ministro degli Esteri. Agli interni invece va una donna: si tratta di Raya Haffar Hassan, dal 2009 al 2011 ministro delle finanze. È la prima volta di una donna a capo di questo delicato dicastero. Alla difesa va invece Elias Bou Saab: anche per lui un rientro nell’esecutivo, dopo aver occupato l’incarico di ministro dell’informazione. 

Del governo fa ovviamente parte anche Hezbollah. Il movimento, considerato terrorista in Israele e dagli Usa, partecipa quale principale rappresentante della componente sciita del Libano. Hezbollah, in particolare, nel nuovo esecutivo può vantare tre ministri. Si tratta di Mahmoud Qomati, responsabile degli Affari del parlamento, Jamil Jabak, ministro della Sanità, infine di Mohammad Fneich, nuovo ministro dello Sport. 

Termina una lunga fase di stallo 

Da quando il Libano torna al voto nello scorso maggio, di fatto non ha più un governo. Le varie forze politiche entrate nel nuovo parlamento, hanno non poche difficoltà a creare una base programmatica condivisa e, di conseguenza, a designare nomi e volti per la nuova compagine governativa. L’unico dato certo in questi lunghi e travagliati mesi di gestazione, è il nome del premier: Saad Hariri infatti, secondo il sopra citato principio di divisione degli incarchi tra le varie componenti religiose, tra i sunniti è quello più accreditato per occupare la poltrona di capo del governo. 

Ma in realtà la fase di stallo libanese inizia ben prima delle elezioni dello scorso mese di maggio. Nel novembre 2017 infatti, Hariri è protagonista di uno degli episodi più inquietanti ed imbarazzanti della recente storia libanese. Chiamato a Riad ufficialmente per un vertice, in realtà proprio dalla capitale saudita legge un comunicato in cui rassegna le dimissioni. In quella lettera letta in diretta televisiva, accusa Hezbollah e gli sciiti di permettere ingerenze iraniane nel suo governo. Ma nei fatti, a Beirut non arriva alcun atto di dimissioni ufficiale, in compenso Saad Hariri rimane per diverse settimane a Riad. Hariri, che in Arabia Saudita ha le attività ereditate dal padre e che in tasca ha anche il passaporto saudita, sembra quasi rimanere ostaggio dei Saud. Il governo saudita, come emerge da alcune rivelazioni trapelate in seguito, avrebbero costretto Hariri a dichiarare le dimissioni per provare a rompere l’equilibrio istituzionale libanese ed a far fuoriuscire i partiti sciiti, sospettati di essere troppo vicini all’Iran. In seguito alla mediazione francese, Hariri dopo qualche settimana ritorna a Beirut senza ufficializzare le dimissioni. Poi è la volta delle elezioni e dello stallo politico: adesso, con il nuovo esecutivo, il Libano spera di avere un vero e proprio governo in carica. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.