Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Finisce un’epoca importante non solo per la sua durata, ma anche per quanto significa per la storia di questo giovane Stato del centro Asia: Nursultan Nazarbaev annuncia infatti nelle scorse ore le dimissioni da presidente del Kazakistan. Una carica che l’uomo forte di Astana ricopre da quando ancora la nazione indipendente non esiste ed il suo Paese è compreso all’interno dell’Urss. Di fatto, Nazarbaev è l’unico capo di Stato fin qui conosciuto dal Kazakistan.

L’annuncio delle dimissioni

Per i kazaki è il padre della patria. Anche se le elezioni tenute dall’anno dell’indipendenza ad oggi vengono considerate “falsate” e non del tutto limpide (e di certo percentuali intorno mediamente al 98% a favore del presidente non aiutano a pensare diversamente), al tempo stesso però Nazarbaev gode sempre di un grande sostegno popolare. È lui che nel 1986 guida la cosiddetta “Jeltoqsan“, la rivolta di dicembre che per tre giorni tiene l’allora soviet kazako in subbuglio per la nomina di un russo quale presidente della nazione federata. Alla fine Nazarbaev nel 1989 viene promosso al rango di primo segretario del Partito comunista kazako e, quando il paese ottiene l’indipendenza, è lui a prendere definitivamente il timone. Guida quindi il Kazakistan durante tutte le varie ere attraversate dall’ex repubblica sovietica. Per questo i suoi cittadini, pur nel pieno della crescita economica e culturale del paese, non sembrano ricercare alternative al potere autoritario di Nazarbaev.

Ma qualcosa negli ultimi giorni sembra cambiare. In primo luogo, con una mossa quasi a sorpresa, rimuove dal suo incarico il primo ministro Bakhytzhan Sagintayev. Nella forma e nella sostanza della mossa, emergono significative novità: in primis, un licenziamento in tronco di un fedelissimo è evento molto raro nei quasi trent’anni di presidenza di Nazarbaev. In secondo luogo, è lo stesso presidente ad ammettere che qualcosa a livello economico non sta funzionando ed è proprio questa circostanza ad averlo indotto al cambio di governo. Un’autocritica anch’essa inusuale nel panorama politico kazako. Adesso, in tempi non certo pronosticabili alla vigilia, arriva l’annuncio delle dimissioni.

Nazarbaev passa già dalle prossime ore il timone, nessuna transizione: a partire dal 20 marzo, il presidente ad interim sarà l’attuale presidente del Senato Kassym-Jomart Tokayev.

Gli scenari futuri

“Ho preso la decisione di rinunciare al mio incarico di presidente – è l’annuncio ufficiale di Nazarbaev – Non è stato semplice maturare questa scelta”. Comunicazioni che fanno comprendere un certo lungo travaglio prima di giungere al commiato dal palazzo presidenziale. Cosa c’è alla base di questa scelta al momento non è dato saperlo. Come detto in precedenza, indubbiamente i risultati economici attuali non sono soddisfacenti, tanto da portare ad un cambio di governo, ma nessuno crede che tutto questo possa aver influito sulla rinuncia al mandato. Le presidenziali sono previste nel 2020 e Nazarbaev ha 78 anni: forse, di fondo, c’è la sua volontà di non correre più per la carica di capo di Stato vista l’età. Dunque, piuttosto che lasciare a poche settimane dalla fine naturale del mandato, l’oramai ex presidente kazako vuole dare un anno di tempo al suo partito ed al paese per organizzare una più serena transizione.

Assicuratosi l’interim per dodici mesi dell’attuale presidente del Senato, Nazarbaev può pianificare al meglio la sua successione. E lo fa comunque da una posizione privilegiata. Questo perché  la fine della presidenza non coincide con la definitiva uscita di scena. Al contrario, Nazarbaev continua ad avere nelle sue mani l’incarico di segretario del consiglio di sicurezza nazionale e di leader del partito Nur Otan. In tal modo, il padre della patria kazaka ha la possibilità di guidare la transizione ed evitare eccessivi e repentini contraccolpi agli equilibri dell’entourage del paese. La corsa alla pesante eredità di Nazarbaev è già iniziata, ma la gara ha nell’ex presidente un arbitro d’eccezione. Ed è questo, forse, che tranquillizza a molti sia all’interno che all’esterno del Kazakistan.

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