Israele, si avvicina il momento del nuovo governo

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Israele appare sempre più paralizzato dall’emergenza coronavirus, nelle ultime ore lo Stato ebraico ha contato nuove vittime ed almeno mille casi in più di contagio. Un momento difficile che sta condizionando anche la politica, impegnata in una delicata fase che dovrebbe portare al varo di un nuovo governo Netanyahu. In Israele un esecutivo manca dal dicembre 2018, da quando le dimissioni dell’allora ministro della difesa Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu, hanno aperto una crisi di governo che tre elezioni anticipate nel giro di 11 mesi non hanno contribuito a chiudere. Adesso il Paese si avvia verso la formazione di un esecutivo di (parziale) unità nazionale, formato in primo luogo dai due principali antagonisti nelle ultime consultazioni: il premier uscente Netanyahu, leader di Likud, ed il presidente del parlamento, Benny Gantz. Ci sarebbe, secondo fonti di stampa locali, già una data prefissata per il varo del nuovo esecutivo: il prossimo 6 aprile.

L’accordo tra Netanyahu e Gantz

La svolta politica è arrivata lo scorso 26 marzo: quel giorno, la Knesset (il parlamento israeliano) ha scelto quale suo nuovo presidente il numero uno di Blu&Bianco, Benny Gantz. Una mossa a sorpresa, che ha spiazzato molti analisti locali: il nuovo speaker del parlamento infatti, ha guidato fino a poche ore prima la principale forza di opposizione a Netanyahu. La sua elezione a capo della Knesset, è stato il primo segno tangibile di un accordo preso con il Likud per arrivare entro pochi giorni alla formazione di un governo guidato dai due principali partiti. Con Gantz numero uno del parlamento, si è dato sostanziale via libera alla riconferma di Netanyahu alla guida del prossimo governo. Ma non solo: i due principali protagonisti dello scacchiere politico israeliano, avrebbero già concordato diversi dettagli volti a definire il quadro politico per i prossimi anni.

In primo luogo, alla testa dell’esecutivo dovrebbe tenersi una vera e propria staffetta: per 18 mesi il ruolo di premier spetterà a Benjamin Netanyahu, per i successivi 18 invece a guidare il governo sarà Benny Gantz. Quest’ultimo a breve dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente del parlamento per entrare nel futuro esecutivo: per lui, molto probabilmente, è pronto già il ruolo di ministro degli Esteri. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, sarebbero stati decisi anche i nomi di diversi ministri anche se non mancano ancora alcuni nodi da sciogliere. A pendere, soprattutto, è il ruolo di ministro della Giustizia, forse l’incarico attualmente più delicato visto che Netanyahu dovrà a breve affrontare un processo per corruzione. Sempre secondo Haaretz, il Likud non sarebbe d’accordo con la nomina di  Avi Nissenkorn, deputato di Blu&Bianco, preferendo al suo posto invece Chili Tropper. C’è anche la querelle relativa al successo di Gantz sulla poltrona più alta della Knesset: la lista dell’ex rivale di Netanyahu rivendica un proprio nominativo, ma il Likud vorrebbe rivedere il “decano” Yuli Edelstein.

I nodi dovrebbero essere sciolti nei prossimi giorni, quando Gantz e Netanyahu torneranno ad incontrarsi. Il colloquio previsto per giorno 30 marzo, è stato posticipato in quanto il premier uscente, e molto probabilmente rientrante, è in autoisolamento dopo che una sua collaboratrice è risultata positiva al Covid-19. I due punterebbero ad un giuramento del nuovo esecutivo entro il 6 aprile, prima dunque della festività della Pasqua ebraica.

I detrattori dell’accordo

Benny Gantz, fino all’intesa che lo ha portato alla guida della Knesset ed alla designazione quale nuovo ministro degli Esteri, era il premier incaricato di formare il nuovo governo. Sul suo nome era confluito il via libera di 62 deputati su 120, dunque un numero sufficiente per porre in essere una nuova maggioranza. Quest’ultima sarebbe stata formata, oltre che da Blu&Bianco, anche dai Laburisti, dalla Lista Araba Unita e da Yisrael Beiteinu. I primi punti del possibile programma di governo, avrebbero riguardato una legge in grado di impedire a chi è sotto processo di diventare premier ed un’altra riforma volta ad istituire un limite di mandati come primo ministro. Sarebbero state queste norme in grado di mettere fuori dai giochi proprio Benjamin Netanyahu. Alla fine però, la scelta del leader di Blu&Bianco è stata radicalmente differente facendo virare il suo partito verso un governo di unità con il Likud. Questo in virtù delle attuali esigenze relative all’emergenza coronavirus, le quali secondo lo stesso Gantz richiederebbero sforzi importanti sul fronte politico.

Ma non sono stati dello stesso avviso gli oramai ex alleati dell’ex capo di stato maggiore dell’esercito. Yair LapidMoshe Yàalon, gli altri due leader di Blu&Bianco, hanno espressamente parlato di “tradimento”. Secondo loro l’attuale emergenza sanitaria non giustificherebbe un’alleanza con quello che, fino a pochi giorni fa, ha rappresentato il principale avversario politico. Lapid, in particolare, ha parlato, a proposito del nuovo esecutivo, non di un governo di unità nazionale bensì di un “nuovo governo Netanyahu”. Appare probabile che sia Lapid che Yàalon lasceranno Blu&Bianco per formare propri gruppi parlamentari. Tuttavia, la nuova maggioranza dovrebbe ugualmente reggere: al momento, l’esecutivo della staffetta tra Netanyahu e Gantz dovrebbe avere una maggioranza di quasi 75 deputati.