Israele è oramai pronto ad avere, dopo un anno e mezzo di crisi politica, un nuovo governo. Il giuramento proprio nel giorno in cui si festeggia l’anniversario della proclamazione dello Stato ebraico, avvenuta il 14 maggio 1949. Ma non è per mera suggestione che si è arrivati a questa data per far entrare in carica il nuovo esecutivo. Il nuovo governo Netanyahu in realtà è figlio del voto del 2 marzo scorso e dell’accordo tra i due principali partiti, Likud e Blu&Bianco, arrivato a fine marzo e ratificato, dopo diverso sforzi, soltanto nelle scorse ore. La nuova compagine governativa avrà 34 ministri, questo la dice lunga sulla difficoltà delle trattative per giungere all’intesa finale. La Knesset adesso dovrà dare il definitivo benestare.

L’accordo per il nuovo governo

A comunicare il via libera all’intesa per la formazione del nuovo esecutivo, è stato lo stesso premier Benjamin Netanyahu al presidente della Repubblica, Reuven Rivlin. Un passo formale che ha accelerato l’iter per portare alla nascita del governo. L’accordo tra Likud e Blu&Bianco prevede la staffetta tra i due rispettivi leader di partito: inizierà Netanyahu, mentre dopo 18 mesi il testimone verrà passato a Benny Gantz, fino a marzo il più accreditato rivale del numero uno del Likud. Gantz, che il 26 marzo scorso si è fatto eleggere quale nuovo presidente del parlamento sancendo di fatto il primo passo dell’intesa con Netanyahu, occuperà nel nuovo governo il ruolo di ministro della Difesa. Un incarico che rispecchia un po’ la storia del (possibile) futuro premier, essendo stato Gantz capo di stato maggiore dell’esercito.

Dell’esecutivo, oltre a Likud e Blu&Bianco, faranno parte anche i Laburisti il cui partito potrebbe fondersi con quello guidato da Gantz. Nella nuova maggioranza spazio anche alle formazioni della destra ortodossa di Shas e Giudaismo Unito nella Torah. A Blu&Bianco è andato il ministero degli Esteri, il quale sarà guidato da Gabi Ashkenazi, così come anche il dicastero molto delicato della Giustizia, affidato ad Avi Nissenkorn. Il Likud invece, tra le altre cose, avrà anche il ministero delle Finanze, affidato ad Israel Katz. Yariv Levin, sempre del Likud, andrà invece a guidare la Knesset al posto di Gantz. Il precedessore di quest’ultimo invece, ossia Yuli Edelstein del Likud, sarà alla testa del ministero della Salute. Uno dei dicasteri chiave, visto che il nuovo governo almeno sulla carta nasce anche per affrontare l’emergenza coronavirus.

La crisi politica più lunga della storia

Come detto in precedenza, il giuramento del nuovo governo pone fine ad una crisi iniziata addirittura nel dicembre del 2018. Ad avviarla erano state le polemiche scoppiate tra il premier Netanyahu e l’allora ministro della Difesa, Avigdor Lieberman. Quest’ultimo, a capo del partito Yisrael Beiteinu, voleva rendere obbligatoria la lave militare anche per gli ultraortodossi, esentati per motivi religiosi. Una proposta che ha spaccato la maggioranza di centro destra in quel momento al potere. Sono seguite tre elezioni anticipate consecutive, nel breve volgere di 11 mesi: la prima nell’aprile del 2019, la seconda nel settembre dello stesso anno, l’ultima lo scorso 2 marzo. A contendersi la vittoria al voto sono sempre stati Likud e Blu&Bianco, con Netanyahu e Gantz principali antagonisti. Nessuno dei due però è mai riuscito a formare una chiara maggioranza con gli alleati tradizionali.

Dopo il voto dello scorso 2 marzo, Israele sembrava destinato a tornare nuovamente al voto. Lo scoppio dell’emergenza coronavirus però ha cambiato le carte in tavola. Sia Netanyahu che Gantz hanno più volte, da quanto la questione sanitaria è diventata più importante, espresso la volontà di collaborare per evitare nuove elezioni. La svolta è arrivata a fine marzo con l’elezione di Gantz come nuovo presidente della Knesset. Successivamente però altri tira e molla hanno rallentato il varo del nuovo esecutivo, fino a questo 14 maggio. Un accordo che vede fuori, tra gli altri, gli ex alleati di Gantz del partito di Yair Lapid, così come i deputati di Yisrael Beiteinu e quelli della Lista Araba Unita.

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