Il Pentagono ha chiesto al Congresso di rendere interamente classificato il contenuto del Future Years Defense Program (Fypd), così da evitare che informazioni sensibili siano rese pubbliche. La richiesta -riportata dalla Federation of American Scientist–  è di rimuovere l’obbligo che impone di produrre una versione non classificata da rendere pubblica e da distribuire in forma digitale e cartacea in allegato alla richiesta di bilancio per il successivo anno fiscale, assicurando così la massima trasparenza sugli stanziamenti richiesti per lo sviluppo dei programmi futuri dal Dipartimento della Difesa.

Tra minacce passate e future

Non sarebbe una prima volta se il Fypd venisse distribuito solo nella versione classificata, perché per tutta la guerra fredda il Pentagono non ha reso pubblici i capitoli di spesa pianificati per il futuro. La riservatezza era legata alla minaccia sovietica, che avrebbe potuto approfittare delle informazioni contenute nel documento per individuare le possibili debolezze delle forze armate statunitensi. L’avvio del collasso dell’Unione Sovietica aveva fatto venir meno il timore che qualcuno potesse “approfittarsi” delle informazioni contenute nel documento per avvantaggiarsi sugli Stati Uniti, portando il Congresso a obbligare con legge il Pentagono di stilarne una versione non classificata.

A creare incertezza non ci sono solamente le nuove “minacce” politiche, ma anche le accresciute capacità di analisi dei dati da parte dei computer: la possibilità data dall’intelligenza artificiale di elaborare grandi quantità di informazioni potrebbe creare delle “falle” nella sicurezza delle forze armate statunitensi. Il Pentagono teme infatti che ai dati contenuti nel Fydp potrebbero essere elaborati insieme a gli altri documenti disponibili online, dando la possibilità ai potenziali nemici di ricavare informazioni sensibili sullo sviluppo delle armi e delle strategie future.

Un “limite” al controllo pubblico?

Eliminare l’obbligo di rendere pubbliche le richieste di finanziamento per il futuro darebbe modo, secondo il Pentagono, di assicurare la sicurezza delle informazioni strategiche per la Difesa. Se dovesse passare la richiesta del Dipartimento della Difesa, però, si rischierebbe di rendere non pubblicabili le analisi svolte dai Centri di ricerca e del Government Accountability Office (Gao) sulle spese e sull’effettiva necessità dei programmi previsti. Queste, infatti, non potrebbero essere rese pubbliche, chiudendo così il “dibattito” sulla spesa militare all’interno delle mura del Pentagono, del Congresso e della Casa Bianca.

L’assenza di trasparenza sulla programmazione a medio-lunga durata estrometterebbe il controllo pubblico sulle spese del Pentagono, esentandole dal Freedom of Information Act al pari delle informazioni di rilevanza strategica per la sicurezza nazionale e internazionale. Proposte simili -riguardanti le pubblicazioni su tattiche, attività e tecniche operative- sono state già respinte dal Congresso e anche in questa occasione è improbabile l’approvazione da parte dell’organo legislativo.

Il motivo, però, potrebbe non essere legato alle motivazioni della richiesta del Pentagono, ma alle diverse modifiche proposte nell’ultimo anno. Tra queste -come riporta Defense News– ci sarebbe la nomina di nuovi generali da destinare a nuovi comandi operativi, oltre alla trasformazione dell’assistente segretario alla Difesa per le operazioni speciali e conflitti a bassa intensità in assistente segretario per le operazioni speciali e di guerra irregolare.

Cambiamenti che difficilmente saranno accolti dal Congresso soprattutto dalla Camera dei Rappresentanti controllata dalla maggioranza del partito democratico, pronta a opporsi a ogni tentativo di eliminare il controllo pubblico sulle spese della Difesa. Specialmente in vista della campagna elettorale per le presidenziali del prossimo novembre.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME