L’Italia, in Europa, conta come il due di picche: cioè meno di zero. Se serviva un’ulteriore conferma della pochezza che riveste il nostro Paese a Bruxelles e dintorni, basta passare in rassegna la nuova mappa del potere europeo, leggere i nomi di chi siede in prima fila e rendersi conto che in cabina di regia non c’è un nome italiano neanche per errore. Certo, Ursula von der Leyen ha incantato tutti al suo debutto nel ruolo di guida della nuova Commissione europea, soffermandosi sull’importanza del lavoro di squadra e rimarcando che nella sua squadra “ci sono 16 nazionalità differenti”. Tutto molto bello, peccato che gli unici esponenti italiani presenti in Europa non ricoprano alcuna carica degna di nota. Detto altrimenti, i posti chiave sono controllati da altri Paesi, non certo dall’Italia, che deve invece accontentarsi delle briciole. La Germania, ad esempio, ha ottenuto cinque capi di gabinetto su un totale di 27, mentre Roma ne ha incassati appena due, all’Economia e all’Energia.

Nessun ruolo chiave

Al momento i gabinetti sono completati al 95%. I giochi, insomma, sono fatti, anche se mancano gli ultimi ritocchi. I gabinetti del commissario all’Agricoltura, Janus Wojciechowski, e di quello relativo al Mercato interno, industria e difesa del francese di Thierry Breton devono ancora riempire alcune caselle. L’Italia spera di esserci, anche perché i due settori citati sono di fondamentale importanza per il nostro Paese. È ancora aperto, inoltre, il portafoglio Trasporti della rumena Adina Valean. Per il resto, non ci saranno italiani nel gabinetto guidato da Elisa Ferreira relativo ai fondi strutturali legati alla Coesione all’interno dei gabinetti della svedese Ylva Johansson (Affari Interni) e del vicepresidente greco Margaritis Schinas (immigrazione). Guardando ai ruoli chiave, quelli che contano al fine del funzionamento della macchina europea, degli italiani non si nota neanche l’ombra. Tutto o quasi è nelle mani di rappresentanti tedeschi e francesi, o di esponenti scelti da questi due Paesi.

Dove l’Italia è presente

In generale, metà dei rappresentanti italiani sono donne, e questo è in linea con i diktat europei. La squadra di Gentiloni, commissario all’Economia, ospita numerosi italiani: la guida del gabinetto è nelle mani di Marco Buti, che per ricoprire il nuovo incarico ha abbandonato il vertice dell’Ecofin. Oltre a lui troviamo anche Angela D’Elia, Marco Piantini, Maria Elena Scoppio ed Elisa Rinelli. Valeria Miceli è l’assistente di Ursula von der Leyen, mentre all’interno delle squadre dei vari vice presidenti Riccardo Maggi è stato riconfermato da Timmermans, così come Michele Piergiovanni, Andrea Beltramello e Ruth Paserman sono stati altrettanto riconfermati rispettivamente da Vestager, Dombrovskis e Borrel Barbara Gallo. Il capo gabinetto di Simson (Energia) è Stefano Grassi; Elisabetta Siracusa, invece, è vice capo gabinetto al Commercio con Hogan. Lo stesso ruolo è ricoperto da Chiara Salvelli nella squadra di Gabriel all’Innovazione, Ricerca e Cultura, che ha accolto anche Guglielmo di Cola.

Infine troviamo Lanfranco Fanti alla Parità, Mattia de’Grassi di Pianura Meschini alla Democrazia, Santina Berlulessi al Lavoro, Alessio Nardi all’Allargamento e Lucrezia Busa alla Giustizia. All’interno del Consiglio Ue troviamo invece Carlo Zadra come direttore dell’équipe Giustizia e Affari interni del servizio giuridico.

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