Il rapporto annuale 2020 “Armamenti, disarmo e sicurezza internazionale”, pubblicato dall’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), ha fotografato una tendenza che giustifica gran parte degli ultimi avvenimenti geopolitici. Se è vero che le armi nucleari nel mondo si sono ridotte, lo stesso non vale per l’Asia, dove la Cina ha fatto registrare l’incremento più grande.

Non a caso è proprio nel continente asiatico che si concentrano le tensioni più pericolose: dalle scintille lungo il confine sino-indiano alle vicende riguardanti la penisola coreana, passando per la nuova intraprendenza del Giappone di Abe Shinzo. In generale, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2020, il numero delle testate atomiche è calato da 13.865 a 13.400. Calcolatrice alla mano, si tratta di un calo mondiale pari al 3,5% su base annua.

Gli ultimi dati

Stati Uniti e Russia, ovvero i detentori di oltre il 90% dell’arsenale globale, hanno smantellato gran parte delle vecchie dotazioni in base al trattato New Start risalente al 2010. Dallo studio emerge inoltre che, sebbene riducano i propri arsenali strategici, tutti gli Stati dotati di armi nucleari sono in procinto di modernizzare tali sistemi.

In ogni caso, le armi nucleari sono oggi meno di un quinto delle 70 mila operative al culmine della Guerra fredda a metà degli anni Ottanta dello scorso secolo. Da allora, Stati Uniti e Russia hanno continuato a ridurre i propri arsenali atomici, ma dispongono ancora di rispettivamente 5.800 e 6.375. A seguire troviamo Regno Unito (215), Francia (290), Cina (320), India (150), Pakistan (160) e Israele (90). Per quanto riguarda la Corea del Nord, le stime danno 30-40 armi nucleari.

La “triade nucleare” cinese

In merito agli sviluppi futuri, sottolinea Agenzia Nova, il Sipri ha avvertito che la Cina intende modernizzare in maniera significativa il proprio arsenale nucleare. Pechino sta, infatti, per dotarsi di una “triade nucleare”, costituita da nuovi missili terrestri e marittimi e aerei con capacità nucleare.

“Non da ultimo a causa di questi sviluppi, gli Stati Uniti intendono far partecipare la Cina ai nuovi negoziati sul disarmo dopo la scadenza del trattato di New Start con la Russia nel febbraio 2021″, ha evidenziato il Sipri. Pechino ha ripetutamente rifiutato di partecipare a tali colloqui.

Cosa succede in Asia

Partiamo con i due giganti del continente, Cina e India. Pechino e Nuova Delhi hanno aumentato il numero di testate nucleari e lavorano alla modernizzazione dei loro arsenali. Il Dragone cinese e l’Elefante indiano hanno portato il numero di testate nucleari a inizio 2020 rispettivamente a quota 320 e 150, contro le 290 e alle 130-140 stimate a inizio 2019.

Detto della Corea del Nord, il Pakistan, acerrimo nemico dell’India, ha il più alto numero di testate in Asia dopo la Cina: Islamabad può contare su 160 ordigni, con un +10 rispetto al 2019. Considerando i vari focolai di tensione sparsi un po’ per tutto il continente, anche se quasi sicuramente nessun Paese ricorrerà mai all’extrema ratio della bomba atomica, desta una certa apprensione accorgersi di un incremento del genere. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono molto preoccupati di quanto sta accadendo in Cina e in Corea del Nord. Nel frattempo l’ombra nucleare asiatica diventa sempre più grande e ingombrante.

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