L’importazione di gas è uno dei punti principali dell’agenda di ogni Paese, specie per chi non ha modo di sfruttare le proprie risorse o perché non ha giacimenti in grado di soddisfare il proprio fabbisogno energetico.

L’Italia dipende dall’estero

L’Italia non fa eccezione, dal momento che, priva quasi del tutto di risorse proprie, ha necessità di trovare il cosiddetto oro blu altrove, dall’Africa, alla Russia, al Mediterraneo orientale. Come afferma lo stesso ministero dello Sviluppo economico, “il sistema nazionale del gas è alimentato prevalentemente con gas prodotto in Paesi stranieri importato per mezzo di gasdotti internazionali o trasportato via mare in forma liquefatta come Gnl e importato tramite terminali di rigassificazione”.

Partendo da questo dato, è del tutto evidente che qualsiasi governo italiano abbia la necessità di avere la sicurezza energetica e delle rotte energetiche come principale punto in agenda della propria strategia. Lasciare l’Italia al freddo, come spesso di usa dire per indicare un’interruzione del flusso di gas, è un pericolo che per un Paese che dipende dall’estero non è affatto impossibile che si realizzi. 

È difficile che avvenga: perché è difficile credere che potenze esportatrici interrompano il flusso di idrocarburi verso un Paese senza sapere che lederebbero in maniera sensibile le relazioni con Roma. Ma è altrettanto vero che la tensione crescente in molte aree del mondo da cui l’Italia importa gas comporta una situazione di rischio non indifferente. Con l’Unione europea in costante crisi d’identità, i rapporti sempre più tesi fra Russia e Occidente, il Nord Africa che ribolle e il Mediterraneo orientale che è sempre più al centro delle mire delle potenze regionali e internazionali, l’Italia ha le sue principali fonti di gas sotto minaccia.

gasdotti verso italia

Da dove importiamo il gas

Secondo i più recenti dati economici, l’Italia ha quattro grandi Paesi importatori di gas. Russia, Algeria, Qatar e Libia. A questi, si aggiungono alcuni Paesi europei, in particolare Norvegia e Olanda, più altri Paesi del Vecchio Continente che però rappresentano Stati di transito, dunque non produttori.

Russia

La Russia rappresenta in maniera assoluta il nostro principale esportatore di gas. Secondo i dati registrati nel 2017 dal ministero dello Sviluppo Economico, la Russia rappresenta il 39,5% del gas che importa l’Italia (soprattutto attraverso il gasdotto Tag). A questo dato, va aggiunto poi un 4,5% che transita per l’Austria e un 3,4% che transita attraverso la Germania. E da questi numeri, è facile comprendere due fatti. Il primo, perché Mosca e Roma hanno rapporti solidi in termini economici e politici. Il secondo, perché Washington e l’Unione europea temono un eccessivo sodalizio energetico fra Italia e Russia, visto che di fatto monopolizza l’export di oro blu in Italia anche grazie alle altre alleanze politiche con i Paesi esportatori di gas nel nostro Paese.

Algeria

Alla Russia, segue l’Algeria. Un Paese molto spesso sottovalutato anche a livello mediatico, ma che invece non va dimenticato in quanto il gas algerino rappresenta il 28% dell’import italiano. Anche sotto questo profilo, è importante ricordare il recente viaggio del premier Giuseppe Conte ad Algeri, e i rapporti economici instaurati nel settore gasiero fra i due Paesi. Quasi un terzo del gas che usiamo nel nostro territorio proviene dai deserti algerini: e questo deve farci riflettere su cosa significhi avere rapporti positivi non solo con l’Algeria, ma anche con i Paesi alleati e vicini.

Proprio sotto questo profilo, non va dimenticato che l’Italia è impegnata da mesi nella trattativa con l’Algeria per il rinnovo dei contratti di fornitura di gas. E da Algeri non sembravano intenzionati a confermare la stessa quantità di export, anche se trapelava ottimismo.

Qatar

Il Qatar rappresenta il nostro quarto fornitore. Circa il 10% dell’oro blu italiano ha origine qatariota. E questo conferma il motivo per cui l’Italia, anche sotto l’attuale governo, ha voluto confermare la necessità di avere un rapporto solido con Doha. Gli affari miliardari che coinvolgono il nostro Paese e il Qatar sono molti: ma il gas è una questione strategica.  Il gas che arriva dall’emirato, lo fa principalmente sotto forma di gas naturale liquefatto. Non a caso, la monarchia del Golfo possiede il 22% del terminale di rigassificazione di Rovigo. Che è appunto il termine d’accesso del 9,5 per cento del gas in Italia.

Libia

La Libia è il nostro principale nodo politico internazionale. La guerra scoppiata a poche miglia nautiche dalle coste siciliane implica per l’italia un problema di natura economico da non sottovalutare. E non è un caso che l’Italia, soprattutto per i terminali Eni, sia pienamente coinvolta nella transizione politica verso la nuova Libia pst-bellica. Per l’Italia non c’è solo un problema di natura politico: attualmente il 6,7% del gas italiano proviene dalla Liba. Ma potrebbe crescere sensibilmente nel momento in cui il Paese nordafricano tenderà alla stabilità.

Il gasdotto Greenstream,la cui posa dei tubi è stata realizzata da Saipem è attivo dal 2004. E la guerra ha inciso notevolmente sul suo utilizzo, pur non interrompendone il flusso. Non a caso, gli interessi italiani sono stati spostati verso Tripoli e l’occidente libico per tutti questi anni. Perché è da quell’area che proviene il nostro gas, il nostro petrolio e da cui parte, appunto, il gasdotto Greenstream, realizzato nel 2004 con l’accordo fra l’Italia di Silvio Berlusconi e il governo di Muhammar Gheddafi.

Olanda e Norvegia

Altre fonti di una certa rilevanza per il gas italiano sono due Paesi dell’Europa settentrionale: Norvegia e Olanda. Il gas di Oslo rappresenta poco meno del 4% del metano importato dall’Italia. I Paesi Bassi, invece, meno del 2%. Ma sono importanti in quanto rappresentano i Paesi produttori europei da cui importiamo maggiormente gas.

La Norvegia è collegata all’Europa in gran parte attraverso il Regno Unito con il gasdotto Langeled. E il Paese scandinavo è fondamentale anche per l’Italia, tanto che, come spiegato da Il Sole 24 Ore, “il fondo norvegese – il cui nome ufficiale è Government Pension Fund Global (Gpfg) – è il secondo azionista di Eni dopo il Governo italiano, con una quota dell’1,7%”. L’Olanda, al contrario, è collegata all’Italia attraverso il gasdotto Trans Europa Naturgas Pipeline. Da Wallbach si connette alla rete di gas europeo e termina a Passo Gries, punto di connessione con la rete Snam Rete Gas.

Diversificazione del gas e nodo Tap

Il progetto Tap rappresenta il simbolo di cosa significhi l’importazione di gas per un Paese: rapporti internazionali. Il Tap non è un gasdotto che può incidere sensibilmente sull’importazione di gas in Italia. Ma rappresenta un obiettivo strategico per l’Europa e per gli Stati Uniti, cioè la diversificazione. Il fatto che il gas dell’Azerbaijan arrivi in Italia (e quindi in Europa), implica che possa potenzialmente scendere la dipendenza dal metano russo. Ed è per questo che Washington ha da subito considerato prioritario il progetto di pipeline che arriverà in Puglia. Si tratta di rafforzare l’asse fra Occidente e Baku, ma si tratta soprattutto si sfidare Mosca: con la precisazione che la Russia ha già detto di non considerarlo un problema.

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