Impeachment, la palla passa al Senato a maggioranza repubblicana. Il processo contro Donald Trump prende il via domani e lo scontro fra repubblicani e democratici s’infiamma. Come riporta l’agenzia LaPresse, i democratici alla Camera – dove sono stati approvati i due articoli che accusano Trump di abuso di potere, per le presunte pressioni sul presidente ucraino Zelensky a indagare sull’avversario democratico Joe Biden e il figlio, e di ostruzione alle indagini del Congresso – hanno presentato al Senato le loro argomentazioni in un documento di circa 111 pagine. Non si è fatta attendere la risposta del team legale di Trump, che in un primo documento di sei pagine indica la linea di difesa, affermando che il Presidente “categoricamente e inequivocabilmente” nega le accuse. La squadra difensiva di altissimo profilo che difende Trump è guidata dal consigliere della Casa Bianca Pat Cipollone e dall’avvocato personale di Trump, Jay Sekulow, e ne fanno parte l’ex docente dell’università di Harvard Alan Dershowitz; Ken Starr, che guidò le indagini che portarono all’impeachment di Bill Clinton; Pam Bondi, ex procuratore generale della Florida.

“Questo è un tentativo sfacciato e illegale di ribaltare i risultati delle elezioni del 2016 e interferire con le elezioni del 2020 a pochi mesi di distanza”, hanno rilevato gli avvocati di Trump nella prima risposta alle accuse dem. I funzionari dell’amministrazione senior hanno affermato che oggi verrà presentato un documento difensivo molto più esaustivo e dettagliato, che sosterrebbe l’innocenza del Presidente Usa. The Donald che, nonostante l’avvio del processo di impeachment al Senato – e contro il parere di alcuni suoi consiglieri – ha deciso di partire alla volta di Davos, Svizzera, per partecipare al World Economic Forum.

Scontro sulle regole e sui testimoni

Al Senato si preannuncia uno scontro a tutto campo fra repubblicani e democratici sulle regole da adottare nel processo di impeachment. Come riporta il New York Times, con l’inizio del processo al Senato i democratici stanno intensificando le loro richieste per ottenere ulteriori testimonianze che, a loro dire, potrebbero essere decisive su alcune questioni chiave. Secondo quanto riferito da Fox News, il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell vuole far sì che la squadra del Presidente Trump possa rapidamente respingere gli articoli di impeachment: una sorta di via d’uscita di sicurezza nel caso in cui i democratici provino a trascinare il processo per settimane. Il Senatore Ted Cruz ha spiegato al programma “Sunday Morning Futures” di Fox News che il processo potrebbe estendersi “da sei a otto settimane o anche di più” se il Senato decidesse di ascoltare altri testimoni. Una prospettiva che i senatori Gop vogliono assolutamente scongiurare. L’obiettivo è chiudere il processo nel più breve tempo possibile. 

I democratici, al contrario, ritengono di avere il diritto di chiamare ulteriori testimoni a processo. Lo metteranno ai voti, provando a convincere qualche repubblicano scettico sulle scelte della maggioranza. “Abbiamo il diritto di farlo – ha osservato il leader della minoranza dem al Senato, Chuck Schumer – e lo metteremo ai voti se McConnell non citerà i testimoni nella sua proposta”. Ai democratici (47 al Senato) serviranno altri quattro voti dei repubblicani per imporre le loro regole. Schumer ha spiegato che McConnell vuole “velocizzare” il processo del presidente Donald Trump così rapidamente perché ha “paura” di ciò che il popolo americano potrebbe sentire.

“L’estremismo dem contro Trump”

La verità è che i democratici erano determinati a portare a processo Donald Trump sin dal primo giorno, quando si è insediato alla Casa Bianca. Difficilmente, vista la maggioranza Gop al Senato, riusciranno a centrare l’obiettivo di incriminarlo: piuttosto cercano di erodere il consenso del Presidente in vista delle prossime elezioni presidenziali. Come sottolinea Michael Goodwin sul New York Post, “la sinistra ha rifiutato di accettare la sua vittoria del 2016 ed è rimasta determinata a porre fine al suo mandato”. La cosa incredibile è che se anche Donald Trump dovesse essere assolto nel processo di impeachment, vincesse le prossime elezioni e i dem mantenessero la maggioranza alla Camera – ed è probabile che ciò accada – non è inverosimile credere che potrebbe esserci un altro processo di impeachment. “Quando odi così tanto un Presidente, gli impeachment non sono mai troppi” scrive Goowdin. Una polarizzazione, quella della politica americana, che difficilmente sarà “guarita” e sanata dalle prossime elezioni. Chiunque vinca.