Scontro all’interno dei democratici Usa sul tema della messa in stato d’accusa (“impeachment“) contro il presidente Donald Trump. Come riporta Politico, in una riunione a porte chiuse svoltasi nei giorni scorsi, il deputato moderato Anthony Brindisi ha espresso tutta la sua frustrazione alla speaker della Camera Nancy Pelosi: secondo i centristi del Partito democratico, il tema dell’impeachment rischia soltanto di essere un assist per Trump e di “sabotare” l’agenda democratica, che dovrebbe concentrarsi su ben altro. “È molto frustrante per me – che vengo da un distretto che è stato fondamentale per ottenere la maggioranza – rivolgere così tanta attenzione su temi come l’impeachment o altre questioni così divisive”, ha detto Brindisi in un’intervista, sottolineando di aver parlato con altri deputati che hanno preoccupazioni simili.

Durante la riunione, un altro deputato moderato – Stephanie Murphy – ha mostrato ai colleghi dei sondaggi allarmanti, pubblicati anche da Politico, che mostrano come gli elettori dem abbiano la sensazione che il partito si stia occupando troppo della procedura di impeachment contro Trump non dando priorità a questioni ben più importanti e rilevanti per lo stesso elettorato.

La frustrazione dei moderati dem

Come racconta Politico, gli sfoghi di Brindisi e Murphy sono solo gli ultimi di una lunga serie da parte dei centristi del Partito democratico che temono che il processo di impeachment possa rappresentare solamente una perdita di tempo e un autogol per il Partito democratico americano all’indomani delle elezioni presidenziali del 2020. L’avversione dei centristi per l’impeachment, tuttavia, è forte quanto l’insistenza dei progressisti del partito, secondo i quali non mettere sotto accusa Donald Trump rappresenterebbe una grave sconfitta. Questo fattore rischia di aprire una profonda divisione all’interno dei democratici a pochi mesi dalle elezioni.

Ma chi vuole procedere davvero procedere con l’impeachment nonostante il flop fragoroso dell’inchiesta sul Russiagate? Naturalmente la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. “Dobbiamo fare il nostro lavoro”, ha spiegato la giovane dem ai giornalisti la scorsa settimana. “Se i repubblicani voteranno per Donald Trump voglio che rimanga a verbale affinché la loro carriera venga macchiata per il resto della loro vita”.

I dem procedono con l’impeachment contro Trump

La scorsa settimana, la commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, guidata dai democratici, ha votato per intensificare le sue indagini sul presidente Trump, e delineare i contorni di potenziali articoli per la messa in stato d’accusa (“impeachment”) contro il tycoon. Gli strumenti aggiuntivi consentirebbero alla commissione di designare determinate audizioni come sessioni di impeachment, interrogare i testimoni pubblicamente, mantenere private alcune prove e permetterebbero al presidente della commissione di rispondere per iscritto a prove e testimonianze.

“Con queste nuove procedure, inizieremo la prossima settimana una serie aggressiva di audizioni che indagano sulle accuse di corruzione, ostruzione e abuso di potere contro il presidente”, ha detto il presidente della commissione Giustizia della Camera, Nadler, ai giornalisti. Tra i democratici la base progressista, la maggior parte dei candidati alla presidenza del 2020 e dei deputati della Camera (134 su 235) appoggiano l’impeachment e stanno facendo pressioni sulla speaker Nancy Pelosi, riluttante sull’opportunità di procedere contro il presidente.

Ma per i democratici Usa l’impeachment contro Trump si sta trasformando in un vero psicodramma, che rischia solo di accentuare le divisioni interne al partito e di non portare alcun risultato concreto. Alcuni dem a favore dell’impeachment hanno realizzato da poco il sito web Need to Impeach, che spiega le ragioni a favore della messa in stato di accusa del Presidente americano. Secondo i sostenitori dell’impeachment, infatti, Trump ha “chiaramente violato la Costituzione americana” anche se solo un terzo degli americani crede che il tycoon debba essere messo sotto accusa. I democratici, peraltro, hanno i voti alla Camera procedere, ma non al Senato.