Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Quando Joe Biden si era presentato alle urne la prima volta, il programma che presentava agli Stati Uniti appariva eminentemente “obamiano”. Importanti accenti erano stati posti su alcune battaglie come quelle sull’ambiente, rimarcate più volte nel corso di questi due ultimi anni. Anche in occasione del suo recente discorso sullo stato dell’Unione, Biden ha rimarcato alcune lotte di cui ha fatto bandiera: posti di lavoro, politiche verdi, i dimenticati, la sanità e i malati cronici, l’aborto, gli immigrati e le minoranze. Temi caldi, sui quali si è esposto con veemenza, perennemente inseguito dalla far left all’interno dei Dem.

Tuttavia, nelle ultime settimane, l’agenda di Biden, al di là del pugno duro sulla guerra in Ucraina, sta subendo una poderosa sterzata destrorsa, in particolar modo sui temi dell’immigrazione e dell’ambiente.

La politica migratoria: un ritorno all’era Trump?

Sul sito della Casa Bianca si legge, all’interno di un fact sheet che ha dell’apologetico, che il presidente Biden ha compiuto passi storici per proteggere il nostro confine e ricostruire un sistema di immigrazione sicuro, ordinato e umano che è stato sventrato dalla precedente amministrazione. Negli ultimi due anni, l’amministrazione Biden-Harris si è assicurata più risorse per la sicurezza delle frontiere di qualsiasi presidente che l’ha preceduto, ha dispiegato il maggior numero di agenti di sempre, più di 23 mila, per affrontare la complessa situazione al confine, ha impedito livelli record di atti illeciti legati al traffico di fentanyl. L’amministrazione avrebbe, inoltre, messo in atto nuove misure per migliorare la sicurezza alla frontiera e ridurre il numero di individui che attraversano illegalmente i porti di ingresso, ampliando e accelerando al contempo i percorsi legali per la migrazione ordinata di persone provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela.

Le ultime settimane restituiscono un quadro assolutamente differente, che si andrebbe via via aggravando: la Casa Bianca teme che, quando lo stato di emergenza Covid-19 volgerà al termine, il prossimo 11 maggio, la decadenza delle restrizioni all’immigrazione possa portare a un vertiginoso aumento degli attraversamenti illegali. A fine febbraio, infatti, l’amministrazione Biden ha proposto una dura sostituzione della politica del Titolo 42 dell’era Trump, limitando radicalmente le richieste di asilo alla frontiera e proponendo un piano che equivale a un avallo della posizione del suo predecessore. Le leggi internazionali e statunitensi consentono da tempo alle persone che attraversano i confini di cercare protezione dalle persecuzioni domestiche. Ma la proposta di Biden renderebbe molto difficile per i migranti ottenere asilo qualora viaggino attraverso un Paese terzo e attraversino il confine con gli Stati Uniti senza permesso. I funzionari della Homeland Security vogliono, in sostanza, che i migranti fissino appuntamenti con gli agenti di frontiera in un porto di ingresso o cerchino un altro percorso legale, piuttosto che attraversare prima il confine. Se finalizzata, la nuova politica sarà in vigore per due anni, annullando gli impegni di lunga data dell’America nei confronti delle persone in cerca di asilo, ponendo limiti rigorosi su dove e come coloro che fuggono dalla persecuzione possono richiedere protezione.

Le trivellazioni in Alaska

Che la luna di miele tra Biden e gli ambientalisti fosse finita da un pezzo è stato chiaro immediatamente dopo il disastro ferroviario in Ohio, quando il presidente ha dovuto subire le reprimenda di un’attivista del calibro di Erin Brockovich, che lo aveva accusato di restare immobile di fronte al rischio chimico. Sulle stessa questione, il presidente si era addirittura fatto rubare la scena dall’incumbent Trump, che lesto si era recato in quel di East Palestine a mietere consensi e fomentare il dissenso. E il presidente? Ha continuato a sminuire la portata di quello che potrebbe essere annoverato fra i peggiori disastri ambientali nella storia del Paese.

Un’altra picconata al pedigree ambientalista di Biden giunge nelle ultime ore dall’Alaska. Lunedì scorso l’amministrazione ha dato l’approvazione formale a un enorme progetto di trivellazione petrolifera noto come “Willow”, nonostante l’opposizione diffusa a causa dei suoi probabili impatti ambientali e climatici. Il presidente dovrebbe anche annunciare ampie restrizioni sul leasing petrolifero offshore nell’Oceano Artico e attraverso il North Slope dell’Alaska, in un apparente tentativo di mitigare le critiche sulla decisione e, come ha affermato un funzionario dell’amministrazione, per formare un “firewall” per limitare future locazioni petrolifere nella regione. Il progetto di perforazione avverrebbe all’interno della riserva petrolifera, che si trova a circa 200 miglia a nord del Circolo Polare Artico. La riserva, che non ha strade, è la più grande distesa di terra incontaminata del paese. Il progetto “Willow”, da 8 miliardi di dollari, guidato dal gigante petrolifero ConocoPhillips, avrà il potenziale per produrre oltre 600 milioni di barili di greggio in 30 anni. Bruciare tutto quel petrolio si tradurrebbe in 9,2 milioni di tonnellate di inquinamento da carbonio, pari all’immissione di quasi due milioni di automobili sulle strade, ogni anno.

Un annuncio che da solo è bastato a provocare la reazione infervorata del mondo ambientalista, compresa quella dell’ex vice presidente Usa e paladino dell’ambiente Al Gore, che ha avvertito Biden che sarebbe “irresponsabile” dare il via libera a un controverso piano di questo calibro. Il progetto miliardario è stato criticato anche da molti democratici che temono minerà drasticamente gli sforzi dell’amministrazione per combattere la crisi climatica. Per Al Gore il progetto “non solo metterà a rischio i nativi dell’Alaska e le altre comunità locali, ma è incompatibile con l’ambizione di raggiungere l’obiettivo emissioni zero”.

Il sito dove partiranno le trivellazioni del controverso Willow Project, nella regione settentrionale del North Slope in Alaska. Mappa di Gianluca Lo Nostro.

I perché dietro il cambio di passo

Di fronte al brusco cambio di passo dell’amministrazione Biden le ragioni e le ipotesi sono numerose. La prima, la più banale, è il 2024 che si avvicina. La campagna elettorale non deve solo confermare i voti dei militanti, ma deve convincere gli indecisi, strizzando l’occhio al nemico, sperando di rubare numeri al Gop. In occasione del discorso sullo stato dell’Unione, più volte Biden aveva lanciato l’idea di una collaborazione bipartisan su molti temi “per finire il lavoro”. La questione immigrazione, oltre ad essere un tema scottante, è uno dei prediletti del Gop. La fine dell’emergenza Covid rischierebbe, come teme la Casa Bianca, di mettere in crisi la frontiera sud del Paese, con ripercussioni gravissime sull’indice di gradimento del presidente in vista delle presidenziali. Un’emorragia a cui porre riparo per tempo per evitare di essere travolti dalle critiche e guadagnare consensi a destra.

La seconda ragione è legata ai temi dell’energia. I temi domestici sono il fulcro del dibattito politico che porta verso Pennsylvania Avenue e, sebbene le politiche green siano state il manifesto dell’amministrazione, non valgono tanto quanto la sicurezza energetica. Quest’ultima, infatti, resterà sempre una priorità, soprattutto in un’epoca di insicurezza come quella attuale. Le scorte di greggio Usa sono, infatti, ai minimi: il livello settimanale delle riserve continua a rimanere al minimo degli ultimi due anni secondo i dati della Us Energy Information Administration, dopo un down di oltre il 40% nel 2021-2022 e nonostante l’intento del governo di riavviare al più presto la loro ricostituzione. Non sarà l’Alaska a fare il miracolo, ma per Biden, in tempi di guerra, il cambiamento climatico può continuare ad attendere.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto