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Gli Stati Uniti sono ufficialmente usciti dal trattato Inf, sulle forze nucleari a raggio intermedio, seguiti a stretto giro dalla Russia. Questa decisione fa sprofondare il mondo, e in particolare l’Europa, in una profonda incertezza dato che l’accordo serviva a vietare la costruzione di missili a propulsione nucleare con un’autonomia da 500 a 5500 chilometri, come spiega l’AdnKronos. Ora non sarà più così.

La decisione di Donald Trump di uscire dall’accordo va ricercata nel fatto che, secondo Washington, Mosca non rispetterebbe i parametri richiesti dal trattato, come ha affermato il portavoce dell’ambasciata statunitense in Russia, Andrea Kalan: “Tutti gli alleati della Nato sono d’accordo sul fatto che il 9M729 non sia in linea con il Trattato  Inf e sul fatto che la Russia stia violando i propri obblighi previsti dall’accordo. Non c’è nulla – ha aggiunto Kalan – che la Russia possa fare, mostrare o dire per cambiare il fatto che abbia già testato il missile 9M729 per traiettorie superiori ai 500 chilometri, in violazione del Trattato Inf”.

Ora però è Mosca a rispondere agli Stati Uniti e lo fa con un’immagine diffusa dall’account Twitter del ministero della Difesa. In essa, secondo la versione dei russi, si vedrebbe un impianto dell’azienda americana Raytheon dove nel 2017 sarebbe iniziata la produzione missili proibiti dal trattato. 

По имеющимся в Минобороны России данным, в США еще за два года до обвинений РФ в нарушении ДРСМД приступили к подготовке к производству ракет средней и меньшей дальностиhttps://t.co/xWJy9nNR9d#Минобороны #ДРСМД pic.twitter.com/B3GxwkpKrT

— Минобороны России (@mod_russia) 2 febbraio 2019

L’immagine sarebbe stata scattata, come riporta l’AdnKronos, il 3 dicembre del 2018 e mostrerebbe l’impianto di Tucson, in Arizona. Questo impianto negli ultimi anni sarebbe stato ampliato del 44%, da 55 a 79 chilometri quadrati, e il personale sarebbe cresciuto fino a 2mila unità. 

L’impianto sarebbe inoltre fornito dii una piattaforma per test missilistici, laboratori, installazioni per l’assemblaggio dei missili e 36 magazzini semisotterranei. Questa, secondo Mosca, sarebbe dunque la pistola fumante che incastrerebbe gli Stati Uniti. “Viene così dimostrato in maniera inconfutabile – scrive il ministero della Difesa russo – che l’amministrazione americana aveva deciso di ritirarsi dal Trattato Inf anni prima che cominciassero ad accusare la Russia pubblicamente ed in maniera infondata di violarlo”.

Oggi, il presidente Vladimir Putin ha alzato il tiro, facendo sapere che la Russia cercherà di sviluppare missili a medio raggio ma che, allo stesso tempo, Mosca “non sarà trascinata in una costosa nuova corsa agli armamenti”.

Visti i precedenti, è probabile che l’amministrazione Trump sia uscita dal trattato Inf per provare a negoziarne uno nuovo. Ma nulla è certo. E il futuro del mondo ora appare più che mai incerto.

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