Wto, calcio e relazioni diplomatiche: un mix esplosivo che rischia di aggravare le relazioni complesse tra Arabia Saudita e Qatar che, proprio negli ultimi mesi, avevano intrapreso dei timidi tentativi di riconciliazione.

Un intricato groviglio di calcio e geopolitica

Facciamo un passo indietro. Nel 2017, alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Qatar e Arabia Saudita, Ryad aveva oscurato beIN Sports, il network qatariota dedicato allo sport, che negli ultimi cinque anni ha investito cifre astronomiche per trasmettere in esclusiva le partite della Premier League in Medio Oriente. Ma c’è di più: l’Arabia Saudita aveva iniziato a piratare beIN attraverso un broadcaster illegale, beoutQ, che ruba il segnale del network qatariota reindirizzandolo su PC e smartphone attraverso app. Un’onta calcistica, che calcistica non è, e che aveva rinfocolato le acredini tra i due paesi. Il Qatar, si era rivolto dapprima al governo americano, interlocutore saudita, e poi alla World Trade Organization. Riyad aveva negato qualsiasi coinvolgimento nell’operazione di hackeraggio sostenendo l’origine sudamericana di beoutQ.

La situazione però si complica ulteriormente quando, alcuni mesi fa, Mohammed bin Salman decide di investire 300 milioni di sterline per acquistare il Newcastle United attraverso l’offerta del Public Investment Fund, il fondo sovrano saudita controllato da Mohammed. Perché questa mossa da geopolitica del calcio? Il club britannico possiede numerosi elementi che ne fanno uno strumento di soft power grandioso, soprattutto per il culto quasi religioso che i fans hanno verso la squadra bianconera.

L’operazione, che sembrava ormai prossima, ha subito una battuta d’arresto. La Premier League è alle prese con una vera vivisezione delle intenzioni saudite e del relativo fondo di investimento: complicato dire si, ma anche un rifiuto sarebbe problematico, poiché comprometterebbe le relazioni bilaterali tra i due paesi. E Londra, di problemi ne ha già tanti. Dall’altra parte, però, c’è il Qatar, uno dei principali finanziatori della Premier League che, senza i petrodollari emiratini, non potrebbe permettersi di essere ciò che è e le sue grandi firme, soprattutto in questa fase di crisi. A sparigliare le carte, secondo quanto riportato dai media britannici, un’offerta concorrente: il club inglese è finito nel mirino di Henry Mauriss, a capo del servizio di tv via cavo statunitense Clear TV, il quale avrebbe offerto 350 milioni di sterline per accaparrarsi i Magpies, come riportato da Calcioefinanza.

Il verdetto della WTO

Arriviamo al 16 giugno scorso: la Wto pubblica il tanto atteso report su beoutQ e la pirateria nei diritti di trasmissione sportiva. Il report sostiene che le autorità saudite non sono riuscite a fare abbastanza per proteggere i diritti di proprietà intellettuale detenuti da beIN Sports in Qatar dalla violazione su larga scala da parte di individui ed enti operanti nel regno, schierandosi apertamente a favore del Qatar. La catena degli eventi para-diplomatici è dunque divenuta incontrollabile: vi è finita dentro anche la FIFA, l’organo di governo del calcio mondiale, che ha chiesto all’Arabia Saudita di prendere immediatamente provvedimenti per conformarsi ai risultati della Wto.

Ciò che poteva restare un episodio isolato al mondo del calcio, è presto diventato una questione diplomatica: la presa di posizione della Wto si è trasformata in una filippica contro i metodi di bin Salman. Se l’effetto del rapporto della Wto sulla proposta acquisizione del Newcastle resta un’incognita, è invece molto chiaro nei confronti della leadership saudita, rea ancora una volta di detenere una condotta internazionale e interna discutibile. Bin Salman, che tenta di ripulire la propria immagine da una serie di vicende come l’omicidio Khashoggi, stenta a realizzare questa operazione di restyling diplomatico: con l’Arabia Saudita che detiene attualmente la presidenza annuale del G20 e si prepara a ospitare il vertice annuale dei leader del G20 a Riyad a novembre, l’approccio sprezzante verso l’ordine internazionale, sarà il primo grande ostacolo alle aspirazioni saudite.

Le conseguenze internazionali

Il rapporto della Wto mette anche in evidenza le diverse risposte al blocco del Qatar da parte di Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, che ha superato i tre anni. Di fronte a un assedio economico e politico lanciato senza preavviso, condito da campagne di disinformazione, il governo del Qatar ha cercato di scomporre ciascuno dei diversi aspetti del blocco in questioni separate e ha cercato l’arbitrato negli organi internazionali competenti. Questo approccio ha fomentato le istituzioni di governance globale che erano state progettate per prevenire gli abusi di potere e ha svolto un ruolo chiave nella lotta alla versione dei fatti proposta dagli autori del blocco.

Oltre ad aprire la causa contro beoutQ, il Qatar ha anche presentato casi presso l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale (Icao) sul blocco dello spazio aereo e la Corte internazionale di giustizia (Icj) sulla discriminazione dei cittadini del Qatar. Questi casi proseguono, con l’Icao che ha emesso una sentenza iniziale – favorevole al Qatar – e l’Icj che ha dichiarato che il Qatar aveva stabilito rivendicazioni plausibili di discriminazione ai sensi della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Nel giugno 2019, l’Icj ha negato una controproposta degli Emirati Arabi Uniti, ma non è stata ancora fissata una data per un’audizione completa del caso.

Quale sarà la prossima mossa di bin Salman? Le opzioni sono due: “cedere” alle regole internazionali, confrontandosi con il Qatar sulle singole questioni nelle sedi internazionali, oppure proseguire con il pugno di ferro nel consesso internazionale con tutti i rischi che ne conseguono, giocando male le proprie pedine nel G20, in un momento in cui i riflettori sono puntati su Ryad.

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