Il voltafaccia (tardivo) di Merz: prima appoggia la guerra all’Iran, poi scarica Trump e Netanyahu

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Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni del Cancelliere tedesco Friedrich Merz secondo cui gli Stati Uniti vengono «umiliati» dalla leadership iraniana. «Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare da queste cosiddette Guardie Rivoluzionarie. Spero quindi che tutto ciò finisca al più presto», ha dichiarato, parlando agli studenti a Marsberg. Parole che hanno provocato la durissima reazione del presidente Usa Donald Trump, che ha prima minacciato di ritirare le truppe americane dalla Germania e poi ha invitato il leader conservatore a «dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina e lasciar perdere l’Iran”. Se tutti sottolineano – giustamente – l’enorme confusione e mancanza di strategia da parte degli Stati Uniti, la Germania in quanto a miopia e ipocrisia non è certo da meno. Trattasi, infatti, dell’ennesima giravolta dell’ex Blackrock.

L’ennesima giravolta di Merz

Parliamo infatti dello stesso Merz che, il 3 marzo scorso, a soli quattro giorni dall’inizio del conflitto con l’Iran, si recò a Washington per un incontro bilaterale con Donald Trump. Seduto accanto al presidente americano nello Studio Ovale, Merz elogiò The Donald e affermò senza mezzi termini che la Germania «sostiene gli Stati Uniti e Israele per liberarsi di questo terribile regime terroristico» (la Repubblica Islamica, ndr), già accusato di aver orchestrato attacchi contro attivisti iraniani residenti in territorio tedesco.

Ma ora che la nave affonda sotto i colpi dell’efficace guerra asimmetrica iraniana, Merz abbandona la nave di Trump e Netanyahu. Fuori tempo massimo per risultare credibile. Ricordiamo i fatti. Nel giugno 2025, quando Israele lanciò il suo attacco contro l’Iran, Merz non solo applaudì, ma pronunciò una frase che resterà nella (triste) storia recente europea: Israele stava facendo «il lavoro sporco dell’Europa al posto suo». Non un barlume di esitazione sul diritto internazionale, non una parola sulle centinaia di vittime civili, non un accenno all’assurdità di delegare a Tel Aviv le presunte «responsabilità» europee. No: Merz era felice che qualcun altro sporcasse le mani per conto suo. Poi arrivò febbraio 2026. E la coppia Trump-Netanyahu, nell’ennesimo rigurgito guerrafondaio, ha trascinato il mondo in una guerra e in una conseguente crisi che non sembra avere via d’uscita. E Merz? Ancora in prima fila ad acclamare. Fino a pochi giorni fa, quando era ormai evidente che la barca stesse affondando. Oggi, infatti, con il conflitto che si rivela un pantano disastroso e l’economia europea che vacilla per via della crisi provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, Merz opera la sua ennesima giravolta.

L’ipocrisia del governo tedesco

Ma c’è un problema, signor Merz: la storia registra le parole. E le sue sono lì, scritte e trasmesse. Non si può salutare con favore un attacco definendolo «lavoro sporco» e poi, quando quel lavoro sporco si rivela un disastro, nascondersi dietro un pentimento dell’ultima ora. La Germania che Merz rappresenta oggi non è più quella che nel 2003 diceva «no» alla guerra illegale contro l’Iraq. Era il 2003, quando Berlino – sotto il cancelliere Schröder e il ministro Fischer – osò dire «nein» all’avventura irachena, sfidando Washington e Londra. Quella Germania sembra oggi un reperto archeologico.

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