Mentre il Covid-19 continua a diffondersi negli Stati Uniti contagio dopo contagio, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, è tornato ad attaccare la Cina. Questo affondo, a differenza di tante altre frecciatine, è un vero e proprio attacco frontale. ”Ci sono numerose prove sul fatto che il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan”, ha tuonato Pompeo nel corso di un’intervista rilasciata alla Abc.

Il problema principale è che il braccio destro di Donald Trump non ha ancora indicato espressamente quali siano queste prove, né ha voluto specificare se la fuoriuscita del virus è avvenuta con cognizione di causa o in seguito a un incidente. ”La Cina – ha quindi concluso – ha fatto tutto quello che ha potuto per tenere il mondo all’oscuro sul coronavirus”.

Il braccio di ferro della Casa Bianca contro il Dragone non si ferma. Anzi: per certi versi aumenta d’intensità con il passare dei giorni. Già, perché gli Stati Uniti hanno appena tagliato i fondi all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la sua presunta dipendenza dalla Cina nella gestione della crisi.

Nemici esterni ed elettorato da ricompattare

Con una situazione interna delicatissima Trump sa bene che rischia di giocarsi la riconferma. Considerando poi le sue titubanze iniziali nell’affrontare la minaccia rappresentata dal virus, è facile ipotizzare perché gli attacchi americani contro la Cina stiano diventando via via sempre più violenti. Un nemico esterno a cui imputare il disastro che ha messo in ginocchio l’economia e la sanità degli Stati Uniti potrebbe ricompattare l’elettorato attorno al presidente.

Mike Pompeo ha quindi deciso di entrare a gamba tesa. “Questo è il classico tentativo di disinformazione comunista”, ha commentato, aggiungendo che “non è la prima volta che il mondo è stato esposto ai virus a causa di fallimenti avvenuti in un laboratorio cinese”. I cinesi ”hanno una storia di fallimenti in laboratori”, che vengono “non vengono gestiti secondo gli standard”. Da Pechino non sono ancora arrivate repliche mentre la Cnn ha messo sul tavolo un conto inquietante: ad aprile, a causa del virus, è morto un americano ogni 44 secondi.

Il rapporto degli 007

Tornando a Pompeo, il segretario ha basato le sue accuse su un rapporto di 15 pagine pubblicato dall’alleanza di intelligence “Five Eyes“, che riunisce i servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. I relatori affermano che la Cina avrebbe mentito sulla diffusione del contagio del coronavirus.

Il virus, infatti, sarebbe stato generato nella sede dell’Istituto di virologia di Wuhan, situato vicino al mercato della città, il luogo da cui – secondo le versioni ufficiali – si sarebbe diffuso inizialmente. La relazione di intelligence, riferisce l’Australian Times, sostiene inoltre che le autorità di Pechino abbiano messo a tacere i critici alla gestione nazionale dell’epidemia, “distrutto” campioni di laboratorio e ostacolato i tentativi di altri studiosi internazionali di sviluppare un vaccino.

Infine Pompeo fa un paragone con gli Stati Uniti: ”Mentre in America gli scienziati ci avrebbero avvertito, avremmo scambiato informazioni e trovato una soluzione, in Cina c’è stato il un classico metodo della propaganda comunista“. Dulcis in fundo, Pompeo ha spiegato che esperti Usa e internazionali non hanno avuto accesso a questo ed altri laboratori in Cina.