La necessità straordinaria di combattere la pandemia sta spingendo alla collaborazione anche paesi che in tempi normali e ordinari sono divisi, rivali naturali in competizione per il dominio su regioni di interesse comune. È accaduto con Russia e Stati Uniti e, adesso, anche con Turchia e Israele.

L’ok turco alla richiesta di aiuto

La realpolitik non conosce tregua e questo è vero soprattutto se gli argomenti di cui si scrive sono Turchia ed Israele, due paesi le cui politiche estere sono estremamente lucide e pragmatiche. I rapporti bilaterali sono ufficialmente in piedi, ma non è la collaborazione, quanto la tensione, il loro elemento caratterizzante.

Libia, Mediterraneo orientale e questione palestinese; sono diverse le aree di conflitto che rappresentano ragione di scontro per Ankara e Tel Aviv, ma l’esplosione della pandemia ha spinto le dirigenze a mettere temporaneamente da parte le rivalità e a raggiungere un compromesso basato sull’elementare do ut des.

Il governo israeliano ha chiesto di poter comperare diversi lotti made in Turkey di beni igienico-sanitari come mascherine, tute protettive, e guanti sterili, ed il governo di Ankara ha accettato – ma ad una condizione: che sia permesso il transito “senza intoppi” ad una spedizione umanitaria turca diretta nei territori palestinesi, anch’essi duramente colpiti dal Covid19.

Le autorità israeliane hanno acconsentito alla richiesta turca e, nella giornata di giovedì, tre aerei sono volati da Tel Aviv con destinazione la base militare di Incirlik per ritirare la merce acquistata. Nei prossimi giorni, invece, terminerà l’allestimento del carico per i territori palestinesi. A quel punto, Ankara notificherà a Tel Aviv sullo stato della donazione, nell’aspettativa che il favore venga ricambiato.

L’emergenza sanitaria nei territori palestinesi

L’ultimo bollettino del ministero della salute, pubblicato il 9 aprile, è di 263 casi accertati, un decesso, e nessun nuovo infetto. La situazione, quindi, non sembra essere allarmante in termini numerici; ciò nonostante le strutture sanitarie di Gaza e della Cisgiordania sono già al collasso e carenti di strumentazione idonea.

Secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu, sarebbero già stati consumati il 43% dei medicinali, il 25% del materiale igienico-sanitario ed il 65% delle scorte di laboratorio e banche del sangue. Le autorità palestinesi hanno, perciò, fatto un appello per avere almeno 100 ventilatori polmonari e 140 posti letto in terapia intensiva, oltre che beni come mascherine e tute protettive.

All’appello, oltre alla Turchia, ha risposto anche l‘Unione Europea, che nella giornata di ieri ha annunciato la predisposizione di un pacco di aiuti da 71 milioni di euro, destinato agli ospedali palestinesi.