I mari e gli oceani sembrano sempre più determinanti per la definizione degli equilibri mondiali e il Vietnam vuole essere della partita. Secondo immagini satellitari, Hanoi sarebbe impegnata in un’imponente operazione di dragaggio e bonifica nell’arcipelago delle isole Spratly per la costruzione di atolli artificiali, tanto da fare concorrenza alla Cina in termini di mire espansionistiche nelle acque della zona, ricca di risorse naturali quali petrolio e gas, nonché di dispute tra Vietnam, Brunei, Cina, Filippine e Malesia. A diffondere la notizia è stato il Center for Strategic and International Studies (CSIS), think tank statunitense, che tramite il suo programma di ricerca Asia Maritime Transparency Initiative (AMTI) ha pubblicato un rapporto ad hoc che proietta il Vietnam nel pantheon dei protagonisti asiatici che si contendono il controllo del Mar Cinese Meridionale.
Cosa dice il rapporto
Il documento dell’Asia Maritime Transparency Initiative (AMTI) dà modo di mettere a fuoco l’operazione d’ingegneria marittima escogitata dal Governo di Hanoi. Le attività di bonifica hanno avuto inizio a gennaio di quest’anno e hanno interessato otto aree tra le centinaia di atolli e svariati chilometri di barriere coralline che costellano le Spratly. Isole artificiali sono sorte sulle scogliere di Alison Reef, Collins Reef, East Reef, Landsdowne Reef e Petley Reef, mentre dove si aveva già edificato come Amboyna Cay, Grierson Reef e West Reef, sono stati fatti dei lavori di ampliamento.
Come si legge nel rapporto, a marzo 2025 il Vietnam aveva già realizzato circa il 70% del terreno importato nelle zone bonificate e dragate con delle ottime chance di superare la capacità della Cina quanto a costruzioni, se le operazioni proseguiranno ad un ritmo così sostenuto. Inoltre, il CSIS sostiene che l’osservazione attenta delle immagini di altre isole già controllate a lungo dal Vietnam, permetterebbe di scorgere strutture che potrebbero servire da depositi da munizioni. Secondo un’indiscrezione riportata da Reuters, pare che Hanoi voglia dare forma a una pista di atterraggio in corrispondenza dell’atollo di Barque Canada Reef nonostante che la Cina si opponga alla realizzazione di infrastrutture vietnamite sull’isola, dal momento che la considera parte del suo territorio.
Un’ambizione di tale portata coltivata da Hanoi non ha a che fare solo con il rafforzamento della sua sovranità, ma anche con il potenziamento delle capacità difensive del Paese in un’area strategicamente sensibile.
Le tensioni nel Mar Cinese Meridionale
Il contesto che funge da cornice a questa vicenda è quello di un Mar Cinese Meridionale che diventa uno snodo sempre più centrale nel mondo trafficato delle relazioni internazionali. Il Dragone rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità della sua superficie, plasmando diversi atolli non naturali e strutture militari con radar e piste d’atterraggio in nome della teoria “Nine Dash Line”, ovvero linea dei nove tratti, a cui Pechino si appella per farla da padrone nelle acque contese tra Vietnam, Filippine, Malesia e lei stessa. In merito alle isole Spratly, Xi Jinping nel 2015 aveva garantito all’allora presidente americano Barack Obama di non avere intenzione di edificare nuovi fortini, ma la storia degli ultimi anni ci fa dedurre che il bottino dell’arcipelago è troppo ricco per poter mantenere fede alle promesse di un tempo.
Non a caso, l’esigenza di sorveglianza e controllo su tutta l’area del Mar Cinese Meridionale ha portato le autorità cinesi a scontrarsi a più riprese con le controparti filippine, causando diversi incidenti avvenuti per dinamiche relative alle operazioni navali. Tali frizioni tra Pechino e Manila avrebbero offerto un’opportunità troppo ghiotta al Vietnam: con il Dragone impegnato a ostacolare le mosse dell’arcipelago filippino, Hanoi ha colto l’occasione per irrobustire e ampliare le proprie postazioni senza suscitare l’irritazione di chi siede nella stanza dei bottoni entro i confini della Muraglia. Secondo diversi analisti, la non reazione dei cinesi è dovuta al fatto che, oggi come oggi, preferiscano guardarsi le spalle solo da Manila forse in virtù del suo rapporto sempre più stretto con gli Stati Uniti, e per farlo non possono permettersi troppe distrazioni.
Questo non significa, però, che la Cina resterà a guardare. Il ministero degli Esteri di Pechino ha prontamente reso noto che non tollererà nessuna ingerenza straniera alle Spratly in quanto parte integrante della Repubblica Popolare Cinese. Allo stesso tempo, però, il Vietnam sembra ispirarsi al proverbio “il nemico del mio nemico è mio amico”: recentemente si sono tenute esercitazioni congiunte tra Hanoi e Manila e scambi tra le guardie costiere, dimostrando l’interesse a cementare una nuova cooperazione; un fattore che potrebbe ridefinire gli equilibri nell’area e rappresentare per Pechino una spina nel fianco .
InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream. Unisciti a noi, abbonati oggi!
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

