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Steve Bannon è andato a Pechino la scorsa settimana per un incontro segreto con Wang Qishan, personaggio fondamentale nella campagna anti-corruzione del governo cinese e da tutti ritenuto come il secondo uomo più importante del Partito comunista. L’incontro è stato rivelato dal Financial Times ed ha immediatamente scatenato le speculazioni politiche su questo meeting che ha dell’incredibile, soprattutto perché fu proprio Steve Bannon, quando era ancora il capo dei consiglieri di Trump, a parlare apertamente di una “guerra economica contro la Cina”. Dopo un mese, l’ideatore di Breitbart News e paladino della campagna elettorale di Trump, non solo non è più persona gradita all’interno del circuito ristretto di consiglieri della Casa Bianca, ma addirittura vola in gran segreto a Pechino per incontrare i cinesi. Il motivo, a detta del quotidiano britannico, sarebbe esplorativo: i funzionari cinesi vogliono capire meglio con chi hanno a che fare, riuscire a comprendere i motivi profondi dietro le scelte politiche di Trump riguardo la Cina, e sono incuriositi, se non preoccupati, dalle velleità protezionistiche di The Donald. Steve Bannon, in questo senso, è un personaggio decisivo: non più apertamente un funzionario della Casa Bianca, resta comunque la persona che rappresenta la base ideologica dietro il successo di Trump alle elezioni e quello che più di tutti incarna lo spirito battagliero del nuovo presidente contro la globalizzazione made in China.

Da quanto è riuscito a comprendere il quotidiano finanziario di Londra, Wang Qishan, che è visto come la seconda persona più potente in Cina dopo il presidente Xi Jinping, ha organizzato l’incontro attraverso un intermediario di Hong Kong, città in cui Bannon avrebbe dovuto tenere un discorso sul populismo e sul protezionismo economico. L’incontro, durato non più di un’ora e mezza, si è tenuto nel cuore della politica cinese, nel Zhongnanhai: lì dove ha sede il Partito comunista cinese e il governo della Repubblica Popolare. Sede ufficiale, incontro top-secret, ma, a detta dei funzionari cinesi, non aveva una correlazione con la futura visita di Donald Trump a Pechino. Un’affermazione che lascia abbastanza perplessi, soprattutto perché difficilmente si può credere che questo incontro non sia prodromico al futuro arrivo di Trump a Pechino, ma soprattutto in vista dell’arrivo nella prossima settimana, di un altro funzionario Usa in Cina: Wilbur Ross, segretario al commercio degli Stati Uniti.

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Wilbur Ross, che ha lavorato a stretto contatto con Bannon per esercitare più pressioni sulle misure commerciali contro la Cina, si recherà a Pechino questa settimana per aprire la strada al summit di novembre del presidente Trump con il leader cinese Xi Jinping. Un summit che arriva in un momento estremamente importante non soltanto perché la lotta della nuova amministrazione Usa nei confronti delle politiche commerciali cinesi è ancora pienamente operativa, ma soprattutto per la contemporanea escalation politica che riguarda la penisola coreana e il Mar cinese orientale e meridionale. Ross è considerato da molti come un uomo più diplomatico rispetto al presidente e più incline alla soluzione negoziale. A luglio, il segretario al Commercio riuscì a intavolare una trattativa con il vicepresidente cinese Wang Yang, per la riduzione della produzione dell’acciaio cinese. Trump rifiutò questo accordo confermando la volontà di imporre nuovi dazi alle merci cinesi.

Il fatto che ora arrivi l’incontro tra Wang e Bannon non è dunque casuale. Ed è indicativo di quanto la Cina sia interessata a comprendere le ragioni di Trump e soprattutto capire come fare per evitare di giungere a una guerra commerciale. Inoltre, anche dal punto di vista personale, è interessante considerare l’importanza di questo incontro sia per il futuro politico di Bannon sia per il futuro politico di Wang Qishan. Bannon è stato mandato via dalla Casa Bianca perché oscurato dall’astro nascente del genero di Trump, Kushner, che ora però sembra essere già in declino soprattutto dopo l’affare del Russia-gate, che a livello mediatico lo ha profondamente colpito nella credibilità internazionale e interna. Wang Qishan, invece, è un uomo che da molti è considerato come il più esperto tecnocrate all’interno della Partito comunista e in molti chiedono che Xi Jinping, per il suo secondo mandato, lo mantenga come braccio destro. L’organizzazione di questo vertice potrebbe essere una chiave di accesso definitiva nel ventaglio dei collaboratori più importanti del presidente. Motivazioni personali e motivazioni politiche che si uniscono perfettamente in questo incontro segreto fra due mondi opposti, che tuttavia devono obbligatoriamente iniziare a parlarsi.