La geopolitica della corsa allo spazio
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L’ostruzionismo dell’Ungheria nei confronti del sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia preparato dall’Unione europea è durato una manciata di ore. “L’Ungheria si atterrà ovviamente alla decisione congiunta dell’Unione europea per quanto riguarda le sanzioni al patriarca di Mosca Kirill”. È questa la posizione ufficiale presa dal premier ungherese Viktor Orban secondo quanto riferito su Twitter dal suo portavoce, Zoltan Kovac.

Orban ha quindi sottolineato come la posizione di Budapest sulle sanzioni europee nei confronti del Patriarca russo “era nota da tempo” e “nessuno al vertice di Bruxelles si è opposto”. La dichiarazione del capo del governo ungherese è stata diffusa anche dal suo capo di gabinetto, Bertalan Havasi. La posizione di Orban, a quanto pare, è chiara: l’Ungheria rispetterà l’accordo raggiunto tra i capi di Stato e di governo dell’Ue in occasione del Consiglio europeo perché queste decisioni sono vincolanti per tutti.

Cambio di registro

L’Ungheria, insomma, ha fatto sapere che rispetterà la decisione dell’Ue. “La sorpresa dei funzionari dell’Unione europea è incomprensibile”, ha scritto il quotidiano ungherese Magyar Hirlap. In ogni caso Budapest ha una “posizione nota” nei confronti delle eventuali sanzioni da attuare contro il Patriarca Kirill. Che cosa significa? Orban, fanno notare i media ungheresi, aveva già chiarito in diverse occasioni che il sesto pacchetto di sanzioni dell’Ue avrebbe dovuto rispettare una linea rossa – oltre l’embargo petrolifero – da non superare in alcun caso: sanzionare personalità religiose.

“Non siamo favorevoli a inserire i leader della chiesa in una lista di sanzioni”, aveva spiegato il primo ministro. Il portavoce degli Affari esteri del Partito popolare europeo, Michael Gahler, aveva non a caso criticato l’Ungheria per aver bloccato l’adozione del famigerato sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, proprio a causa del nodo relativo al patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa. In caso di fumata bianca, l’Ue sarebbe andata infatti a congelare i beni dell’arcivescovo e gli avrebbe vietato di entrare nel territorio dell’Ue.

La posizione di Budapest

A conti fatti la posizione di Budapest risulta essere alquanto ambigua. È vero che l’Ungheria, almeno in un primo momento, si era detta contraria alle sanzioni contro Kirill. Ma è altrettanto vero che Orban ha quindi scelto – come si apprende – di accettare la decisione dell’Ue, ovvero quella di sanzionare il Patriarca ortodosso.

Ricordiamo che l’Ungheria aveva bloccato il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, lo stesso pacchetto che prevedeva l’embargo al petrolio importato via mare. Dopo aver, di fatto, paralizzato le misure per quasi un mese pretendendo (e ottenendo) una deroga per il greggio che arriva via oleodotto (che serve Budapest), l’ambasciatore che a Bruxelles parla a nome del premier Viktor Orban si era presentato con una nuova richiesta: il patriarca della Chiesa ortodossa russa avrebbe dovuto restare fuori dalla blacklist dell’Unione europea.

Risultato: blocco dell’iter decisionale e nuove polemiche all’indirizzo di Orban, definito dalla stampa tedesca (Faz) addirittura “l’uomo di Putin in Europa”. Adesso, a quanto pare, Budapest ha cambiato ancora una volta le carte in tavola.

La decisione dell’Ue: Kirill escluso da sanzioni

Nella riunione convocata dalla presidenza francese, tenutasi a Lussemburgo, gli ambasciatori Ue a Bruxelles (Coreper) hanno alla fine approvato il sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia. Secondo quanto riportato da Bloomberg, è stato deciso un blocco parziale delle importazione del petrolio russo, e questo dopo che l’Ungheria ha ritirato le obiezioni che tenevano banco da settimane. Per superare l’opposizione di Budapest, inoltre, nel sesto pacchetto di sanzioni è stato escluso il patriarca russo ortodosso Kirill. Il pacchetto di sanzioni escluderà anche la più grande banca russa, Sberbank ,dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT, così come la Credit Bank of Moscow e la Russian Agricultural Bank.

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