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Il Venezuela sta utilizzando una carta d’identità elettronica per i propri cittadini, prodotta dal gigante delle telecomunicazioni cinese Zte Corp.

Il documento, denominato “carnet de la patria” contiene e trasmette i dati dei suoi possessori ai server governativi, ed è collegato ai sussidi per il cibo, le cure mediche e altri servizi sociali di base per i cittadini venezuelani. Secondo alcuni, però, la carta è uno strumento del governo per fare pressioni sui cittadini che si oppongono al regime di Nicolas Maduro, limitandone l’accesso ai servizi di base.

Il viaggio a Shenzhen

Tutto ebbe inizio nel 2008, quando l’allora presidente del Venezuela Hugo Chavez decise di creare dei documenti d’identità per aiutare i milioni di venezuelani “invisibili” che, essendone sprovvisti, non avevano accesso ai servizi basilari.

Chavez inviò quindi una delegazione di funzionari in Cina, precisamente a Shenzhen, dove la Zte Corp. stava mettendo a punto un sistema per permettere al governo di Pechino di registrare le attività sociali, economiche e politiche dei suoi cittadini. Quel sistema sarebbe poi diventato noto come “Social Credit System”.

Una volta lì, i delegati di Caracas si resero subito conto che attraverso le nuove tecnologie, il governo poteva spingersi ben oltre l’identificazione dei cittadini e avere accesso a informazioni relative alle finanze personali, alla cronologia medica e le attività elettorali.

Della delegazione venezuelana faceva parte anche Anthony Daquin, un consulente informatico coinvolto nel progetto. Secondo quanto riportato da Reuters, un anno dopo quella visita in Cina, Daquin fu costretto a fuggire negli Stati Uniti, dopo essere stato detenuto e percosso da agenti del governo per aver espresso le sue perplessità riguardo al progetto. Per qualche tempo, il programma è stato poi abbandonato.

“D’ora in poi, faremo tutto con questa carta”

Nel dicembre del 2016, il successore di Chavez, Nicolas Maduro, ha introdotto il “carnet de la patria” alla popolazione, mostrandone una copia in televisione e ringraziando pubblicamente la Cina per il supporto. Secondo le intenzioni di Maduro, ogni cittadino avrebbe dovuto possederne una, da utilizzare per i sussidi di alimenti e benzina. Una sorta di moderna tessera annonaria.

In seguito, Maduro ha invitato tutti i cittadini a registrarsi alla nuova carta, definendola essenziale per costruire il “nuovo Venezuela”. Per invogliare i venezuelani ad aderire, il governo ha istituito premi e incentivi in denaro ai sottoscrittori.

Stando a quanto riportato da Reuters, oltre agli incentivi, il regime di Maduro sta utilizzando anche dei metodi per costringere i cittadini al suo utilizzo, negando i sussidi a chi ne è sprovvisto. Per ricevere medicine, pensioni, sussidi per cibo e carburante, è necessario possedere il carnet.

Proprio per questo motivo, lo scorso agosto un gruppo di pensionati aveva inscenato una protesta davanti agli uffici dell’istituto di previdenza sociale poiché senza la tessera gli veniva negata la pensione.

Alcuni sospettano che le tessere siano anche state utilizzate per monitorare i voti dei cittadini nelle ultime elezioni e che, data la quantità e il tipo di informazioni che contengono, le attività registrate potrebbero essere utilizzate contro di loro.

Oggi la Zte Corp. è presente in Venezuela con centinaia di dipendenti e a fronte di un contratto multimilionario con il governo di Maduro, fornisce i server in cui vengono archiviati di dati dei cittadini venezuelani. Il database raccoglie informazioni quali data di nascita, stato di famiglia, occupazione e salario, proprietà, storia clinica, adesioni politiche e partecipazione alle votazioni.

Il direttore di Zte Venezuela, raggiunto al telefono da Reuters, ha confermato di aver venduto i server per il database, aggiungendo di non avere alcun ruolo nel modo in cui il governo venezuelano raccoglie i dati dei cittadini: “non supportiamo il governo, stiamo solo sviluppando il nostro mercato”, ha affermato.

Il Venezuela non è l’unico Paese ad aver acquistato le tecnologie cinesi di controllo e identificazione. Ad esso si aggiungono Ecuador, Mongolia, Etiopia, Zimbabwe e Malesia, per un giro di affari valutato circa 150 miliardi di dollari.

Quali che siano le implicazioni del “carnet de la patria”, va rilevato come la Cina, attraverso aziende controllate dallo Stato, stia esportando all’estero le sue tecnologie atte al controllo dei cittadini, ridefinendo completamente il dibattito globale sulla sicurezza.

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