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Tra tutti i Paesi sudamericani, ce n’è uno in particolare che versa in condizioni tragiche ormai da decenni: il Venezuela. Dalla dittatura di Hugo Chavez ai giorni odierni con il potere di Nicolas Maduro, il popolo venezuelano ha conosciuto  la durezza della carestia e la forza devastante della crisi economica e monetaria. Oltre ad un’economia distrutta e una popolazione allo stremo delle forze, gli ultimi due anni sono stati dominati dall’escalation politica del leader dell’opposizione Juan Guaidò, immagine delle brame di rivolta del ceto istruito del Venezuela.

Guaidò, leader democratico o popolare?

Seguendo la dialettica dei propri sostenitori internazionali, Guaidò è l’unica persona in grado di ristabilire gli equilibri democratici del Paese. Osteggiando infatti il potere assoluto di Maduro sfidandolo con le manifestazioni di piazza, è riuscito a risvegliare la voglia di riscatto della popolazione della nazione sudamericana. Incentrando la propria campagna mediatica sul rispetto dei diritti civili e sulla necessità di rivoltare completamente l’apparato legislativo e governativo di Caracas ha ottenuto il sostegno di tutte le nazioni ostili a Maduro. Con il blocco della Nato ed i rivali storici del Paese a sostegno di Guaidò, il presidente eletto del Venezuela conta attualmente sul sostegno di Cina, Russia e Turchia, con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu in questo modo spaccato.

Ad un’attenta osservazione però anche Guaidò non è sinonimo di garanzia delle più basilari libertà democratiche. Ponendosi a difesa del ceto medio del Paese, favorevole agli investimenti esteri ed alla rivoluzione dell’apparato democratico, espone il Venezuela a sua volta al rischio di diventare una dittatura spinta dal basso, con i medesimi effetti dei governi precedenti. L’unica differenza (e non di marginale importanza) nascerebbe dalle sue alleanze internazionali che si capovolgerebbero.

L’embargo che uccide il popolo

Nonostante sia in vigore attualmente un embargo totale da parte del Stati Uniti, il Paese continua ad intrattenere rapporti economici, diretti ed indiretti, con il resto del mondo. La popolazione ricca del Paese, che da tempo si era dotata di dollari americani per concludere le transazioni, non ha risentito in modo particolare dei blocchi agli scambi commerciali,facendo ricorso a vie traverse.

La stessa fortuna non l’ha avuta la parte del popolo che vive sotto la soglia della povertà, in possesso solamente dell’iperinflazionato Bolivar Sovrano. L’alto tasso di inflazione che ha subito il Paese ha reso impossibile acquistare merci provenienti dall’estero. Sommato all’incapacità del mercato nazionale di soddisfare la domanda interna di beni primari, le condizioni di vita medie delle popolazione sono drasticamente peggiorate, portando all’insostenibile situazione odierna.

Il Venezuela deve scegliere il proprio futuro

Scegliere tra Nicolas Maduro e Juan Guaidò non significa semplicemente identificarsi in un credo politico: significa scegliere tra due diverse prospettive per il Paese. Mentre nel primo caso significa pro-iterare la condizione di isolamento a livello internazionale favorendo il mercato interno, la seconda possibilità apre il Venezuela al mondo, rendendolo preda però anche delle volontà speculative dei grandi investitori esteri. L’ampio appoggio di Donald Trump per il leader dell’opposizione (con tanto di riconoscimento internazionale) è la prova chiave di come siano alti gli interessi esteri nell’area. Tutto ciò, con il popolo venezuelano a fare da ago della bilancia per i giochi di potere delle grandi società e delle istituzioni internazionali.

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