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I rapporti tra Stati Uniti e Venezuela potrebbero conoscere, nel corso del 2020, un ulteriore peggioramento. Caracas è un potente elemento di disturbo alle strategie politiche di Washington in America Latina e l’avvicinarsi delle consultazioni presidenziali americane potrebbe spingere la Casa Bianca ad agire contro il regime venezuelano ed a favorirne la caduta. Una possibilità, quest’ultima, che non si è mai realizzata malgrado la gravissima crisi economica che attanaglia da anni il Paese, peraltro dotato di enormi riserve petrolifere e l’emergere di un’opposizione politica interna decisa a scalzare l’esecutivo del Presidente Nicolas Maduro dal potere. Le Forze Armate venezuelane, almeno sinora, hanno fornito al governo un sostegno molto forte ed in grado di rafforzarne la stabilità e la loro presenza, unita alla vastità del territorio nazionale, ha continuato ad inibire una possibile offensiva militare su larga scala da parte degli Stati Uniti.

Una strategia inefficace

Washington ha cercato di facilitare il crollo del governo socialista venezuelano, nel corso degli anni, attraverso l’uso di sanzioni economiche ed isolando diplomaticamente la nazione. L’ambasciatore americano a Caracas, Elliot Abrams, ha riconosciuto, però, che le strategie americane non hanno tenuto conto di un fattore particolarmente importante: il supporto fornito, in primis, da Russia e Cuba a Caracas. Secondo lo stesso Abrams, infatti, senza questo sostegno l’esecutivo venezuelano non sarebbe più, da ormai molto tempo, al potere. La presidenza di Nicolas Maduro è riuscita a resistere, nel corso degli anni, ad una serie di gravi difficoltà umanitarie, economiche e politiche che avrebbero con tutta probabilità abbattuto molti altri governi mondiali. La proclamazione nel 2019, da parte dell’Assemblea Nazionale, del decadimento di Nicolas Maduro dalla carica di Presidente e la nomina al suo posto del leader dell’opposizione Juan Guaidò ha portato numerose nazioni latinoamericane ed europee a riconoscere quest’ultimo come legittimo Capo di Stato del Paese. La crisi economica interna continua a provocare danni gravissimi ed una vera e propria emergenza umanitaria: più di quattro milioni e mezzo di persone (equivalenti al 16 per cento della popolazione) avevano lasciato il Paese dall’inizio delle difficoltà economiche alla fine del 2019 ed il numero di persone costrette ad abbandonare la propria nazione per cercare salvezza all’estero è destinato di certo ad aumentare.

Le prospettive

Emerge dunque chiaramente come, malgrado i problemi significativi, il governo venezuelano non sia mai imploso e come, nei fatti, continui a causare non pochi problemi alla visione strategica degli Stati Uniti: Caracas, infatti, non si limita ad intrattenere relazioni cordiali solamente con la Russia e con Cuba ma anche con la Siria e l’Iran, altri due nemici di lungo corso della Casa Bianca. Le multiformi iniziative della presidenza Trump sullo scacchiere mondiale, dunque, potrebbero arrivare a concentrarsi proprio sul Venezuela in un anno che si rivelerà cardine per la prosecuzione del progetto politico del leader conservatore. Una vittoria significativa che riesca a mutare gli equilibri interni di questo Paese chiave dell’America Latina, infatti, potrebbe costituire un volano elettorale di grande valore per Washington che, con tutta probabilità, ha trascurato quest’area del mondo in favore di regioni più lontane come il Medio Oriente. Non c’è dubbio, però, che Caracas continuerà ad opporre una strenua resistenza ad ogni tentativo di infiltrazione americana e che cercherà di rafforzare, in caso di crisi, la propria partnership con gli alleati tradizionali come Mosca e L’Avana. Queste ultime sostengono, grazie ai buoni rapporti politici e commerciali, il governo di Nicolas Maduro e potrebbero fornirgli, insieme alle Forze Armate Venezuelane, un sostegno molto utile.