Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha riesumato la strategia della massima pressione sul Venezuela, confermando in tal modo che l’interesse della Casa Bianca per il paese resta elevato. Il gesto più eclatante è avvenuto il 26 marzo, quando Nicolas Maduro ed altre 14 persone della sua cerchia sono state incriminate per narco-terrorismo dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti con l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale, il cartello dei Soli.

L’apertura di questo nuovo ed importante capitolo nello scontro fra Donald Trump e Maduro ha condotto a delle operazioni che, fra maggio e giugno, hanno colpito due personaggi-chiave del sistema di potere bolivariano, Adel El Zabayer ed Alex Saab. I due avrebbero curato una parte consistente degli affari del governo venezuelano nel mondo, ma il motivo dell’attenzione della Casa Bianca verso di loro potrebbe non essere il tesoro nascosto di Maduro quanto il loro legame con un grande nemico di Washington: Hezbollah.

Chi è Alex Saab

Il 13 giugno, l’imprenditore colombiano Alex Nain Saab Morán è stato arrestato a Capo Verde sulla base di un avviso rosso emesso dall’Interpol in relazione alle accuse di riciclaggio e corruzione avanzate dagli Stati Uniti. Saab si trovava sullo stato insulare per fare rifornimento al proprio aereo privato che, presumibilmente, lo avrebbe dovuto portare in una meta molto significativa: Teheran.

I legali di Saab hanno annunciato che daranno vita ad una dura battaglia legale per evitare l’estradizione del loro assistito negli Stati Uniti, alla cui sorte non sono interessati soltanto i suoi avvocati ma anche diverse potenze legate a Washington da rapporti burrascosi, come Russia, Iran, Cina e Turchia. Il motivo dell’interesse internazionale verso l’imprenditore colombiano è dato dal fatto che, sino al 13 giugno, è stato il punto di collegamento tra Caracas ed il resto del mondo ed il custode di numerosi segreti bancari e politici, il cui nome compare nei cosiddetti Panama Papers.

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha aperto un caso contro Saab perché è ritenuto “uno sfruttatore che ha orchestrato una vasta rete di corruzione” in piedi sin dall’epoca di Hugo Chávez, che sarebbe stata realizzata per ottenere introiti dalle missioni bolivariane (dal cibo all’edilizia) e, inoltre, “attraverso una sofisticata rete di società fantasma, partner commerciali e familiari, Saab avrebbe riciclato centinaia di milioni di dollari provenienti da guadagni illeciti”.

Un ruolo di primo piano in questa rete internazionale sarebbe giocato dall’Iran e da Hezbollah e sarebbe stato proprio Saab il regista occulto della loro entrata in scena. Nel primo caso, gli Stati Uniti sospettano che l’imprenditore abbia agito da tramite fra Maduro e Hassan Rouhani per portare a termine delle operazioni delicate per aggirare le sanzioni di Washington e basate, ad esempio, sullo scambio di oro venezuelano per know-how iraniano nel campo della raffinazione di greggio. Il secondo caso, invece, è molto più complicato, poiché trascende i confini dei semplici affari, e ha a che fare con l’identità di Saab, le cui origini sono libanesi.

Il partito di Dio ha creato basi operative e stabilito legami con l’imprenditoria, la politica ed il crimine organizzato latinoamericani sin dagli anni immediatamente successivi alla sua fondazione ed il suo attecchimento è stato facilitato dalla presenza di una folta comunità di espatriati siriani e libanesi nel subcontinente. Soltanto nell’area della triplice frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay, che è considerata la “più importante base operativa di Hezbollah all’estero”, vivono più di 25mila persone di origine siro-libanese.

Chi è Adel El Zabayar

Il 27 maggio, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’espansione del caso contro il cosiddetto dei cartello dei Soli, inserendo Adel El Zabayar nella lista dei fedelissimi di Maduro incriminati per partecipazione ad associazione a delinquere narco-terroristica; cospirazione per esportare cocaina negli Stati Uniti; utilizzo e possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi in relazione al, e per perseguire il, narco-terrorismo e al traffico di cocaina; cospirazione per il compimento del reato precedente.

Come si evince dalla nota del Dipartimento di Giustizia, El Zabayar “era parte di un’empia alleanza fra il governo e l’esercito [venezuelani] e i membri delle FARC […] che cospirava per esportare, letteralmente, tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Inoltre, noi asseriamo oggi, per la prima volta, che il cartello dei Soli stava cercando di reclutare terroristi da Hezbollah e Hamas che assistessero la pianificazione e la conduzione di attacchi negli Stati Uniti e che El Zabayar agiva da intermediario”.

Inoltre, prosegue la nota, per concretizzare la trama terroristica “El Zabayar avrebbe ottenuto un aereo carico di armamenti dal Medio Oriente”, perciò rischia una “condanna a vita” qualora venisse arrestato. L’uomo, la cui località attuale è sconosciuta, ha utilizzato Twitter per rigettare le accuse ma, contrariamente a Saab, il suo caso sembra essere circondato più da prove che da speculazioni.

El Zabayar, 56 anni, è un lobbista ed attivista venezuelano di origine siriana, noto per essere il presidente della Federazione Venezuelana delle Associazioni e degli Enti Arabi e, soprattutto, per aver combattuto in Siria, insieme ai soldati di Hezbollah, contro lo Stato Islamico fra il 2013 ed il 2014. Lì, su ordine di Diosdado Cabello Rondón, un altro dei presunti membri del cartello dei Soli, avrebbe dovuto reclutare “membri di Hezbollah e Hamas da addestrare in Venezuela per creare una grande cellula terroristica capace di attaccare gli interessi degli Stati Uniti”.

Hezbollah a parte, le origini di El Zabayar sono state molto utili per la diplomazia venezuelana anche per un’altra questione: l’instaurazione di rapporti fruttuosi con la famiglia Assad. Nel 2009, ad esempio, l’attivista fu tra gli accompagnatori ufficiali dell’allora presidente Chávez a Damasco, in occasione di una bilaterale ufficiale con Bashar al Assad.

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