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È un addio triste e decisamente sottotono quello di Joe Biden. L’anziano presidente Usa, da quando si è ufficialmente ritirato dalla corsa alla Casa Bianca per la rielezione il 21 luglio scorso – decisione maturata dopo il disastroso dibattito con Donald Trump di giugno che dimostrato le sue precarie condizioni psico-fisiche – ha infatti drasticamente limitato le apparizioni pubbliche e gli impegni. La sua impopolarità ha persino spinto gli strateghi del Partito democratico, che tentano di dare un’immagine nuova alla vicepresidente Kamala Harris, ad allontanare la famiglia Biden dalla campagna elettorale per non danneggiare la candidata dem. Non solo Joe, dunque, ma anche la First Lady Jill ora è lontana dai riflettori.

Secondo un’indagine di Axios, in queste ultime settimane – che lo hanno visto impegnato sul fronte interno per via dell’uragano Milton – Joe Biden ha partecipato solo a due eventi pubblici prima delle 11 del mattino, nessuno prima delle 10, e a cinque eventi dopo le 17. Questo sembra riflettere la strategia del suo staff, che ha progressivamente limitato le ore di impegno lavorativo per gestire al meglio la sua resistenza fisica che, come si è visto in più occasioni, non può reggere lo stress che comporta un ruolo di questo tipo.

Tensioni con Kamala Harris

A gettare benzina sul fuoco del triste addio di Biden dalla Casa Bianca, ci sono i rapporti tesi tra il team del presidente Usa e quello di Kamala Harris. Biden, infatti, non avrebbe affatto gradito di essere stato di fatto escluso completamente dalla campagna elettorale della vicepresidente che lui stesso ha deciso di appoggiare pubblicamente dopo essersi ritirato dalla corsa, mentre viene dato ampio spazio all’ex presidente Barack Obama e all’ex Segretario di Stato, Hillary Clinton. Una strategia persino umiliante per il presidente uscente.

Tra i due team ci sarebbe inoltre scarsissima collaborazione. Esempi? Come nota Axios, Harris ha criticato pubblicamente il governatore della Florida, Ron DeSantis, per non aver risposto a una sua chiamata riguardante i recenti uragani (Milton) che hanno colpito gli Stati Uniti. Questo è accaduto nelle stesse ore in cui Joe Biden elogiava lo stesso DeSantis per la sua “collaborazione” e il suo atteggiamento “cortese” nei confronti dello stesso presidente e della Casa Bianca. Segnale che Harris e Biden si parlano a malapena.

Biden manda truppe americane in Medio Oriente

Biden lascia in eredità un mondo in fiamme e un ordine internazionale in profonda crisi. Ma prima di abbandonare la Casa Bianca, l’81enne presidente Usa ha deciso di aiutare Kiev e Tel Aviv, aumentando il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Medio Oriente e stanziando nuove risorse per le truppe ucraine – anche in vista di una eventuale vittoria di Donald Trump. Decisioni rischiose, che di certo non vanno nell’ottica della (de)escalation su entrambi i fronti, ma contribuiscono ad alimentare ulteriori tensioni in entrambe le regioni.

Nei giorni scorsi, infatti, nonostante la contrarietà dell’opinione pubblica, Biden ha autorizzato il dispiegamento del sistema di difesa missilistica THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Israele, insieme all’invio di circa 100 soldati americani necessari per gestirlo. È la prima volta che truppe statunitensi vengono inviate in Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Una decisione controversa e impopolare, presa a poche settimane dalle elezioni presidenziali del 5 novembre: secondo un un sondaggio condotto dal Chicago Council on Foreign Affairs ad agosto, infatti, solo quattro americani su dieci sostenevano l’idea di inviare soldati per difendere Israele in caso di attacco da parte dei suoi vicini, in netto calo rispetto al 55% registrato fino al 2021.

Nulla di sorprendente visto che, come già evidenziato da InsideOver, secondo un rapporto recente del progetto “Costs of War” dell’Università di Brown, citato da Responsible Statecraft del Quincy Institute, c’è stato in questi anni con Biden alla guida un aumento significativo degli aiuti militari degli Stati Uniti a Israele, soprattutto dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Lo studio indica che gli Stati Uniti hanno destinato almeno 17,9 miliardi di dollari in aiuti militari a Tel Aviv, la cifra più alta mai registrata in un solo anno da quando Washington ha iniziato a supportare economicamente Israele nel 1959.

L’ultimo regalo a Zelensky

Per quanto riguarda Kiev, alla fine di settembre il presidente Usa ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari per l’Ucraina del valore di 8 miliardi di dollari. Il pacchetto è stato approvato prima della fine dell’anno fiscale statunitense, il 30 settembre, quando sarebbero scaduti i 5,9 miliardi di dollari di finanziamenti per l’Ucraina ed è, secondo Newsweek, il 66° pacchetto di equipaggiamenti fornito dall’amministrazione Biden alle truppe di Kiev. Biden ha dichiarato di aver autorizzato 5,5 miliardi di dollari attraverso il “Presidential Drawdown Authority”, che permette al presidente di trasferire fondi per la difesa dal Dipartimento della Difesa statunitense (DOD) a Paesi stranieri senza bisogno di approvazione del Congresso per ogni singolo trasferimento.

Un ulteriore stanziamento di 2,4 miliardi di dollari è stato destinato attraverso l’Ukraine Security Assistance Initiative, che fornirà all’Ucraina sistemi di difesa aerea, droni e munizioni aria-terra, oltre a rafforzare l’industria della difesa ucraina. “Con queste azioni, il mio messaggio è chiaro: gli Stati Uniti forniranno all’Ucraina il sostegno necessario per vincere questa guerra”, ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca. La decisione di Biden è stata oggetto di critiche da parte del partito repubblicano. Il senatore Mike Lee ha duramente criticato l’amministrazione Biden per l’uso “senza precedenti” dell’autorità presidenziale di prelievo (“presidential drawdown authority”) per fornire aiuti militari all’Ucraina. Ha sottolineato che questa autorità “non è una strategia di aiuto a lungo termine e non lo è mai stata”. Sul fronte degli aiuti futuri all’Ucraina, Lee ha inoltre osservato che “dopo due anni di sconsideratezza” e oltre 175 miliardi di dollari spesi, i repubblicani, come anche “il pubblico americano”, sono “sempre più scettici”.

Stanco, messo completamente in disparte da Kamala Harris e sparito dai radar dell’opinione pubblica, Joe Biden ha già le valigie in mano. È un finale malinconico e impietoso per una carriera iniziata nel 1972 quando, a 29 anni, venne eletto per la prima volta senatore del Delaware. Una carriera politica estremamente longeva che termina con un addio da comparsa, più che da protagonista. Certo, non degno di un presidente degli Stati Uniti d’America.

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