Molto più di un padrone di casa: accoglie, si prende la scena, diventa l’artefice di questa prima riunione tra Lega Araba e paesi dell’Ue, un vero e proprio assoluto protagonista. Come scrivono anche diversi opinionisti in giro per l’Europa, il presidente egiziano Al Sisi riesce nell’intento di portare all’attenzione sia il suo governo che il suo Egitto. È un po’ il ritorno de Il Cairo come forza locomotrice del mondo arabo, sotto il profilo politico e culturale. E Sharm El Sheikh risulta il palcoscenico principale per una simile scena. 

Il vertice egiziano 

Non manca nessuno dei principali protagonisti dell’area euro – mediterranea: più che un summit tra Lega Araba ed Ue, assomiglia molto ad una riunione estesa dei paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Esistono però alcuni distinguo, come ad esempio il mancato invito del Qatar, che continua ad essere boicottato dai paesi del Golfo con l’Egitto che appare molto vicino in tal senso alla posizione saudita, e la mancata presenza del presidente siriano Bashar al Assad. Quest’ultimo dovrebbe rientrare nel “gruppo” della Lega Araba soltanto a marzo, quando dovrebbe partecipare al vertice previsto a Tunisi. Il summit viene definito un successo: si siglano contratti, accordi, si tratta per tutta la notte per arrivare ad una dichiarazione congiunta sull’immigrazione, tema più caldo affrontato. 

Al Sisi “baluardo” anti immigrazione

Nei giorni scorsi in Cirenaica vengono notati alcuni volantini: recano la firma del ministro del governo con sede ad Al Beyda, quello per il quale in Libia il generale Haftar è braccio armato. In essi viene specificato come qualsiasi mezzo utilizzato per il trasporto di migranti e coinvolto nella tratta di disperati verso l’Europa, è destinato alla confisca. Un messaggio che indica l’inasprimento della lotta ai trafficanti, anche se proprio dalla Cirenaica non parte nessuno. Si sa come, al contrario, i barconi partano dalla Tripolitania. Ma questo non vuol dire che la regione controllata da Haftar non sia in qualche modo coinvolta nel fenomeno delle partenze. Alcune organizzazioni che operano tra Tripoli e Misurata hanno scafisti egiziani, a volte i migranti che partono da lì arrivano da est, proprio dall’Egitto. Quella direttiva del governo della Cirenaica non è un caso che cada proprio a pochi giorni dal vertice di Sharm El Sheikh. È proprio da questa località del mar Rosso che Al Sisi vuole porsi come baluardo anti immigrazione.

E così, in primo luogo, manda il generale Haftar, da lui appoggiato, a pattugliare le rotte migratorie in Cirenaica. Ma questo è solo un esempio: in realtà il presidente egiziano vuole recitare per il sud del Mediterraneo lo stesso ruolo che Erdogan recita per la parte orientale del Mare nostrum. Una sorta di guardiano dei confini europei, un ruolo che visti i precedenti spera possa fruttargli molto in termini politici e di laute ricompense europee. Di fatto, ai leader dell’Ue Al Sisi si mostra come garante del controllo del fenomeno migratorio. Far passare questo messaggio per il capo di Stato egiziano equivale ad un trionfo: dopo l’indebolimento seguito alle primavere arabe, al colpo di Stato anti Fratelli Musulmani ed alla tentata destabilizzazione per mano jihadista, l’Egitto torna ad essere protagonista. E torna a tessere le intricate fila del mondo arabo e del Mediterraneo.