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Era stato anticipato da Reuters lo scorso marzo, ma adesso è davvero legge: il 5 giugno l’amministrazione Trump ha approvato il cosiddetto travel ban. Il provvedimento prevede il divieto d’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di 12 Paesi, e avrà ripercussioni molto serie in vari ambiti, tra cui non marginalmente quello dello sport.

Gli USA ospiteranno infatti alcuni dei più importanti eventi sportivi internazionali, soprattutto nel calcio. Nei prossimi giorni inizieranno il Mondiale per Club e la Gold Cup, ovvero il torneo continentale del Nord America, che sarà ospitato in collaborazione col Canada. Poi, nell’estate del 2026, toccherà alla Coppa del Mondo per squadre nazionali, suddivisa tra Stati Uniti, Canada e Messico. Mentre nell’estate del 2028 Los Angeles sarà la sede dei Giochi Olimpici.

Considerando questa situazione, nel travel ban si specifica che dal divieto sono esentati tutti gli atleti e il personale tecnico, che quindi potranno recarsi nel Paese per le competizioni. Una misura necessaria per non creare grossi problemi innanzitutto ad alcune società che dal prossimo 14 giugno giocheranno il Mondiale per Club. L’Inter, per esempio, ha in rosa l’attaccate Mehdi Taremi, che in quanto cittadino iraniano avrebbe rischiato di non poter entrare negli USA.

Questa esenzione risolve anche i problemi che erano temuti per i Mondiali del 2026, ai quali proprio l’Iran si è già qualificato, e per i Giochi del 2028, a cui è possibile che partecipino vari atleti provenienti dai Paesi colpiti dal divieto. E risolve allo stesso modo anche la situazione di Haiti, che esordirà nella Gold Cup il 15 giugno a San Diego. Sul tavolo, però, rimane un’altra questione: quella dei tifosi.

Il provvedimento firmato da Trump esenta infatti atleti e staff tecnici, ma non i sostenitori. Ciò significa che, salvo correzioni o emendamenti, i tifosi di nessuno dei 12 Paesi della lista potranno entrare negli Stati Uniti per assistere alle competizioni e sostenere i propri sportivi. Ciò rischia di creare un conflitto tra il governo americano e le due principali istituzioni sportive del pianeta, il CIO e la FIFA.

Il presidente di quest’ultima, Gianni Infantino, si è speso molto negli ultimi anni per dipingere i Mondiali di calcio come un evento aperto a tutti e accogliente (lo aveva già fatto con la discussa edizione del 2022 in Qatar, davanti alle preoccupazione per la sicurezza dei tifosi appartenenti alla comunità LGBTQ+). Nel 2017, quando fu emesso il primo travel ban di Trump, Infantino era stato molto chiaro: se non veniva garantito a tutti – “a ogni squadra, inclusi i suoi tifosi e i dirigenti” – l’accesso all’evento, allora il Mondiale non si sarebbe potuto disputare.

Da allora sono però passati ben otto anni, il torneo è già stato assegnato ufficialmente ed è tardi per tornare indietro. Contemporaneamente, Infantino è diventato sempre più vicino a Trump, partecipando addirittura alla sua cerimonia di insediamento alla Casa Bianca, e adesso i due si definiscono reciprocamente “amici”. La FIFA ha rifiutato di commentare l’ultimo provvedimento del Presidente americano, secondo quanto scritto dal Guardian.

I guai, comunque, potrebbero non essere finiti qui. L’esenzione per gli atleti riguarda ufficialmente i viaggi relativi “alla Coppa del Mondo, ai Giochi Olimpici o qualsiasi altro grande evento sportivo”, demandando al Segretario di Stato Marco Rubio la decisione su ulteriori tornei esentati. Non vengono dunque menzionati incontri internazionali di amichevoli o di qualificazioni, che coinvolgono numerosi atlete ed atlete impegnati nei campionati statunitensi.

È il caso, per esempio, della calciatrice venezuelana del Portland Thorns Deyna Castellanos, o dei 63 giocatori di baseball suoi connazionali sotto contratto con squadre della MLB. O ancora Khaman Maluach, 18enne promettente cestista sudanese dell’Università di Duke. Non è chiaro se a queste persone sarà permesso di viaggiare fuori dagli Stati Uniti (sia per ragioni sportive, sia semplicemente per passare del tempo nel proprio Paese d’origine) e poi farvi rientro. Se così non fosse, le leghe sportive statunitensi rischiano di subire un forte contraccolpo a causa del travel ban di Trump.

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