Gli Stati Uniti stanno valutando di uscire dal trattato Open Skies siglato nel 1992 ed entrato in vigore nel 2002, permettendo ai 34 Stati membri di condurre voli di sorveglianza sui territori degli altri Paesi. Un accordo che vede la presenza della Russia, ma non della Cina. La possibile mossa – resa nota dalla Cnn a inizio ottobre– del presidente Donald Trump potrebbe essere volta proprio alla creazione di un nuovo tratto che includa Pechino, in modo tale da assicurare agli Stati Uniti di svolgere missioni di sorveglianza sulle forze cinesi. Ovviamente le indiscrezioni hanno provocato pesanti critiche da parte degli esponenti del Partito democratico al Congresso, i quali hanno sottolineato come un’uscita dal trattato Open Skies potrebbe ridurre al minimo la possibilità di sorvegliare la Russia. Inoltre l’abbandono dell’accordo bisserebbe quanto fatto ad agosto con il ritiro dal Trattato Inf; questo comporterebbe l’uscita statunitense da due capisaldi per il controllo degli armamenti.

Le accuse alla Russia

Al momento l’ipotesi uscita dal trattato Open Skies sembra essere stata messa temporaneamente da parte, anche perché non vi è stata alcuna consultazione con il Congresso e con gli alleati Nato. Ma, nel prossimo summit dell’Alleanza Atlantica di dicembre prossimo a Londra il tema potrebbe tornare centrale e Trump potrebbe mettere al corrente i partner della sua decisione di ritirare gli USA dal trattato. La motivazione potrebbe essere identica a quella portata per l’uscita dal Trattato Inf, ovvero le violazioni da parte della Russia delle clausole dell’accordo. Le “accuse” a Mosca sono quelle di aver limitato i voli sull’enclave di Kaliningrad, sull’Abkhazia e sull’Ossezia del Sud, così da “nascondere” nel primo caso la presenza di sistemi di difesa di nuova generazione (S-400 ndr) e nel secondo di numerosi contingenti di soldati. Inoltre –come riporta DefenseOne– vi sarebbero anche questioni tecnologiche e strategiche sul piatto. Nel 2016 l’ammiraglio Cecil Haney, allora comandante del Comando Strategico degli Stati Uniti, ha avvertito sul fatto che la Russia otterrebbe maggiori vantaggi dal trattato rispetto agli Stati Uniti non potendo contare su satelliti di intelligence d’avanguardia. Grazie ai voli di sorveglianza le forze armate russe, quindi, avrebbero la possibilità di ovviare a questo gap.

I limiti del trattato?

Anche la Russia però sta modernizzando i sensori satellitari, tramite i quali sarà possibile non rispettare i limiti di campionatura del terreno imposti dal trattato Open Skies. Un modus operandi già seguito dagli Stati Uniti con i numerosi satelliti inviati in orbita per monitorare costantemente la quasi totalità della Terra. Se la Russia dovesse raggiungere pari capacità vien da sé che il trattato Open Skies diventerebbe inutile nel confronto tra le due potenze, ma permetterebbe comunque agli altri Stati membri di monitorare le forze degli altri Paesi senza investire nello sviluppo di sensori satellitari ad altissime definizioni. Proprio per questo motivo è presumibile immaginare una ferrea opposizione da parte di molti Paesi NATO all’uscita degli Stati Uniti dal trattato Open Skies, non essendo possibile raggiungere le capacità ISR (Intelligence, sorveglianza e ricognizione) delle forze armate di Washington.

Crisi dovuta alla tecnologia?

L’accordo ha però un limite rispetto alla sorveglianza satellitare ed è rappresentato dal fatto che i voli devono essere annunciati almeno 72 ore in anticipo, permettendo così allo Stato che lo “subirà” di occultare eventuali asset segreti e di disperdere eventuali grandi assembramenti di forze. Se a ciò si aggiunge l’obbligatorietà a utilizzare sensori con una risoluzione non elevatissima diventa evidente che il trattato Open Skies è diventato praticamente inutile, tranne per quel che riguarda alla possibilità data a molti Paesi di effettuare sorveglianze aeree senza dover investire ingenti risorse per sviluppare sensori ad alta definizione. È evidente che, però, senza potersi dotare di queste tecnologie difficilmente per molti Stati che partecipano al trattato Open Skies sarà possibile in futuro monitorare eventuali assembramenti di truppe.

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