Era nell’aria da tempo, ora è ufficiale: Justin Trudeau lascia la guida del Partito Liberale canadese e del governo di Ottawa dopo quasi dieci anni. Il premier del Canada, emblema del riformismo progressista occidentale negli anni scorsi e più longevo tra i leader in carica nei Paesi del G7, ha annunciato che resterà sia alla guida della sua formazione che del Paese finché un voto non avrà decretato il suo successore.
Il Canada si avvia verso il voto anticipato? Le elezioni sono previste, in teoria, per il 20 ottobre 2025, data di scadenza della legislatura. Ma non è detto che il Paese debba aspettare dieci mesi. Trudeau si è dimesso chiedendo uno stop alle attività del Parlamento fino a fine marzo. Tale margine servirà per due motivi: da un lato, il capo di governo dovrà negoziare con l’amministrazione Usa entrante di Donald Trump le nuove politiche economiche e commerciali tra i due Paesi, e subire soprattutto la possibile aggressività di The Donald sul tema delle tariffe, dall’altro il Partito Liberale dovrà tenere delle primarie per decidere chi subentrerà a Trudeau come primo ministro fino al voto, anche se la perdita di alleanze in Parlamento rende difficile pensare che il vincitore possa ottenere la maggioranza dei seggi per far durare il governo fino all’autunno.
Come ha sottolineato Roberto Vivaldelli su queste colonne, Trudeau è di fatto la prima vittima politica del Trump 2.0. La crisi del suo governo si è avvitata da quando Chrystia Freeland, Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze del governo canadese, si è dimessa a dicembre denunciando disaccordi sulla gestione del Paese nella nuova era Trump.
Per Freeland la minaccia di una guerra commerciale è reale, Trudeau invece ha un atteggiamento più aperturista, rivendicando di aver già gestito l’evoluzione del vecchio accordo commerciale Nafta con Usa e Messico nel nuovo trattato Usmca nel primo mandato di The Donald. Ma ora, come ha ricordato anche una testata tutt’altro che pregiudizialmente critica di Trudeau come il New York Times, “si è ritrovato con un’immagine politica logora” dopo la vittoria elettorale di Trump contro Kamala Harris a novembre.
Il Nyt ricorda che “Trump ha minacciato di imporre tariffe generalizzate del 25 percento sui beni canadesi, il che devasterebbe economicamente il Canada” e“ha anche preso in giro il signor Trudeau online, riferendosi a lui come a un governatore e al Canada come al 51° stato” degli Usa. Una delegittimazione di fatto che ha portato ad accelerare la fine del mandato di Trudeau e alla convocazione di nuove primarie per il suo partito, con Freeland tra le favorite.
Ora. però, sul Partito Liberale incombe lo spettro del voto politico nazionale, in cui il rischio di una disfatta contro il dinamico Partito Conservatore è elevato. Guidati dal pugnace Pierre Poilievre, 45 anni, dal 2022 a capo del partito, dopo dieci anni di opposizione i conservatori sognano una fragorosa vittoria e picchiano duro contro l’agenda Trudeau invocando meno tasse, meno regolamentazioni ambientali, più sicurezza, più lotta all’immigrazione clandestina. Poilievre sposa molte critiche di Trump a Trudeau e si propone come figura in grado di rimpiazzarlo. I sondaggi danno il suo partito oltre il 40%, capace di doppiare nei suffragi i liberali. Per Trudeau, dopo un lungo cammino di governo e tre vittorie elettorali (2015, 2019, 2021) l’addio politico è un cupio dissolvi in un Nordamerica che, su entrambi i lati del confine, sembra svoltare a destra.

