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Politica

Il tramonto del Mas: dopo vent’anni la Bolivia chiude il ciclo socialista di Evo Morales

Nelle elezioni generali del 17 agosto il MAS ha subito un vero tracollo e la Bolivia si prepara ad archiviare l'epoca di Morales.
Bolivia

Il Movimiento al Socialismo (MAS), partito che ha dominato la politica boliviana dal 2006, ha subito un crollo drammatico nelle elezioni generali del 17 agosto 2025. Da forza egemone, con il 55% dei voti e 75 seggi su 130 alla Camera dei Deputati nel 2020, il MAS è precipitato a circa il 3% nei risultati preliminari per la presidenza, piazzandosi sesto. Le proiezioni suggeriscono che il partito potrebbe conservare solo un seggio, o poco più, un tracollo senza precedenti che segna la fine di un ciclo socialista guidato da Evo Morales. Divisioni interne, crisi economica e disillusione popolare sono le cause di questa disfatta, che riflette un cambiamento epocale non solo per la Bolivia ma anche per l’America Latina.

L’ascesa del MAS e l’era Morales

Fondato negli anni Novanta come movimento indigeno e sindacale, il MAS nacque per opporsi alle politiche neoliberiste che avevano impoverito ampie fasce della popolazione boliviana. Evo Morales, primo presidente indigeno della storia del Paese, vinse le elezioni del 2005 con il 54% dei voti, assumendo il potere nel 2006. Definito ormai “allievo ideologico di Fidel Castro e Hugo Chávez”, nonché critico degli Stati Uniti, trasformò la Bolivia con riforme radicali: nazionalizzazione delle risorse naturali (gas e litio), redistribuzione della terra e programmi sociali che ridussero la povertà estrema dal 33% al 15% tra il 2006 e il 2018, portando circa 3 milioni di persone nella classe media.

Sotto Morales, il MAS sfruttò il boom globale delle materie prime, in particolare del gas naturale, generando quasi 70 miliardi di dollari di entrate in valuta estera. Questi fondi finanziarono infrastrutture come la funivia più alta del mondo a La Paz, divenuta il simbolo del “miracolo economico” socialista celebrato in America Latina. Morales fu rieletto con ampi margini nel 2009 e nel 2014, consolidando il dominio del MAS. Tuttavia, nel 2019, accuse di frodi elettorali durante un controverso tentativo di ottenere un quarto mandato scatenarono proteste violente, costringendo Morales alle dimissioni e all’esilio. Nel 2020, il MAS tornò al potere con Luis Arce, ex ministro dell’Economia e protetto di Morales, che vinse con il 55% dei voti e assicurò al partito 75 seggi alla Camera e 21 al Senato su 36. Il ritorno trionfale di Morales dall’esilio sembrava riaffermare l’egemonia del MAS, ma le crepe interne stavano già emergendo.

Divisioni interne e crisi economica

Gli ultimi anni hanno segnato una profonda spaccatura all’interno del MAS, culminata nella rottura tra Morales e Arce. La faida tra “evistas” (fedeli a Morales) e “arcistas” (sostenitori di Arce) ha frammentato il partito, indebolendo inevitabilmente il fronte socialista. Morales, ora 65enne, è stato escluso dalla corsa presidenziale del 2025 da una sentenza della Corte Costituzionale e da un referendum del 2016 che aveva bocciato un quarto mandato. Rifugiatosi nella regione coclera del Chapare, sua roccaforte politica, Morales è protetto da centinaia di sostenitori armati di bastoni e scudi, mentre evade un mandato d’arresto per accuse di una relazione con una minorenne, che lui respinge come infondate, sottolineando l’assenza di una vittima dichiarata. “Se non c’è vittima, non c’è crimine”, ha dichiarato al Washington Post.

Dal suo rifugio, Morales ha lanciato una campagna per il “voto nulo”, invitando i boliviani ad annullare le schede con una grande X per delegittimare le elezioni, sostenendo che senza di lui il movimento socialista rischia di collassare. La campagna, annunciata pochi giorni prima del voto, ha mobilitato i suoi fedelissimi, con checkpoint e tende nel Chapare per proteggere il leader. Morales ha avvertito che un suo arresto potrebbe scatenare violenze: “Ci sarebbero morti”, ha detto, sottolineando il sostegno di migliaia di seguaci pronti a mobilitarsi.

Nel frattempo, la Bolivia affronta la peggiore crisi economica in 40 anni. L’inflazione ha raggiunto il 16% nel luglio 2025 (da un controllato 2% fino al 2023), le riserve di dollari della Banca Centrale sono quasi esaurite, e la scarsità di carburante ha costretto i boliviani a lunghe code ai distributori. La nazionalizzazione del gas, pilastro del “miracolo” di Morales, ha ridotto la produzione, scoraggiando investitori stranieri. Da esportatore, il Paese produce ora solo il 12% del proprio diesel, rispetto al 50% di un decennio fa. Arce e Morales si accusano a vicenda per la mancata esplorazione di nuove riserve di gas, mentre il debito estero cresce e il litio, risorsa strategica, fatica ad attrarre investimenti. La disillusione è ormai palpabile. 

Le elezioni del 2025: sorpresa e crollo storico

Nelle elezioni del 17 agosto 2025, il candidato presidenziale del MAS, Eduardo del Castillo, ha raccolto solo il 3,15% dei voti nei risultati preliminari, con oltre il 90% delle schede scrutinate. Nessun candidato ha raggiunto il 50% o il 40% con 10 punti di vantaggio, portando a un ballottaggio il 19 ottobre tra il centrodestrista Rodrigo Paz Pereira (32,1%) e il conservatore Jorge “Tuto” Quiroga (27%). I risultati legislativi non sono ancora definitivi, ma il crollo del consenso presidenziale suggerisce che il MAS potrebbe ottenere solo una manciata di seggi proporzionali, forse uno solo, rispetto ai 75 del 2020. La campagna di Morales per il “voto nulo” ha avuto un impatto limitato ma visibile soprattutto nel Chapare, dove i sostenitori, tra cui coltivatori di coca, temono che un governo di destra, spalleggiato dagli USA, possa reprimere la coltivazione della foglia di coca, usata localmente ma anche base per la cocaina. Nel Chapare, striscioni con “Voto nulo” sono apparsi su edifici di presunti “traditori” del MAS, e i leader locali hanno discusso di impedire campagne avversarie. Arce ha avvertito di possibili tensioni o violenze nella regione: “Lì può succedere di tutto”.

Che ne sarà della Bolivia?

La disfatta del MAS segna la fine di un’era socialista in Bolivia, parte di un’ondata di destra in America Latina, con le vittorie recenti di Javier Milei in Argentina o Daniel Noboa in Ecuador, per dirne solo un paio. Il prossimo governo dovrà affrontare sfide immense: stabilizzare l’economia, attrarre investimenti stranieri, gestire le risorse di litio, cruciali per la transizione energetica globale, e affrontare il malcontento sociale. La frammentazione della sinistra, con Morales che ancora mantiene influenza dalla sua roccaforte, potrebbe generare instabilità, soprattutto se le sue minacce di mobilitazione si concretizzassero. Per le comunità indigene e i ceti popolari, che hanno beneficiato per anni delle politiche sociali del MAS, il futuro è incerto. La Bolivia, un tempo modello socialista, quale strada sceglierà per la propria prosperità?

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