George Soros e i fratelli Charles Koch non hanno molto in comune, a parte il fatto di essere ultra milionari. Il primo è il finanziere che promuove l’agenda “liberal” progressista attraverso la sua rete “filantropica”, l’Open Society Foundations; l’altro, al contrario, è un repubblicano con un patrimonio di 60 miliardi di dollari considerato uno dei più influenti finanziatori del Gop. Entrambi, tuttavia, hanno almeno un acerrimo nemico in comune: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Soros, che aveva puntato un sacco di soldi su Hillary Clinton nel 2016, ha definito Trump “un impostore, un imbroglione, un potenziale dittatore”, mentre Koch ha criticato le politiche commerciali del presidente Usa in quanto, a suo avviso, causano danni di lungo termine agli Stati Uniti. I fratelli Koch, peraltro, fanno parte di un network repubblicano che si oppone alla ricandidatura di Trump alle elezioni presidenziali del 2020.

Non sorprende, dunque, che dei milionari con una visione così diversa del mondo ora facciano squadra e finanzino un progetto comune. Come riporta il Boston Globe, “in una delle più straordinarie collaborazioni nella storia politica americana moderna, Soros e Charles Koch, il più attivo tra i due fratelli, si uniscono per finanziare un nuovo think-tank” che vuole influenzare la politica estera americana.

Un think-tank “anti-militarista”?

Fiutando un sentimento diffuso tra repubblicani e democratici nel Paese e un’opinione pubblica sempre più desiderosa di porre fine alle “endless wars” degli Stati Uniti nel mondo, il think-tank di Soros e Koch “promuoverà un approccio basato sulla diplomazia e la moderazione piuttosto che sulle minacce, sanzioni e bombardamenti” in contrapposizione – almeno a parole – all’interventismo liberale e a quello neoconservatore largamente diffuso fra i think-tank con sede a Washington.

“Questa è una grande notizia”, ha commentato Trita Parsi, ex presidente del National Iranian American Council e co-fondatrice del nuovo think-tank. “Dimostra quanto sia importante terminare le guerre senza fine, se due personaggi così sono disposti a mettere da parte le loro divergenze e ad affiancarsi in questo progetto. Stiamo per contestare le basi della politica estera americana in un modo come non è mai stato fatto nell’ultimo quarto di secolo”. Il think-tank si chiamerà “Quincy Institute of Responsible Statecraft”, un omaggio a John Quincy Adams, che in un discorso solenne sul Giorno dell’Indipendenza del 1821 dichiarò che gli Stati Uniti “non vanno all’estero in cerca di mostri da distruggere”. Segretario di Stato del Presidente James Monroe e successivamente Sesto Presidente degli Stati Uniti, John Quincy Adams fu anche l’estensore della “Dottrina Monroe”, che rimarcava la supremazia degli Usa nel continente Americano; dottrina che divenne un pilastro della politica estera americana.

“Il Quincy Institute – si legge sul sito –  è un think tank orientato all’azione che getterà le basi per una nuova politica estera incentrata sull’impegno diplomatico e sulla moderazione militare. Il momento storico presenta un’opportunità unica per riunire progressisti e conservatori che la pensano allo stesso modo e impostare la politica estera degli Stati Uniti in modo sensato e umano. Le circostanze attuali del nostro paese lo richiedono”. Fin qui, tutto bene.

Il think-tank di Soros e Koch apre a settembre

Il think-tank, scrive il Boston Globe, aprirà a settembre, mentre l’inaugurazione ufficiale è prevista per l’autunno. L’Open Society Foundations di Soros e la Charles Koch Foundation hanno contribuito con mezzo milione di dollari ciascuno per finanziare il suo decollo. Altri donatori hanno aggiunto altri 800mila dollari. Entro il prossimo anno l’istituto spera di avere un budget che si aggira attorno ai 3,5 milioni di dollari e uno staff di esperti di politica estera. Le assunzioni sono in corso. Tra i co-fondatori ci sono, oltre alla già citata Parsi, molti critici della politica estera americana, tra cui Suzanne DiMaggio, lo storico e saggista Stephen Wertheim e Andrew J. Bacevich. 

George Soros e Charles Koch hanno fiutato una certa fiacchezza nel “sovraimpegno” degli Stati Uniti in campagne militari estenuanti e “senza fine”. Barack Obama ha vinto la prima volta promettendo un graduale disimpegno degli Usa dai teatri di guerra e il ritiro delle truppe da Afghanistan e Iraq, salvo poi appoggiare le Primavere arabe del 2011. Donald Trump ha fatto breccia negli elettori perché ha apertamente criticato la politica estera americana durante tutta la campagna elettorale. Soros e Koch lo sanno perfettamente ed è per questo motivo che presentano il loro think-tank come “antimilitarista” con un’astutissima mossa di marketing – peraltro coinvolgendo esperti come Andrew J. Bacevich di indiscussa preparazione e intelligenza.

La “vocazione missionaria” di Soros

Che il “think-tank” sia antimilitarista non significa che Soros e Koch rinuncino alla loro “vocazione missionaria”. Come scriveva il politologo Samuel P. Huntington nel suo Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, “l’Occidente – in particolare l’America, che è sempre stata una nazione missionaria – ritiene che i popoli non occidentali debbano convertirsi ai valori occidentali della democrazia, del libero mercato, del governo costituzionale, dei diritti umani, dell’individualismo, dello stato di diritto, e inglobare tali valori nelle proprie istituzioni”.

Soros ha tradotto questa vocazione finanziando con il suo denaro le cosiddette “rivoluzioni colorate” all’estero, in modo particolare nei Paesi ex sovietici. Come ammise lui stesso in un’intervista rilasciata alla Cnn nel maggio 2014, il finanziere confermò di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che contribuì alla deposizione dell’allora legittimo Presidente Viktor Yanukovych. Com’è noto, Soros finanziò anche la Rivoluzione delle rose del 2003 in Georgia e la cacciata del presidente Eduard Shevardnadze. Ma le sue ingerenze in Paesi stranieri non finiscono qui: nel 2016, per esempio, annunciò investimenti per 500 milioni di dollari in start-up, imprese già avviate e iniziative sociali a sostegno dei migranti in Europa.

Con la fondazione di questo think-tank, la strategia del finanziere “liberal” e di Charles Koch si fa ancora più sofisticata. Negli Usa, tuttavia, alcuni avanzano dubbi sull’operazione. “Dovremmo rallegrarci del lancio di un nuovo think tank di Washington finanziato in parte da George Soros per promuovere il non-interventismo? Il campione di interventismo e ‘Regime change’ ha cambiato idea?”, scrive per esempio il Ron Paul Institute dell’ex deputato repubblicano Ron Paul.

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