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Politica

Il terremoto che scuote Londra: gli Usa vogliono costruire la loro ambasciata al posto di quella cinese

Non si placano le polemiche sulla mega ambasciata cinese in fase di progettazione a Londra. Ecco che cosa sappiamo.

A Londra non si parla d’altro. Da quando la Cina, nel 2018, ha annunciato l’intenzione di trasferire la propria ambasciata in un enorme complesso a Royal Mint Court, vicino alla Torre di Londra, dopo aver acquistato il sito per circa 250 milioni di sterline, in molti si chiedono cosa ci sia dietro la mossa di Pechino.

Il gigante asiatico ha davvero bisogno di una struttura più grande per sbrigare i propri affari nel Regno Unito? Alcuni politici britannici ed esponenti dell’MI5 ipotizzano ben altro: che la futura ambasciata sia soltanto una copertura per sferrare operazioni di spionaggio e sorveglianza, nonché interferenze tecnologiche, contro le infrastrutture critiche della City.

Tra indiscrezioni, minacce e strascichi legali, l’Alta Corte di Londra ha intanto appena respinto la causa intentata dalla Royal Mint Court Residents’ Association, un’associazione locale che chiedeva la sospensione dei lavori del progetto per motivi di sicurezza. I giudici hanno respinto le richieste dei residenti sostenendo che, lo scorso gennaio, il ministro dell’Edilizia abitativa e il distretto londinese di Tower Hamlets avevano agito legalmente concedendo il permesso di pianificazione. Tutto in regola, dunque. Eppure, nelle ultime ore, si sono inseriti nel dossier anche gli Stati Uniti…

L’ambasciata cinese a Londra e la (possibile) mossa Usa

Che cosa c’entrano gli Usa? Formalmente niente. Sembra però che alcuni funzionari dell’amministrazione Trump abbiano discusso di come muoversi per prelevare il sito londinese adibito alla costruzione della “mega ambasciata” cinese per piazzarci una nuova sede diplomatica degli Stati Uniti.

L’indiscrezione è stata lanciata dalla testata I Paper, secondo cui Washington considererebbe una vittoria geopolitica l’acquisto dei terreni di Royal Mint Court nel caso in cui i permessi di pianificazione connessi a Pechino dovessero essere interrotti per ragioni burocratiche.

In base anche all’ultima decisione dell’Alta Corte di Londra é altamente improbabile che gli Stati Uniti possano estromettere la Cina dal cuore della City. L’idea sarebbe in ogni caso transitata fino ai piani alti del Dipartimento di Stato Usa. L’obiettivo? Assicurarsi una delle sedi diplomatiche più preziose della capitale britannica, negando al contempo al Dragone un importante punto d’appoggio simbolico nella metropoli inglese.

Dal canto suo la Royal Mint Court Residents’ Association pianifica il ricorso, mentre gli Usa continuano a monitorare la situazione. “I funzionari ai più alti livelli del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno discusso di questa idea per mesi e la adorano”, ha dichiarato un funzionario londinese a conoscenza del dossier. Anzi: l’idea sarebbe addirittura discussa nei circoli Maga e considerata alla stregua di una vittoria geopolitica. In un’intervista con Sky News lo scorso gennaio, il presidente della Camera degli Stati Uniti, Mike Johnson, ha spiegato che il sito della Royal Mint Court era un “ottima posizione per un’ambasciata”. “Vorrei che gli Stati Uniti avessero preso quel posto invece della Cina. Invia un certo messaggio – sembra – che la Cina avrebbe un posto così importante e avrebbeeouna mega ambasciata, e non penso che sia un grande sviluppo dal nostro punto di vista”, ha aggiunto lo stesso Johnson.

Sicurezza nazionale a rischio?

Pechino ha acquistato il sito della storica ex Royal Mint, accanto alla Torre di Londra, nel 2018 per un corrispettivo di 327 milioni di dollari. L’ambasciata cinese a Londra ha dichiarato alla Bbc che “fornire supporto e facilitazione per la costruzione di locali diplomatici è un obbligo internazionale del paese ospitante”. Il portavoce della sede diplomatica ha aggiunto che “la proposta di pianificazione e progettazione per i nuovi locali dell’ambasciata cinese nel Regno Unito è di alta qualità e i processi di applicazione e approvazione sono pienamente aderenti alle pratiche internazionali, nonché alle normative e alle procedure locali”.

Richard Dearlove, già direttore dell’MI6, sostiene invece che il governo rischierebbe di offrire alla Cina un’occasione straordinaria per compiere attività di spionaggio in una posizione sensibile di Londra. Qulche settimana fa, non a caso, il quotidiano Telegraph citava alcuni documenti che indicherebbero addirittura l’intenzione di Pechino di realizzare una stanza riservata nel seminterrato della futura ambasciata Londinese in prossimità dei cavi in fibra ottica che trasportano dati finanziari provenienti dalla City. Questo fantomatico locale sarebbe dotato di sistemi per l’espulsione dell’aria calda, un dettaglio che potrebbe far pensare alla presenza di apparecchiature ad alta potenza, come computer avanzati potenzialmente impiegati per operazioni di intelligence.

A cosa servirebbe? A intercettare le informazioni che transitano attraverso la rete, con la possibilità di accedere a dati sensibili di natura governativa e finanziaria del Regno Unito. Insomma, non c’è proprio pace per la nuova ambasciata cinese a Londra.

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