Il terremoto che rischia di cambiare il Medio Oriente

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Il tremore che ha scosso i terreni e le vite di milioni di persone tra Turchia e Siria è destinato ad avere conseguenze che vanno ben oltre quelle, già molto gravi, dell’immediata emergenza. Un cataclisma di tali proporzioni, generato da uno dei più forti terremoti dell’era moderna nell’area mediterranea, non può non avere ripercussioni in una regione, quale quella mediorientale, già di per sé molto fragile a livello politico.

La scossa delle scorse ore quindi rischia già oggi di essere quel nuovo elemento di instabilità del medio oriente, in grado di aggiungersi alle conseguenze derivanti dagli strascichi della pandemia, dalla guerra in Ucraina e dal rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità.

Trema la presidenza di Erdogan

Il terremoto è arrivato nel pieno di un’infuocata campagna elettorale. Il 14 maggio infatti la Turchia andrà al voto sia per le presidenziali che per le parlamentari. Un voto cruciale, dove la rielezione dell’attuale presidente, Recep Tayyip Erdogan, non è affatto scontata. Il “sultano” nelle grandi città ha perso terreno, nelle amministrative del 2019 il partito fondato dal presidente ha perso a Istanbul, ad Ankara e a Smirne. La tensione è molto alta e a dimostrarlo è stata anche la condanna a due anni per il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, possibile principale rivale di Erdogan.

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