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Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha firmato e promulgato un contestato disegno di legge anti-crimine che era stato approvato, all’inizio del mese, dal Senato di Brasilia. Il provvedimento, che rappresenta una delle promesse elettorali fatte dal futuro Capo di Stato in campagna elettorale, inasprisce le misure necessarie a combattere la corruzione ed i crimini organizzati e violenti portati avanti dalle gang che sono radicate nel Paese. In alcuni casi, inoltre, rende più semplice l’erogazione delle sentenze nei confronti di chi è sospettato di aver commesso uno dei reati presi in esame. Bolsonaro è riuscito ad imporsi, alle elezioni presidenziali dell’ottobre del 2018, anche grazie alla promessa di ristabilire legge ed ordine in Brasile, dove le gang del narcotraffico sono particolarmente potenti e dove il tasso di omicidi è il più alto del mondo.

Una legge strutturata

Il Ministro della Giustizia Sergio Moro, un ex giudice divenuto particolarmente popolare dopo aver condannato a pene detentive un certo numero di politici e uomini d’affari brasiliani ( tra cui l’ex presidente Lula) nell’ambito della cosiddetta “Operazione Car Wash”, ha ricordato come Bolsonaro abbia recepito i suggerimenti del suo ministero in merito ad alcuni veti da apporre a determinate parti del provvedimento. Il disegno di legge prevede, tra l’altro, un aumento della pena massima a cui si possa essere condannati, che passa dagli attuali 30 anni ai 40 anni, il divieto, per chi ha commesso crimini particolarmente feroci che hanno provocato la morte di una persona, di poter godere della libertà provvisoria ed un inasprimento di alcune misure nei confronti di chi vende armi illegalmente. Tra le misure sottoposte a veto, invece, c’è quella che avrebbe previsto una triplicazione della pena per i reati commessi su internet e Bolsonaro ha giustificato la propria scelta affermando che, qualora non avesse deciso di cassare questo elemento si sarebbe dato il via alla censura sui social network.

Una situazione grave

Il tasso di omicidi del Brasile, seppure sia tra i più alti del mondo, ha fatto registrare, negli ultimi anni, un leggero calo raggiungendo i 22.9 delitti per 100mila abitanti nel 2019. Questo decremento potrebbe essere spiegato con una riduzione delle violenze commesse nell’ambito del narcotraffico, che in ogni caso continua ad influire pesantemente sul numero di crimini commessi nel Paese. Diversi Stati brasiliani, inoltre, hanno pianificato ed organizzato operazioni anti-crimine che sono riuscite a dare, nel corso del tempo, i loro frutti: nel caso di San Paolo, ad esempio, il tasso di omicidi era sceso consistentemente già nel 2017. La presidenza Bolsonaro, in ogni caso, ha di certo intenzione di far proseguire questo trend positivo e di attribuirsene il merito: la popolarità del Capo di Stato, che è schierato su posizioni molto conservatrici e talora controverse, è strettamente legata anche al successo delle sue iniziative anti-crimine ed alla stabilizzazione del Paese. Jair Bolsonaro, in ogni caso, continua a godere di un certo supporto da parte della popolazione e secondo un’indagine demoscopica tenderebbe a prevalere su quasi tutti i possibili rivali in vista delle elezioni presidenziali previste per il 2022. L’unico a potergli mettere i bastoni tra le ruote, almeno stando a quanto riferito dal sondaggio, sarebbe proprio l’attuale ministro della Giustizia Sergio Moro e chissà che le complesse dinamiche del Paese non vedano proprio i due rivaleggiare per la presidenza nel prossimo futuro.

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