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Nei giorni scorsi il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato al pubblico che il celebre piano d’azione contro il separatismo islamista sta finalmente prendendo forma, dopo quasi due anni di anticipazioni e indiscrezioni, e che l’obiettivo è quello di avere una legge finalizzata ed approvata entro la fine del 2021.

Rispetto a quanto comunicato inizialmente, però, il progetto dell’Eliseo non riguarderà soltanto l’islam radicale e i territori perduti ma anche l’estrema destra; più nello specifico la piccola galassia del suprematismo bianco che sogna la guerra razziale.

La minaccia suprematista

Laurent Nunez, attuale direttore del Centro di coordinamento nazionale dell’intelligence e della lotta al terrorismo (CNRLT, Coordination nationale du renseignement et de la lutte contre le terrorisme), ha spiegato che il progetto di legge dell’Eliseo contro il separatismo islamista sarà molto più variegato e multidirezionale di quanto inizialmente annunciato.

Sebbene il focus sarà sul fenomeno del separatismo islamista, termine ombrello con il quale si fa riferimento all’islam radicale, ai problemi di integrazione nelle banlieu e alla questione dei cosiddetti territori perduti, un capitolo importante del piano per la sicurezza e l’integrità territoriale della Repubblica sarà anche dedicato al suprematismo bianco.

Come riporta AGI, secondo Nunez è sbagliato continuare ad associare il terrorismo al jihadismo, perché si tratta di un fenomeno molto più complesso di quanto si creda comunemente e che, soprattutto, è in costante evoluzione. La trasformazione di cui parla Nunez è avvenuta all’ombra della guerra al terrorismo islamista e riguarda la comparsa di un nuovo attore che non dovrebbe essere sottovalutato: il suprematismo bianco.

La decisione di includere questa minaccia all’interno delle forme di estremismo da monitorare e contrastare attraverso una legislazione ad hoc avviene al termine di un triennio caldo: almeno cinque attentati sventati, dalle mille e alle duemila persone finite nell’elenco dei sorvegliati speciali, diversi gruppi messi al bando.

Si tratta, quindi, di un fenomeno la cui nascita è relativamente recente ma che sta già destando preoccupazione all’Eliseo. La prima persona a denunciare un possibile scenario di “scontro diretto tra l’ultra-destra e il mondo musulmano” fu Patrick Calvar nel 2016. L’uomo, che all’epoca era alla guida della Direzione generale per la sicurezza interna, aveva spiegato che i crescenti attacchi contro i luoghi di culto islamici avrebbero dovuto essere inquadrati nel più ampio contesto di una comparsa di un nuovo tipo di estrema destra, all’americana, alla ricerca dello scontro razziale.

Minaccia reale o gonfiata?

La decisione della presidenza di allargare all’estrema destra il raggio d’azione della futura legislazione anti-separatismo potrebbe essere più un tentativo di corteggiare l’elettorato liberale di centrosinistra, al quale Macron fa riferimento, che il riflesso di una presa di posizione su un pericolo concreto e imminente.

Numeri alla mano, come riportano Le Figaro e AGI, gli investigatori francesi starebbero monitorando dalle mille alle duemila persone appartenenti alla galassia del suprematismo bianco. Dando uno sguardo più approfondito a quella cifra emerge che, in realtà, coloro che vengono categorizzati come “militanti attivi” sarebbero poco più di un centinaio e, inoltre, la maggior parte di essi sarebbe più attiva nella rete che nelle strade.

I numeri sul suprematismo bianco acquisiscono un’irrilevanza ulteriore se raffrontati con quelli che caratterizzano la prima minaccia, ossia il jihadismo: 150 quartieri ufficialmente “perduti” e 750 a rischio di seguire lo stesso destino, circa 2mila cittadini arruolatisi nelle file dello Stato Islamico e partiti alla volta del Siraq, 15mila persone nell’elenco dei sorvegliati speciali perché veri o presunti radicalizzati e/o perché membri veri o presunti di organizzazioni terroristiche.

Tornando al suprematismo bianco, dal 2017 ad oggi l’ultra-destra avrebbe provato a consumare almeno cinque attentati di cui non è dato sapere quale avrebbe potuto essere la potenziale entità. Quel che è noto, invece, è che ad essa vada imputata una parte di responsabilità per l’aumento degli attacchi contro i luoghi di culto islamici: dai 100 del 2018 ai 154 del 2019.

Lo stesso Jean-Yves Camus, autore di diversi libri sull’estrema destra ed esperto di radicalismi, nel tentativo di giustificare il graduale spostamento dell’attenzione dall’islam radicale all’estrema destra, non ha potuto evitare di nascondere quale sia la reale portata del problema: “Il primo freno è che in Francia, rispetto agli Stati Uniti, non abbiamo lo stesso rapporto con la violenza ed è molto più complicato procurarsi armi semi-automatiche”.

In altre parole, il primo ostacolo che dovrebbero affrontare i suprematisti bianchi francesi è di natura logistica, ossia il reperimento delle armi. Questo è dovuto, in particolare, sia alla legislazione nazionale sulle armi da fuoco che su un fatto possibilmente più importante: la piccola estrema destra francese non gode dell’accesso privilegiato alle reti di traffici illegali di armi, contrariamente a coloro che appartengono al mondo del jihadismo.

Il secondo motivo per cui quella del suprematismo bianco appare come una mossa elettorale è che, prosegue Camus, “[i suoi membri sono] personaggi virulenti con le parole ma che, per fortuna, raramente dovrebbero entrare in azione”.