I timori dell’Occidente saranno probabilmente fondati, questo revival passionale tra Putin ed Erdogan significherà probabilmente qualcosa.Una stretta di mano per aprire l’incontro, i ringraziamenti all’ “Amico” Vladimir Putin per il sostegno fornito durante la lunga notte del 15 luglio, la riapertura dei contatti commerciali: l’idillio tra Mosca ed Ankara riprende più forte che mai, e chi ne farà le spese sarà l’Occidente.Durante la conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro odierno di San Pietroburgo traspare questa volontà di riprendere da dove si era lasciato: economia, energia e politica, più qualche affare da curare in separata sede dopo i convenevoli pubblici. Nessuno dei due fa cenno alla risoluzione della questione siriana, non era oggetto delle discussioni della mattinata, ma con buona certezza si può affermare che qualcosa bolle in pentola. Erdogan sarà stato sicuramente informato dei progressi fatti ieri durante il trilaterale di Baku tra Putin, Ilham Aliyev e Rouhani, nel cui intrigo trova un posto confortevole anche la Turchia di Erdogan. Una Triplice Alleanza che potrebbe far storcere molti nasi in Occidente, primi tra tutti il tandem Obama-Clinton e poi frau Merkel.È tornato sul tavolo il problema degli scambi bilaterali, messi in crisi dalle tensioni provocate dall’abbattimento del caccia russo lungo il confine turco-siriano. Il turismo e l’economia turchi sono stati messi a dura prova dalle sanzioni russe, e sarà un passo decisivo la loro rimozione. Putin stesso ha ricordato come i settori agricolo e turistico costituiscano dei nodi fondamentali nei rapporti tra i due paesi e che presto Ankara potrà riprendere ad esportare i prodotti della propria terra verso la Russia. Sul tavolo la questione Turkish Stream, che sarà oggetto di ulteriore discussione. A tal proposito il Presidente russo non ha risparmiato una stoccata nei confronti di Bruxelles, additandola come responsabile principale della chiusura del progetto South Stream.La posizione di Erdogan non sarà risultata ai più particolarmente confortante, sebbene sia Mosca che Ankara sanno in grado di far leva su questa riappacificazione soprattutto in chiave mediorientale: la Turchia ha un alleato forte su cui contare al fine di lucrare sulla posizione statunitense nella regione. Il Sultano ha ricordato volutamente come i rapporti tra Usa e Turchia non muteranno in relazione all’estradizione di Fetullah Gulen, ma che sicuramente non salterà di gioia nel caso Washington insista nel proteggere il guru turco rifugiato in Pennsylvania. Anche Putin sa di non poter confidare incondizionatamente nella politica di Erdogan, ma finché “il nemico del mio nemico è mio amico”, una stretta di mano Vale molto più della parola.

Nel campo comunista di Goli Otok
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