Un tentativo di boicottaggio delle relazioni tra Russia e Turchia, dietro all’escalation che ha colpito negli ultimi giorni il governatorato di Idlib. Questa la dura accusa rivolta al presidente siriano Bashar al Assad dal leader turco Recep Tayyip Erdogan.

Ormai da due settimane, si sono intensificati gli scontri all’interno del governato di Idlib, l’ultima grande roccaforte dell’opposizione siriana. Stando ai dati diffusi lunedì scorso dalle Nazioni Unite, sarebbero più di 120 le vittime civili colpite dai raid aerei governativi su Idlib e dai lanci di artiglieria da parte dell’opposizione nella vicina zona di Hama.

LA LOTTA CONTRO IL TERRORISMO

L’intensificarsi degli scontri farebbe parte, secondo quanto dichiarato dal governo siriano, della lotta contro il terrorismo. Idlib, infatti, insieme a parte dei vicini governatorati di Aleppo, Hama e Latakia, si troverebbe sotto il controllo delle fazioni dell’opposizione, che governano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (Hts), un’organizzazione militante del salafismo jihadista coinvolta nella guerra civile siriana.

Spiegazioni che non hanno convinto Erdogan, che, criticando aspramente le dichiarazioni del governo siriano, ha posto l’attenzione sul gran numero di civili coinvolti nelle operazioni militari, oltre alla distruzione delle già precarie strutture sanitarie presenti nel territorio.

Secondo il leader turco, “”le violazioni del cessate il fuoco da parte del governo, che ha colpito la zona cuscinetto di Idlib nelle ultime due settimane, ha raggiunto un livello preoccupante”, a tal punto da minare il raggiungimento di una soluzione politica in Siria. Dunque, un “sabotaggio della cooperazione tra Russia e Turchia”, secondo quanto si legge in un tweet del capo della comunicazione della presidenza turca, Fahrettin Altun.

UNA ZONA CUSCINETTO DEMILITARIZZATA

Al momento, all’interno del governatorato di Idlib vivrebbero circa tre milioni di persone. A partire dallo scoppio della guerra civile nel 2011, la popolazione del governatorato è cresciuta del triplo, costituendo  un riparo per i civili e i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria, in particolare il Ghouta orientale.

Idlib, inoltre, ospita anche i civili che sono stati costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito al lancio dell’operazione turca Ramoscello d’Ulivo del gennaio 2018, e i combattenti di Tahrir Al-Sham che erano stati rimpatriati, insieme alle loro famiglie, dai campi profughi di Arsal, in Libano, nell’agosto 2017.

Già considerata parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, tenutisi nel maggio 2017, il territorio ha sempre rappresentato“un obiettivo legittimo” da colpire per il presidente siriano, impegnato a riprendere il controllo di tutto il territorio nazionale e a contrastare i rigurgiti del terrorismo. 

Nel settembre 2018, Russia e Turchia hanno concordato la creazione di una “zona cuscinetto demilitarizzata” nel governatorato, al fine di separare i soldati del governo siriano dalle forze ribelli. L’area sarebbe stata pattugliata da soldati turchi e russi, mentre ai ribelli era stato intimato di ritirare le armi pesanti dal territorio e ai jihadisti di abbandonare l’area.

La tregua, tuttavia, non è durata a lungo e, già nel mese di gennaio, è stata messa a rischio da Hayat Tahrir Al-Sham, che ha cercato di riprendere possesso del territorio, scatenando le ostilità. Gli scontri si sono intensificati nel mese di aprile, quando le forze governative, sostenute dalla Russia, hanno iniziato a colpire con insistenza le aree sotto il controllo dell’opposizione nel sud di Idlib e nel nord di Hama.

IL TIMORE DI UNA NUOVA ALEPPO

Il timore, più volte espresso anche dalle Nazioni Unite, è che Idlib possa diventare la prossima Aleppo, città che, nella seconda metà del 2016, era stata teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie dell’intero conflitto siriano. Un destino non molto diverso rispetto a quello toccato al territorio del Ghouta orientale lo scorso anno.

Idlib sembra ben riflettere i divergenti interessi di Russia e Turchia: Mosca sostiene le forze del presidente Al-Assad, mentre Ankara l’opposizione, che controlla il governatorato. Anche per questo motivo, i due Paesi stanno lavorando fianco a fianco, con la collaborazione dell’Iran, per evitare un’escalation militare e trovare una soluzione politica al conflitto siriano.

Oggi, intanto, è stata data notizia di un colloquio telefonico tra il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, e la sua controparte russa, il generale d’armata Sergej Kužugetovič Šojgu, che hanno discusso degli ultimi sviluppi nel governatorato siriano di Idlib e di eventuali misure necessarie per allentare la tensione nel territorio.