In Sudafrica ci si prepara ad una delle elezioni più delicate da quando nel 1994 il paese vota per la prima volta dopo la fine dell’apartheid. La nuova democrazia sudafricana compie un quarto di secolo di vita, ma a dispetto della giovane età non gode affatto di buona salute, così come ad essere malmessa è in generale la situazione economica del Paese africano. Le urne si aprono mercoledì, subito dopo il conteggio delle schede appare importante per determinare il futuro di una delle nazioni più importanti del continente nero.

Cyril Ramaphosa prova la riconferma

L’indiziato numero uno è ovviamente l’Anc, l’African National Congress fondato e guidato per anni da Nelson Mandela. Di fatto dal 1994 l’Anc è l’unico vero partito in grado di conseguire la maggioranza in parlamento e di esprimere il presidente. Il suo radicamento territoriale è pressoché intatto da 25 anni a questa parte, distribuito in modo omogeneo in tutto il paese. Ma l’Anc in realtà vive più sulla leggenda proprio di Mandela che sull’attuale popolarità riscontrata dal partito. Un potere praticamente mai messo in discussione in un quarto di secolo, coincide anche con un elevato livello di corruzione. E l’Anc, specie sotto la gestione dell’ex presidente Jacob Zuma, appare invischiato in diversi scandali da cui deve cercare di smarcarsi. Lo scorso anno il partito riesce ad evitare una staffetta tra lo stesso Zuma e l’ex moglie di quest’ultimo, Dlamini Zuma. Al suo posto si insedia Cyril Ramaphosa, da giovane presidente del sindacato dei minatori e figura più credibile del suo predecessore.

Ma in questi dodici mesi può fare ben poco: le manovre economiche del precedente governo sembrano peggiorare una situazione già di suo molto precaria. Percentuale di disoccupazione sempre più elevata, specie tra i giovani e specie tra la popolazione di colore. Ed è proprio questo il “popolo dell’Anc” che si sente maggiormente tradito. A 25 anni dalla fine dell’apartheid, le possibilità dei giovani neri di trovare lavoro appaiono più basse rispetto al decennio scorso, la povertà dilaga mentre l’élite politica dell’Anc si arricchisce. A questo occorre aggiungere una criminalità sempre più preoccupante, i grandi centri urbani sudafricani si presentano come alcune delle città più insicure al mondo.

Per questo è importante vedere il dato dell’Anc: sulla sua vittoria non ci dovrebbero essere dubbi, occorre però vedere quale percentuale il partito riesce ad ottenere. Nel 2014 l’Anc ottiene i due terzi del parlamento, adesso rischia di avere poco più del 50%. Una circostanza che per la prima volta in 25 anni lo porrebbe con un’esigua maggioranza all’interno della Camera Bassa. E questo aprirebbe lotte intestine alla formazione fondata da Mandela. Secondo la costituzione sudafricana, il presidente deve essere indicato dal partito di maggioranza e coincide con il suo leader: dunque, in caso di ridimensionamento, nonostante la vittoria c’è chi potrebbe chiedere la testa di Ramaphosa mettendone in discussione il secondo mandato. Dal canto suo, l’attuale capo di Stato punta su un programma che sembra portare l’Anc verso un “morbido” liberalismo in campo economico, puntando inoltre sulla lotta alla corruzione e sulla promessa di pulizia all’interno del partito.

Gli avversari dell’Anc

L’opposizione ovviamente scalpita: pur sapendo di non avere chance di vittoria, i partiti fino ad oggi in netta minoranza sperano di riuscire a guadagnare però voti erodendo il potere dell’Anc. Due sono le formazioni politiche in grado di guidare l’opposizione: l’Alleanza Democratica da un lato e l’Eff dall’altro. Il primo è il partito dei boeri, dei bianchi sudafricani che lamentano una progressiva discriminazione dalla fine dell’apartheid e l’aumento delle aggressioni contro la propria popolazione. I leader del partito in campagna elettorale si impegnano a fermare la discussa riforma agraria, che punta all’esproprio delle terre per la loro redistribuzione. Una mossa che, secondo l’Alleanza Democratica, serve solo per catturare consensi tra la popolazione di colore e pone a serio rischio la sicurezza nelle fattorie gestite dalla popolazione di origine europea.

L’Eff invece sta per Economic Freedom Fighters e si pone come formazione di ispirazione marxista, con l’obiettivo di instaurare in Sudafrica un’economia di stampo socialista. Il partito, guidato da Julius Malema, sta diventando sempre più popolare tra i giovani di colore del paese africano, anche se ancora non riesce a scalfire del tutto il primato dell’Anc. Malema si richiama soprattutto ai primi veri valori del partito di Mandela, denunciando la corruzione oramai presente in esso e chiedendo il voto per rilanciare un’economia oramai fortemente disequilibrata e lontana dai principi propagandati con la fine dell’Apartheid. Se per l’Anc il dato fondamentale è capire con quale percentuale vincerà, per Ad ed Eff è importante invece valutare con quale percentuale questi partiti perderanno: l’obiettivo, vista l’attuale impossibilità di mettere in discussione il primato dell’Anc, è avere un pugno di voti tale da poter dare vita ad una forte opposizione. Quella che, negli ultimi 25 anni, di fatto non c’è mai stata.

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