La politica estera multivettoriale dell’Azerbaigian rappresenta uno dei successi del suo processo di costruzione di uno stato indipendente. Per comprendere appieno la scelta dell’Azerbaigian a favore di una politica estera equilibrata e multivettoriale, bisogna rendersi conto delle realtà, delle difficoltà e delle prospettive insite in una repubblica indipendente post-sovietica con una popolazione a maggioranza musulmana, situata tra potenze regionali quali la Russia e l’Iran e, soprattutto, con una storia di occupazione decennale dei suoi territori riconosciuti a livello internazionale. Oltre al conflitto territoriale che dura da circa trent’anni con l’Armenia, la politica estera dell’Azerbaigian è stata anche plasmata e influenzata dalla sua apertura alla cooperazione con istituzioni internazionali, euro-atlantiche, islamiche, regionali e sub-regionali. Il suo successo nel mantenere separate la religione dallo Stato, cioè l’essere uno Stato laico con tradizioni islamiche, ha influito sulla scelta di alleati tra pesi di fedi simili e diverse.

Le basi di questa pragmatica politica estera dell’Azerbaigian sono state gettate dal defunto presidente Heydar Aliyev nei primi anni ’90 e, oggi, questa strategia è diventata il marchio dell’Azerbaigian: una politica estera “multivettoriale” o “equilibrata”. Forse all’epoca sarebbe stato difficile credere che l’Azerbaigian sarebbe riuscito a trovare il giusto equilibrio tra gli interessi contrastanti degli attori regionali e di quelli più esterni. Ciononostante, la traiettoria di una politica estera multidimensionale, impostata da Heydar Aliyev e che deriva dalla comprensione dei vantaggi di impegnarsi con tutti in base al proprio interesse nazionale, è rimasta una traiettoria di successo per l’Azerbaigian.

Il complesso vicinato e la storia della dominazione dell’impero sovietico hanno reso l’Azerbaigian un luogo davvero unico, dove l’Islam incontra altre religioni e l’Oriente incontra l’Occidente. Inoltre, fin dai primi giorni della sua indipendenza, l’Azerbaigian ha goduto di legami piuttosto stretti con altri paesi islamici diventando membro attivo dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), cosa che non gli ha tuttavia impedito di costruire una solida alleanza con Israele, nonostante la generale ostilità provata dalla maggior parte dei paesi interni all’OIC per lo stato ebraico.

L’Azerbaigian ha mantenuto buoni rapporti anche con Russia e Iran, nonostante i rapporti non siano mai stati completamente privi di fastidi. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Azerbaigian è riuscito ad evitare la prospettiva del trasferimento delle forze russe nei propri territori, senza tuttavia inimicarsi Mosca. Le relazioni con la Russia erano sì basate su istanze di cooperazione, ma era anche chiaro che la repubblica azera non avrebbe ceduto sulle questioni di massima importanza, come testimoniano alcuni esempi del passato, per esempio sull’aiuto prestato alla Georgia durante la crisi del petrolio del 2006 e la chiusura definitiva della stazione radar di Gabala nel 2012, per giustificare la quale sono state apposte ragioni economiche e ambientali.

L’Azerbaigian non ha scelto né di mettersi con la Russia né di inimicarsela, riuscendo così a portare avanti relazioni di cooperazione con questo paese. Nonostante occasionali disaccordi tra i due sulle spedizioni militari gratuite all’Armenia, il tenore generale delle relazioni tra Russia e Azerbaigian è stato coerente, soprattutto sulla scia della vittoria dell’Azerbaigian nella seconda guerra del Karabakh e il sostegno generale della Russia all’integrità territoriale della repubblica azera. Con il dispiegamento del contingente di pace russo in Azerbaigian, in conformità con l’accordo trilaterale del 10 novembre 2020, le relazioni tra i due paesi  potrebbero acquisire un nuovo significato con un ruolo maggiore della Russia nell’attuazione degli accordi e nella stabilizzazione postbellica della regione.

Le relazioni con la Turchia si sono sviluppate in termini fraterni e pragmatici. “Una nazione due stati” è diventato il modus operandi della stretta parentela tra Ankara e Baku. La Turchia è diventata alleato naturale dell’Azerbaigian sostenendolo nei primi anni dell’indipendenza e ha continuato a farlo su questioni vitali di politica estera, in particolare nel conflitto contro l’Armenia. Il sostegno politico turco è stato quindi indispensabile per la vittoria dell’Azerbaigian nella seconda guerra del Karabakh. La presenza di militari turchi nel Joint Peacekeeping Monitoring Center, istituito dalla suddetta dichiarazione trilaterale, ha ulteriormente rafforzato la posizione della Turchia e la sua influenza stabilizzatrice sull’architettura generale della sicurezza della regione.

Per quanto riguarda l’Iran, il supporto nei confronti della minoranza azera dell’Iran non è mai stato un’opzione e una politica di buon vicinato tra i due stati è diventato il percorso politico preferito. Le relazioni con l’Iran sono quindi, nel complesso, positive e pragmatiche, nonostante l’esistenza di problemi latenti derivanti dall’apprensione dell’Iran per la sua grande minoranza azera e l’alleanza regionale dello stesso con l’Armenia.

Dagli anni ’90, l’Azerbaigian si è anche impegnato a costruire partenariati con le istituzioni europee ed euro-atlantiche. La firma da parte dell’Azerbaigian di Accordi di Partenariato e Cooperazione (PCA) con l’UE nel 1999, l’adesione all’OSCE nel 1992, il programma Partnership for Peace della NATO (NATO PfP) nel 1994 e il Consiglio d’Europa nel 2001 hanno testimoniato un crescente desiderio da parte dell’Occidente e dell’Azerbaigian di una più stretta cooperazione su questioni di reciproco interesse. Anche se l’Azerbaigian non ha mai dichiarato apertamente e chiaramente il suo desiderio o un effettivo piano per integrarsi completamente con le istituzioni euro-atlantiche, si è continuamente posizionato come un partner attivo e affidabile delle istituzioni occidentali attraverso la partecipazione, le riforme e i contributi attivi.

Il successo dell’Azerbaigian nel garantirsi il sostegno degli Stati Uniti e dell’UE per ambiziosi progetti energetici e infrastrutturali, come il Baku-Tbilisi-Ceyhan e il Baku-Tbilisi-Erzurum, o per il Corridoio meridionale del gas, oleodotti e gasdotti che, “correndo” verso i mercati europei e bypassando l’Iran e l’Armenia ed eliminando così il dominio esclusivo della Russia come rotta energetica, ha testimoniato la capacità della leadership azera di eseguire un delicato calcolo costi-benefici su questioni di estrema importanza nazionale e di creare partnership affidabili con l’Occidente.

Inoltre, dopo gli attacchi agli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, l’importanza dell’Azerbaigian si è manifestata nella sua strategica posizione geografica e nella sua disponibilità ad aiutare gli alleati occidentali a lanciare e condurre operazioni anti-terrorismo, concedendo agli Stati Uniti il permesso di sorvolare lo spazio aereo dell’Azerbaigian e contribuendo in tutte le forme possibili agli sforzi universali anti-terrore.

Nel vortice di un insieme piuttosto complesso di interessi, l’Azerbaigian, con l’aiuto dell’Occidente, è riuscito a tenere a bada la Russia e a isolare l’Armenia, formando così alleanze economiche e politiche regionali con la Turchia e la Georgia per gli anni a venire. Tuttavia, questo non ha significato in alcun modo che l’Azerbaigian avesse intrapreso un percorso totale rottura con la Russia o che avesse cercato di inimicarsi il suo grande vicino. Né questa intensificata cooperazione pratica ed economica tra l’Occidente e l’Azerbaigian ha in alcun modo preannunciato una più stretta integrazione politica tra la repubblica azera e potenze occidentali.

Per esempio, in contrasto con la Georgia e l’Armenia, l’Azerbaigian è stato rapido nel respingere l’accordo di associazione del Partenariato Orientale (PO) proposto dall’UE, comprendendo che questo offriva una formula piuttosto vaga (più di un partenariato e meno di una vera e propria adesione) senza specificare le ragioni ultime nascoste dietro l’impegno in questo tipo di cooperazione e riforma.

L’Azerbaigian ha quindi avviato l’idea di un accordo bilaterale separato con l’UE, l’Accordo di Partenariato Strategico del 2016, che, a differenza degli accordi di associazione e dei DCFTA previsti dal PO, è costruito su termini di partenariato più equi, evitando così la necessità di conformarsi unilateralmente alle aspettative dell’UE e stabilendo una piattaforma di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Mentre i negoziati su questo accordo erano in corso, l’UE e l’Azerbaigian hanno anche firmato le priorità del partenariato per il 2018-2020 che si sono concentrate su quattro aree principali di cooperazione evidenziate nel PO: rafforzamento delle istituzioni e buon governo; sviluppo economico e opportunità di mercato; connettività, efficienza energetica, ambiente e politiche per il clima; mobilità e contatti interpersonali.

La relazione dell’Azerbaigian con la NATO è anche inquadrata dal programma PfP (1994), IPAP (concordato per un periodo di due anni), PARP (1997) e attraverso il Consiglio di cooperazione nord-atlantica (NACC, entrato nel 1992) e successivamente il Consiglio di cooperazione euro-atlantica (EAPC, membro dal 1997). In quest’ottica è possibile per i singoli paesi selezionare attività adeguate per la cooperazione bilaterale; queste includono, tra l’altro, la cooperazione in materia di sicurezza, la riforma del settore della difesa e della sicurezza, la pianificazione delle emergenze civili, la scienza e l’ambiente. L’Azerbaigian ha contribuito alle operazioni di mantenimento della pace condotte dalla NATO in Kosovo (KFOR), alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF) e alla Missione di sostegno risoluto (RSM) in Afghanistan, e ha dato significativi contributi finanziari all’Afghan National Army Trust Fund.

L’Azerbaigian partecipa al piano d’azione della NATO sul terrorismo (PAP-T), che prevede la condivisione di intelligence e di analisi con la NATO, il rafforzamento delle capacità nazionali di training antiterrorismo, e così via. Lavora anche con il Centro euro-atlantico di coordinamento della risposta ai disastri della NATO (EADRCC), nell’ambito del Defense Education Enhancement Program (DEEP) e del programma Science for Peace and Security (SPS), e partecipa alla Partnership Interoperability Initiative e ai progetti NATO Trust Fund per lo sminamento e la demilitarizzazione degli ordigni inesplosi.

Nonostante questa partnership con la NATO, l’Azerbaigian non ha mai espresso alcuna intenzione di un’unione permanente con l’Alleanza. Il suo impegno con la NATO si è fermato ad un buon partenariato e ad una cooperazione pratica di difesa nei riguardi di una vasta gamma di aree rilevanti.

La posizione internazionale dell’Azerbaigian e il suo raggio d’azione sono stati ulteriormente rafforzati dalla sua elezione a membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2012-2013 e, successivamente, dalla sua presidenza del Not- Aligned Movement (NAM), un’istituzione che riunisce 120 membri diversi ed è la seconda entità più grande dopo l’ONU. L’Azerbaigian ha guidato importanti iniziative all’interno del NAM e del Consiglio turco su questioni di importanza globale e regionale. Unire gli sforzi globali per affrontare la COVID-19 è stata una delle questioni più importanti avviate dall’Azerbaigian all’interno del NAM, che ha anche portato alla convocazione di una sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2020.

L’Azerbaigian è coerente nel proseguire con la sua politica estera multivettoriale che nasce dalla valutazione dei suoi interessi nazionali e dalla ricerca di un equilibrio nelle sue interazioni con diverse aree geopolitiche. Il paese ha fissato la sua traiettoria su una politica estera equilibrata e multiforme che cerca l’equidistanza da tutti i blocchi politici e militari e dalle iniziative di integrazione. L’Azerbaigian ha approvato una politica estera pragmatica che dà la priorità al mantenimento di relazioni di buon vicinato con le regioni limitrofe e al raggiungimento del giusto equilibrio nelle interazioni con i suoi partner.

Così, il successo della politica estera dell’Azerbaigian sta nella sua capacità di guardare in molte direzioni e abbracciare il suo crescente ruolo globale come presidente del NAM, i partenariati pragmatici, la sua origine turca e l’essere una terra di tolleranza e dialogo interreligioso. Questo delicato atto di bilanciamento è l’essenza della sua politica estera multivettoriale, che probabilmente rimarrà in vigore per il prossimo futuro.

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