Il sostegno alla Palestina al Mondiale per Club sta diventando sempre più esplicito

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Politica /

Al Mondiale per Club sta diventando sempre più facile vedere gesti di sostegno per la Palestina. Una notizia che forse non sembra sorprendente, considerando l’enorme successo della campagna ‘Show Israel the Red Card’ negli stadi di tutto il mondo in questi ultimi mesi, se non fosse per un dettaglio: il Mondiale per Club si gioca negli Stati Uniti.

L’amministrazione di Donald Trump si è fatta notare in particolare per la durezza contro i manifestanti pro-Pal. Lo scorso aprile uno studente dell’Università di Cincinnati è stato arrestato per aver mostrato una bandiera palestinese, mentre a inizio maggio dozzine di attivisti sono stati presi in custodia dalla polizia di New York dopo una protesta alla Columbia. C’è poi il caso molto discusso di Mahmoud Khalil, studente siriano proprio della Columbia che ora rischia l’espulsione dagli USA per il suo attivismo.

In poche parole, gli Stati Uniti oggi non sembrano il posto in cui sia più sicuro protestare in favore della popolazione di Gaza e contro il massacro commesso da Israele. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio per gli Affari umanitari dell’ONU, dall’ottobre 2023 a oggi sarebbero già morti più di 55.600 palestinesi, e i feriti sarebbero quasi 130.000. Nonostante tutto questo, gli stadi di calcio anche negli USA sono diventati una sorta di porta franco, sfruttando la visibilità internazionale dell’evento. Con addosso i riflettori del mondo e le telecamere di DAZN, le autorità statunitensi stanno lasciando correre le manifestazioni per la Palestina negli stadi del Mondiale per Club, che sono diventate sempre più frequenti in questi ultimi giorni.

Fin dalle prime partite della competizione, iniziata a metà giugno, alcuni tifosi del mondo arabo – in particolare gli egiziani dell’Al-Ahly e i tunisini dell’Espérance Tunisi – hanno portato sugli spalti bandiere della Palestina. Il loro primo vero momento di visibilità è arrivato però sabato 21 giugno, durante la partita tra l’Espérance e il Los Angeles FC, al momento del gol decisivo dei tunisini, segnato dall’attaccante Youcef Belaïii. Il giocatore algerino è corso a festeggiare la rete in direzione dei suoi tifosi, e così le telecamere della diretta internazionali hanno finito per inquadrare un uomo che sventolava una bandiera palestinese, e un secondo con una maglietta della squadra di Ramallah e una kefiah in mano.

Da quell’episodio, il supporto alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania è divenuto sempre più esplicito. Martedì 24 giugno l’attaccante palestinese Wessam Abou Ali ha segnato uan tripletta al Porto con il suo Al-Ahly, e ha festeggiato facendo con la mano il gesto di Handala. Si tratta di un celebre fumetto creato nel 1969 dall’artista palestinese Naji al-Ali, il cui simbolo di vittoria con le dita della mano è divenuto estremamente popolare nell’attivismo pro-Pal nel mondo arabo. Già al Mondiale per Club del 2023, dopo una vittoria sui sauditi dell’Al-Ittihad, i giocatori dell’Al-Ahly avevano celebrato il successo con lo stesso gesto.

Quasi in contemporanea con l’exploit di Abou Ali, a Seattle gli Emerald City Supporters – il principale gruppo ultras dei Seattle Sounders, notoricamente antifascisti – si univano alla protesta. Durante la partita contro il Paris Saint-Germain, i tifosi statunitensi hanno coperto la propria curva esponendo bandiere palestinesi, compiendo quella che è stata la prima massiccia manifestazione politica per questa causa durante la manifestazione. Già nei mesi scorsi, gli Emerald City Supporters avevano aderito alla campagna ‘Show Israel the Red Card’.

Il 25 giugno, infine, di nuovo la tifoseria dell’Espérance Tunisi si è fatta notare su questo fronte. Durante la partita contro il Chelsea, i tifosi nordafricani hanno srotolato un grande striscione con su scritto “Terra. Libertà. Palestina”. In nessuno di questi casi risulta che i tifosi coinvolti abbiano subito ripercussioni di qualche tipo da parte delle autorità statunitensi, dimostrando quindi come il calcio sia divenuto un ambito in cui l’attivismo pro-Pal sfugge alle possibilità di controllo e repressione.

Una cosa di cui gli Stati Uniti dovranno tenere conto anche tra un anno, quando ospiteranno la Coppa del Mondo per squadre nazionali assieme a Canada e Messico. E di cui in qualche modo dovrà tenere conto pure l’italiana FIGC in vista del prossimo ottobre, quando ancora una volta la squadra di Israele affronterà gli Azzurri a Udine per un incontro ufficiale.