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Crisi sventata, o forse no. Sicuramente, crisi rinviata. Presentando un lungo e articolato elenco di richieste al premier Giuseppe Conte il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, ha sicuramente alzato la posta per garantire la sua permanenza nell’esecutivo e, dunque, la sopravvivenza stessa del Conte-bis. Dall’attivazione del Mes alla ridefinizione della governance dei servizi segreti, che Renzi ritiene siano stati gestiti troppo personalisticamente dal presidente del Consiglio, i cahier de doleances che Renzi, i suoi ministri (Elena Bonetti e Teresa Bellanova) e i big del partito (Maria Elena Boschi, Ettore Rosato) hanno presentato a Conte sono numerosi e richiedono risposta in tempi brevi.

Per non parlare, poi, del nodo più problematico, quello della gestione dei fondi europei di Next Generation Eu, con Renzi che contesta a Conte il suo modello estremamente accentratore.

La sensazione è che, complice il clima natalizio, i nuovi Dpcm e la legge di bilancio, Conte e Renzi abbiano siglato un temporaneo patto di non aggressione per mezzo dell’accettazione da parte del premier delle richieste renziane come base negoziale. Da gennaio, però, tutto tornerà ad agitarsi. E le strade sono segnate: o il governo proseguirà con un “patto di legislatura” guidato da Movimento Cinque Stelle e Partito Democraticocon ritirata dei renziani, o si procederà a un rimpasto, obiettivo strategico di Italia Viva per aumentare il suo peso negoziale nell’esecutivo, o si arriverà alla caduta dell’esecutivo.

Il fatto che anche il Pd abbia alzato il calibro delle richeste al premier, chiedendo un’accelerazione dell’azione di governo, rende inderogabile qualsiasi discussione che avverrà con l’anno nuovo. La passerella libica di Conte e Luigi Di Maio è forse servita come diversivo all’appuntamento coi renziani, ma presto o tardi i nodi verranno al pettine. E la realtà dei fatti parla di un premier accerchiato, inviso al Pd, che lo ritiene estraneo alla sua tradizione dopo averlo invano provato a arruolare come “leader dei progressisti” e tremendamente indigesto a Renzi. Le motivazioni che spingono l’ex premier a mal sopportare Conte sono ben esplicitate da Marco Antonellis: “Il vero timore che serpeggia dalle parti di Italia Viva è che a Palazzo Chigi vogliano usare il Recovery Fund e la gestione in solitaria della Task Force come trampolino di lancio per la discesa in politica e la futura costruzione di un partito centrista che potrebbe avere il premier come protagonista”.

Un Conte capace di rompere le uova nel paniere a Renzi e al suo tentativo di federare il centro italiano assieme a Azione di Carlo Calenda e Più Europa è dunque una minaccia percepita dal senatore fiorentino come estremamente problematica per il suo futuro politico. Ammesso – è bene sottolinearlo – che quel conteso “centro” esista nella conformazione immaginata da coloro che desiderano occuparlo, la partita politica per conquistarlo è estremamente attiva.

Non va sottovalutata anche una questione legata alla rivalità e all’antipatia personale che separa i due da diversi anni. Quando nacque il governo gialloverde M5S-Lega Renzi riportò alla luce alcuni tentativi di avvicinamento politico che Conte, ex docente dell’Università di Firenze, aveva tentato nei suoi confronti quando amministrava il capoluogo toscano; nell’agosto 2019, dopo aver chiamato a una nuova coalizione di governo al termine dell’esperienza del Conte I, Renzi ammise il “fallimento” del premier e chiese nuove formule e un nuovo nome per il governo del Paese da lui auspicato, salvo poi dover accettare la mediazione di Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio sul Conte II.

Ora Renzi, uomo di potere ben più inserito e ben più esposto del ridotto peso elettorale della sua formazione, mina il progetto autonomista di Conte puntando sulla leva degli agganci internazionali, sulla sua predilezione per dossier che si sa esser scottanti per i governanti (come l’intelligence) e su un continuo logoramento. Alzare la posta, ottenere posizioni rilevanti ai tavoli delle trattative, partecipare alla scelta del nuovo presidente della Repubblica, tenere sotto scacco il governo da ago della bilancia: gli obiettivi renziani sono ambiziosi e c’è la sensazione che l’ex premier nel confronto con Conte abbia varcato il Rubicone e non possa più accontentarsi dei numerosi “penultimatum” lanciati in questo anno e mezzo. La “tregua di Natale” potrebbe servire solo ed esclusivamente ad affilare le armi in vista della resa dei conti nel 2021. Nella consapevolezza che quella Renzi-Conte è anche una partita che si gioca su più livelli, l’ultimo dei quali, in prospettiva, sarà elettorale. Ed è forse quello lo scenario maggiormente da tenere in conto guardando a una sfida destinata a non esaurirsi con questa esperienza di governo.