Voti a destra? Se non sei apertamente razzista, hai paura e “ragioni” con la pancia. La sinistra non si rende nemmeno conto di quanto questo tipo di approccio sia offensivo nei confronti degli elettori, come se gli italiani fossero soggiogati da Matteo Salvini o Giorgia Meloni e non siano in grado di ragionare, serenamente, con la propria testa.”Uno che ha votato Lega non capisce tanto, capisce fino ad un certo punto” ha detto una volta il fotografo Oliviero Toscani a La Zanzara. Senza dimenticare il solito Gad Lerner. Il suo tweet del 27 maggio scorso è intriso della supponenza di chi si crede colto e intelligente: “L’Italia leghista è un rivolgimento profondo. Già in passato le classi subalterne si illusero di trovar tutela nella trincea della nazionalità. Non finì bene”.

La narrazione dominante sostiene che il boom dei cosiddetti “sovranisti” sia in gran parte dovuto alla “paura” che essi trasmettono all’elettorato, soprattutto sul tema dell’immigrazione. Con annesse vagonate di amenità e banalità trite e ritrite, della serie: non è vero che l’immigrazione di massa è un problema reale, è soltanto una “percezione”. Dunque, gli elettori che votano i sovranisti sono “soggiogati” dagli “imprenditori della paura”, per usare un’espressione impiegata già da Tito Boeri. Per gli “intelligenti”, al contrario, votare per per i “cosmopoliti globalisti” è segno di inequivocabile apertura mentale, lucidità e di fiducia nel futuro. Peccato che un sondaggio ora dimostri che l’avanzata dei sovranisti in Italia non abbia assolutamente nulla a che fare con la “paura” nei confronti degli immigrati.

Il sondaggio che sbugiarda i progressisti

Un sondaggio realizzato da italiani.coop, centro studi di Coop Italia – tutt’altro che ascrivibile al campo “sovranista” – ha analizzato le parole più “googlate” dagli italiani quando parliamo di timori e fobie. “Alcune della paure che emergono sono ancestrali – si legge – come quella del buio o di volare che negli ultimi 10 anni hanno sempre occupato il podio delle ricerche su Google. A questa si associa la paura dei cani, che nella top 40 è l’unico animale domestico temuto e oltretutto in crescita. Gli altri sono farfalle, api, serpenti o ragni, cui si affianca nel 2019 la risalita della classifica da parte dei topi, forse in crescita nelle ricerche per lo stato di abbandono di alcune città italiane (rispettivamente 27°, 20° e 9° posto nel 2008, 2017 e 2019)”.

Se c’è una cosa di cui molti italiani hanno paura è il buio (1° posto), la paura di volare (2° posto), dei cani (3° posto) e delle malattie (4° posto). Ma dove sono gli stranieri, verso i quali i conservatori-sovranisti indirizzerebbero tutto il loro astio al fine di racimolare consensi? Nel 2008 erano al 36° posto e ora sono persino scivolati verso in basso di una posizione, al 37esimo. La verità è che gli italiani – quel popolo disprezzato dalle élite di sinistra animato, a loro dire, da rigurgiti razzisti e fascisti – hanno più paura delle api, dei ragni, dei temporali e del dentista che dello “straniero”, come vorrebbe far credere la sinistra.

Nelle ricerche, si legge, “si riflettono anche le percezioni non dichiarate. Crolla e di molto la ricerca della paura di perdere il lavoro (da 3° a 25° in una decina di anni è la query che più scende in classifica nel 2019), cresce la paura del cambiamento (da 23° a 18°), ma il futuro spaventa di meno gli italiani (da 5° a 11°). In compenso cresce molto la paura della solitudine, soprattutto nell’ultimo biennio (19° nel 2017 e 8° nel 2019). Rimangono poi nella top 40 alcune paure atipiche come quella dei bottoni, quella dei clown, quella delle bambole che è in crescita, così come quella dei piedi”. Nessuna traccia, insomma, della paura verso immigrati e stranieri fomentata dai sovranisti.

La sinistra si piega all’identità

La verità è che la sinistra, soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino e del socialismo reale sovietico, ha bisogno di appellarsi all’irrazionalità e alla politica dell’identità per sopravvivere. Come ha ben spiegato Mark Lilla, nel saggio L’identità non è di sinistra, come “in uno strano gioco di immedesimazione”, le “forze politiche progressiste sembrano ogni giorno più ossessionate da tutto ciò che è marginale”. Che si tratti di minoranze o gruppi vulnerabili da difendere, “questo atteggiamento”, osserva, “ha origine in una visione politica che ha fatto dell’io e delle sue volatili definizioni un simbolo sacro”.

Il celebre politologo statunitense Francis Fukuyama, autore del celebre La fine della storia, ha invece spiegato nel suo ultimo saggio Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi (Utet), che “il problema con la sinistra odierna sta nelle particolari forme di identità che questa ha deciso sempre di più di esaltare. Anziché costruire solidarietà attorno a vaste collettività come la classe operaia o gli economicamente sfruttati, si è concentrata su gruppi sempre più ristretti che si trovano emarginati secondo specifiche modalità”.

Nel campo comunista di Goli Otok
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