Tilff è una piccola località adagiata sulla riva destra del fiume Ourthe, uno degli affluenti più importanti della Mosa. Liegi è molto vicina da qui, basta percorrere pochi minuti l’autostrada A26 per arrivare alla periferia della città. Per diversi giorni a Tilff ci sono stati gli italiani. Non una novità per la verità: qui la comunità di nostri connazionali è radicata da anni, da quando negli anni ’50 in migliaia hanno cercato fortuna nelle fabbriche e nelle miniere della zona. Questa volta però gli italiani presente avevano delle divise. Sono quelle dei vigili del fuoco e della Protezione Civile. Alcuni di loro hanno salvato la settimana scorsa almeno 40 persone, abitanti di Tilff che si sono ritrovati il fiume Ourthe in casa a seguito delle inondazioni. Il corso d’acqua ha allagato tutte le zone circostanti, esattamente come accaduto nelle stesse ore da altre parti in Germania e nei Paesi Bassi. Quando il Belgio ha capito di essere in emergenza si è rivolto all’Italia. E non è stato un caso.

L’Italia chiamata in prima linea

C’è un filo comune che lega il disastro delle inondazioni nel nord Europa con la tragedia dell’Irpinia del 1980. Due eventi apparentemente diversi, distanti sia temporalmente che geograficamente. In realtà se oggi l’Italia viene chiamata a dare soccorso all’estero, è proprio per le esperienze maturate dopo il sisma di 41 anni fa. In quell’occasione diversi comuni sono stati rasi al suolo, almeno tre regioni hanno pianto complessivamente più di tremila vittime, un’ecatombe che al nostro Paese è servita come sveglia. Nonostante anni di esperienza nell’affrontare le calamità naturali, l’Italia si era allora riscoperta ancora una volta fragile e impreparata nel prestare soccorso. Si è avuta da qui la spinta per la nascita della Protezione Civile. Un’idea messa in pratica in primo luogo dal deputato Giuseppe Zamberletti, definito oggi “padre” del concetto di organizzazione e coordinamento dei soccorsi. Un’idea tanto semplice nel principio quanto complessa nella sua applicazione, che consiste nel mettere assieme ogni attore nazionale e locale per dare immediate risposte alle urgenze.

L’Italia dopo l’Irpinia ha purtroppo dovuto affrontare altre tragedie. L’alluvione di Sarno, così drammaticamente simile agli eventi accaduti tra Belgio e Germania, i terremoti del Molise, dell’Abruzzo e del centro Italia hanno dato al nostro Paese modo di collaudare un sistema dei soccorsi oggi tra i più efficienti al mondo. Nella penisola si pecca in programmazione e prevenzione, questo è un dato di fatto. Ma quando occorre mettere in moto la macchina organizzativa degli interventi in caso di disastro, mezzi e uomini riescono ad arrivare in poco tempo ovunque c’è bisogno. Prima ancora che a Roma si abbia contezza su un determinato evento, a livello locale ci sono già le sezioni della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine pronte a prestare soccorso. Una competenza che l’Italia ha maturato sulla sua pelle nel corso degli anni e che negli ultimi giorni in nord Europa si è rivelata molto utile. Il Belgio ha subito chiesto squadre dei vigili del fuoco italiane. L’azione dei soccorritori giunti dal nostro Paese nella disastrata località di Tilff si è rivelata utile sia in termini logistici che organizzativi. E non è escluso che a breve altri uomini e mezzi partiranno dall’Italia verso le zone alluvionate.

Quella competenza sulle emergenze richiesta in tutto il mondo

L’intervento in Belgio dei soccorritori italiani di questi giorni non è il primo del genere a livello internazionale. Il 26 dicembre 2004, giorno dello tsunami abbattutosi nel sud est asiatico, diverse squadre della Protezione Civile sono partite alla volta dei luoghi del disastro. In Thailandia, in Sri Lanka e nelle Maldive, poche ore dopo l’arrivo dell’onda che ha ucciso migliaia di persone, erano presenti centinaia di soccorritori italiani. Un lavoro che si è rivelato utile su due fronti. In primo luogo per le popolazioni colpite, le quali hanno ricevuto assistenza per i bisogni immediati successivi alla tragedia. In secondo luogo per gli altri Paesi europei. Nella zona quel giorno erano presenti infatti migliaia di cittadini del Vecchio Continente in vacanza nelle località di mare: “L’Italia, prima tra i Paesi stranieri ad essere presente nelle zone colpite – si legge in un documento della Farnesina riferito allo tsunami del 2004 – ha rimpatriato con 32 voli speciali anche cittadini europei e di altre nazionalità, fornendo utili suggerimenti per l’attivazione anche nelle altre capitali europee di sistemi di tecnologia avanzata per rintracciare i connazionali”.

Le calamità naturali purtroppo sono eventi da mettere sempre in conto. Questa volta l’onda del disastro ha toccato il nord Europa, regione solitamente esente “al riparo” per via della natura di un territorio poco sismico e dove le inondazioni raramente raggiungono la portata dei giorni scorsi. L’Italia potrebbe quindi mettere al servizio di quei Paesi toccati dalle calamità la propria esperienza. Un elemento che, sotto il profilo politico, potrebbe trasformarsi tra le altre cose anche in una vera e propria arma di Soft Power.

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