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Era il 12 giugno 2015: a Baku, capitale dell’Azerbaijan, all’interno del nuovo stadio olimpico, la bandiera nazionale veniva issata dai militari davanti alle telecamere giunte da ogni parte del mondo. Subito dopo l’inno nazionale, il pubblico ha potuto assistere anche a una performance della cantante americana Lady Gaga e di altre star internazionali. Venivano così inaugurati i primi “Giochi europei“, una sorta di mini olimpiade riservata agli atleti del Vecchio Continente, un po’ sullo stile dei Giochi panamericani e dei Giochi d’Asia. Per l’Azerbaijan, quella serata ha rappresentato l’apice della propria strategia di soft power.

Gli investimenti di Baku nello sport

Il Paese caucasico ha riversato molti sforzi nell’organizzazione di importanti competizioni sportive. L’Azerbaijan fa parte della schiera di quelle nazioni che, con i proventi dell’esportazione di materie prime, gas e petrolio su tutte, sta provando a farsi conoscere tramite lo sport. Da quando l’economia, a partire soprattutto dagli anni successivi all’indipendenza del 1991, ha iniziato ad essere trainata dalle risorse energetiche, da Baku sono partiti gli input per investire sulla propria immagine. Il nome del Paese negli ultimi anni è apparso sulle maglie di alcuni importanti club di calcio. L’Atletico Madrid, una delle squadre più titolate d’Europa, dal 2012 al 2015 ha avuto come main sponsor il ministero del turismo dell’Azerbaijan: sulle divise è spuntata la scritta “Azerbaijan, Land Of Fire”. Il marchio Socar, l’azienda di Stato impegnata nell’estrazione e nel trasporto delle materie prime, da un decennio a questa parte è possibile rintracciarlo tra le sponsorizzazioni di importanti eventi internazionali.

Oltre però agli investimenti finanziari, l’Azerbaijan ha puntato molto anche sull’organizzazione di manifestazioni sportive seguite da una platea molto vasta di pubblico. I Giochi europei del 2015 hanno rappresentato in tal senso un banco di prova molto importante. In primis perché si trattava della prima edizione di questo evento, con Baku che ha potuto iscrivere così il proprio nome nella storia della competizione. In secondo luogo perché alla capitale azerbagiana è stato chiesto uno sforzo organizzativo imponente, visto che gli atleti da accogliere erano 6.000 provenienti da 50 Paesi. Sono stati costruiti nuovi alberghi, nuove strutture ricettive, così come nuovi stadi, palasport ed altre strutture per lo svolgimento delle competizioni. Dopo il successo dei Giochi Europe, Baku l’anno successivo ha replicato con il Gran Premio di Formula Uno. La sede di gara è stata ideata non all’interno di un autodromo, bensì tra le vie del centro cittadino della capitale azerbaigiana. Un modo per promuovere in chiave turistica la città e mostrare a milioni di spettatori i monumenti della città. Ad oggi il Gran premio dell’Azerbaijan è tappa consolidata del mondiale, dal 2016 è saltata soltanto l’edizione del 2020 per via del coronavirus. A conferma della nuova tradizione sportiva di Baku anche la finale di Europa League del 2019, ospitata nello stadio olimpico usato per i Giochi Europei.

La ricostruzione del Nagorno Karabakh

La questione relativa alla regione contesa tra azerbaigiani ed armeni, ancora oggi è una delle spine nel fianco di entrambe le parti in guerra. Con un conflitto non risolto e pendente, è difficile pensare ad adeguate strategia di Soft Power. Vale per Yerevan, così come per la stessa Baku. Proprio nella finale di Europa League del 2019, il calciatore armeno dell’Arsenal, Henrikh Mkhitaryan, ha preferito non partecipare per via proprio della vicenda relativa al Nagorno. Il governo azerbaigiano però adesso è nelle condizioni di sfruttare la vittoria militare ottenuta dopo l’escalation iniziata lo scorso 27 settembre. Aver ripreso buona parte del territorio del Nagorno Karabakh, è un vantaggio a livello mediatico. Al tempo stesso però, da Baku sembrano ben consapevoli che dopo “l’hard power” occorre adesso proseguire sulla scia delle strategie di Soft Power portate avanti negli ultimi anni. Lo ha fatto intendere lo stesso presidente Ilham Aliyev nel discorso tenuto ai membri del governo al termine del 2020.

Il capo dello Stato azerbaigiano ha infatti puntato i riflettori sulla necessità della ricostruzione del territorio teatro del conflitto. Sono stati presentati progetti per la realizzazione di due nuovi aeroporti internazionali, così come di autostrade in grado di collegare alcune delle città del Nagorno Karabakh al resto del Paese. L’Azerbaijan spenderà diverse risorse per l’adeguamento infrastrutturale della regione, un concetto che i rappresentanti del governo in visita a Shusha, la “Parigi del Caucaso” riconquistata a poche ore dalla cessazione delle ostilità a novembre, hanno ribadito più volte. E non soltanto per attuare una mera opera di ricostruzione, bensì proprio per applicare un altro dei punti fondamentali del Soft Power di Baku: mostrare cioè l’ammodernamento infrastrutturale del Paese. Un modo, tra le altre cose, per ambire ad essere riferimento economico per l’intero Caucaso.