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Kim Jong Un sembrerebbe essere sparito nuovamente dai radar. Questa volta non c’è alcun allarme in merito alle condizioni di salute del presidente della Corea del Nord. A differenza di quanto accaduto a tra aprile e maggio, nessuno ha collegato il prolungato silenzio del Grande Leader a qualche evento nefasto. Eppure, per capire quali potrebbero essere le prossime mosse di Pyongyang, vale la pena dare un’occhiata al calendario e cerchiare con la matita rossa almeno due imminenti appuntamenti.

Il primo coincide con la parata militare che, con ogni probabilità, dovrebbe svolgersi a gennaio, a Pyongyang, in occasione del Congresso del Partito del lavoro nordcoreano. Secondo il sito 38 North, che ha pubblicato diverse immagini satellitari, migliaia di militari sono stati mobilitati in vista della celebrazione, che si svolgerà presso Piazza Kim Il Sung, nel cuore della capitale. Ricordiamo che, in occasione dell’ultima parata militare su larga scala, organizzata lo scorso ottobre per il 75mo anniversario del Partito del lavoro, il governo nordcoreano ha esibito un nuovo missile balistico intercontinentale. C’è, dunque, chi ipotizza che la Corea del Nord possa mettere in mostra qualche nuova arma.

Ipotesi, incognite, possibilità

L’altro evento da tenere sotto controllo è il prossimo 20 gennaio, quando Joe Biden presterà giuramento per diventare il 46esimo presidente degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Nikkei Asian Review, Kim sta probabilmente pianificando la sua prossima mossa. Che – il condizionale è d’obbligo – potrebbe essere svelata proprio nel giorno chiave per la nuova America di Biden.

Difficile provare a indovinare la “sorpresa” di Kim. Anche perché il Grande Leader, contrariamente a quanto sostengono gli esperti, potrebbe semplicemente non far niente. In vista della citata parata, Pyongyang potrebbe stringere i muscoli testando un grande missile balistico intercontinentale (uno di quelli svelati nell’ultima cerimonia di ottobre) oppure sparare un missile balistico da un sottomarino in costruzione.

Non è da escludere neppure un’operazione militare nei pressi della cosiddetta Northern Limit Line, la linea di demarcazione marittima tra le due Coree, con l’intenzione di provocare il Sud. Massima attenzione, infine, dovrà essere prestata anche al discorso di Kim Jong Un. Il leader, oltre a raccogliere il massimo consenso del suo popolo in un momento difficile, potrebbe infatti inviare un messaggio agli Stati Uniti.

Qualcosa si muove

Dietro le quinte, sostengono varie fonti diplomatiche, qualcosa si sta muovendo. Al netto di tutte le ipotesi sul tavolo, gli assistenti di Joe Biden starebbero spingendo per riavviare i colloqui sul disarmo tra Washington e Pyongyang. Un’ipotetica, nuova proposta di colloqui potrebbe essere lanciata sotto forma di piano per congelare lo sviluppo delle armi nucleari nordcoreane.

Ma oltre il 38esimo parallelo, nonostante un’economia gravata dalla pandemia di Covid (ufficialmente il virus non è mai entrato nel Paese), l’umore è alle stelle. I nordcoreani ritengono di aver sviluppato armi tali da poter infliggere danni alla capitale degli Stati Uniti. E, per questo motivo, esigono non solo di essere presi in considerazione, ma anche di svolgere eventuali negoziati su un piano di parità. Attenzione però, perché la Corea del Nord ha fissato condizioni precise per la riapertura dei negoziati: la rimozione delle sanzioni economiche e la fine delle esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud.

Qualche mese fa, durante un dibattito presidenziale, Biden ha definito Kim un “delinquente” e criticato Donald Trump per aver legittimato il leader nordcoreano. Facile ipotizzare che il rapporto Biden-Kim sarà, con ogni probabilità, più complicato rispetto al legame di quasi amicizia che si era creato tra il leader nordcoreano e The Donald. Bisogna inoltre considerare che Biden ha posto grande enfasi sul tema dei diritti umani; un tema, questo, che potrebbe allontanare Usa e Nord Corea. Infine, è pur vero che Biden, data la pandemia di Covid e la conseguente campagna di vaccinazione, possa non considerare la Corea del Nord tra le sue priorità. In tal caso, il rischio è quello di provocare la reazione di Pyongyang che, come sappiamo, odia essere snobbata. Soprattutto quando deve fare i conti con problemi economici interni.

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