La geopolitica della corsa allo spazio
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La Germania ha deciso di rendere pubblico l’elenco delle forniture militari per l’Ucraina. Martedì 21, sul sito del governo federale tedesco, è comparsa una lunga lista dove, tra gli aiuti di natura non letale come kit medici, elmetti, divise, tende e razioni, compaiono per la prima volta in via ufficiale gli armamenti che Berlino ha spedito o si appresta a spedire a Kiev.

Tra di essi spiccano sette obici semoventi Pzh 2000 (unitamente all’Olanda), 54 Apc (Armoured Personnel Carrier) tipo M113, 30 veicoli antiaerei “Gepard”, ma soprattutto parti di ricambio per MiG-29 e un numero indefinito di sistemi di missili superficie-aria (Sam) Iris-T SLM. Viene confermato quindi l’invio di armamento pesante, anche moderno e di fabbricazione occidentale (i Pzh ad esempio), in una mossa che non deve sorprendere.

La decisione di rendere pubblica la lista completa, infatti, assume un forte significato politico che si pone nel solco del cambiamento della politica tedesca nei confronti della Russia con l’avvicendamento al governo della nazione. Il cancelliere Olaf Scholtz ha dimostrato di essersi staccato dalla linea di Angela Merkel, che lo ha preceduto, se pur continuando a restarvi aderente per la questione energetica: in un’intervista, Scholtz ha difeso fondamentalmente la politica di riconciliazione con la Russia del suo predecessore affermando che “il tentativo di riconciliazione non può mai essere sbagliato, e nemmeno il tentativo di andare d’accordo pacificamente”.

Le parole di Scholtz però sono state determinate dalle contingenze tedesche di forte dipendenza energetica dalla Russia, che lo stesso cancelliere ha definito “un errore nella politica economica tedesca” in quanto non sono state costruite “infrastrutture necessarie in modo da poter cambiare rapidamente rotta se si fosse arrivato al peggio”.

Il cancelliere ha difeso anche il Nord Stream 2, definendolo come un “progetto del settore privato” sebbene sia chiara a tutti la portata politica di quel gasdotto che avrebbe permesso di ridurre il passaggio di gas naturale dalla Russia all’Europa Centrale attraverso l’Ucraina.

Il cambiamento più radicale riguarda però proprio il settore degli armamenti: per anni la Germania si era rifiutata di supportare l’Ucraina davanti all’aggressione russa in Donbass e Crimea attraverso l’invio anche solo di munizionamento. Il nuovo esecutivo, che dapprima aveva tentennato nel sostegno a Kiev all’inizio dell’invasione di febbraio, ha rapidamente cambiato indirizzo passando a spedire sistemi anticarro, veicoli e adesso anche equipaggiamento pesante, che molto probabilmente vedrà le “trincee” ucraine non prima di settimane (forse mesi) per via della necessità di addestrare il personale dell’esercito di Kiev al suo utilizzo.

Quello che, senza ombra di dubbio, ha nettamente distaccato la politica di Scholtz da quella della Merkel riguarda le spese per la Difesa: il conflitto in Ucraina ha fatto rompere gli indugi a Berlino per ovviare alle profonde carenze strutturali delle forze armate tedesche, che da anni versano in pessime condizioni tanto da minarne le capacità operative. I 100 miliardi di euro stanziati dal governo per migliorare le condizioni di esercito, marina e aeronautica hanno provocato uno shock culturale dentro a fuori la Germania: un vero e proprio Zeitenwende, un punto di svolta storico, i cui effetti si faranno sentire nel medio e lungo termine. Una decisione che avevamo paventato da tempo, parlando del raggiungimento del 2% del Pil per la Difesa stabilito dalla Nato al vertice del Galles nel 2014: la sola potenza economica tedesca avrebbe permesso alla Germania, in forza di questa percentuale (ma solo in funzione di una oculata ripartizione di fondi), di diventare il primo Paese della Difesa europea. Un’eventualità che le permetterebbe di avere un peso fondamentale non solo nell’ambito strettamente militare concernente uomini e mezzi, ma anche nella possibilità di guidare la politica di procurement all’interno dell’Europa. Un’eventualità che farebbe “male” all’Italia e che infastidirebbe la Francia.

Berlino per ora sembra molto orientata all’acquisto di sistemi made in Usa (dai P-8 Poseidon agli F-35 passando per i missili Patriot), quindi causando una fuga di denaro verso gli Stati Uniti e un conseguente “impoverimento” delle capacità progettuali e industriali europee.

Al netto di queste considerazioni questi due eventi rappresentano un chiaro segnale politico che differenzia e stacca la Germania sia dalla passata Ostpolitik più pura, sia, all’interno dell’Europa, da altre nazioni che hanno tenuto un profilo molto più basso per quanto riguarda la necessità di investire di più nella Difesa e la trasparenza del sostegno militare all’Ucraina.

Il governo Scholtz, però, non intende provocare una frattura con Mosca, del resto la sua dipendenza energetica impone comunque una certa qual dose di prudenza, e nonostante quanto fin qui visto, che si unisce ad alcune recenti dichiarazioni riguardanti la “brutalità” della guerra russa in Ucraina o la difesa delle sanzioni, la Germania continua a mantenere aperto ogni canale diplomatico con la Russia, da posizioni che oggi appaiono più spregiudicate rispetto all’estrema cautela di qualche mese fa: la pubblicazione della lista di armamenti per Kiev va letta proprio in questo senso.

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