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L’Unione europea attende con il fiato sospeso l’esito delle elezioni federali per il rinnovo del Bundestag, cioè il parlamento federale tedesco. Il prossimo 26 settembre conosceremo sia la natura del nuovo governo che guiderà la Germania, sia il nome dell’erede di Angela Merkel. La cancelliera, dopo una parabola politica ultra decennale (è cancelliera dal 2005) e una carriera trascorsa quasi sempre sulla cresta dell’onda, è pronta a uscire di scena.

I cristiano-democratici (Cdu), partito rappresentato da Merkel, non sono tuttavia riusciti a partorire un degno successore di quella che Forbes ha definito “la donna più potente del mondo”, né la stessa Merkel è stata in grado di puntare sul delfino giusto. Già, perché Annegret Kramp-Karrenbauer, scelta da Frau Merkel in persona come sua erede, si è dimessa dalla presidenza della CDU in uno dei momenti più topici della politica tedesca, rinunciando anche alla corsa per la cancelliera. Risultato: i cristiano-democratici hanno dovuto fare i conti con una voragine non da poco, a quasi un anno dall’appuntamento fatidico.

Adesso ogni tassello è al proprio posto, ma all’ombra di Berlino permane un’incertezza enorme. I tre principali candidati sono Armin Laschet per i cristiano democratici, Olaf Scholz per i socialdemocratici (SPD) e Annalena Baerbock per i Verdi. I sondaggi indicano in Scholz il possibile erede di Merkel, mentre il partito socialista avrebbe scavalcato i cristiano-democratici per la prima volta negli ultimi 15 anni. Saranno le urne a sbrogliare ogni matassa, ma intanto Bruxelles vive in una sorta di limbo in attesa di capire che cosa accadrà alla locomotiva d’Europa.

Riflettori sulla Germania

Le dinamiche interne alla politica tedesca non sono fini a se stesse. Dal momento che la Germania è l’attore più rilevante dell’Eurozona, tutto ciò che accade a Berlino ha ripercussioni anche sul resto d’Europa. Le elezioni tedesche non fanno eccezione. Anzi: rappresentano probabilmente lo spartiacque più importante degli ultimi anni.

Il motivo è semplice: Merkel lascerà spazio a un erede, che non necessariamente ricalcherà il modus operandi della cancelliera, tanto in politica interna che negli affari esteri. L’Ue è legata a doppia mandata alla Germania, e non potrebbe essere altrimenti visto che il peso specifico dei tedeschi ha sempre influenzato l’agenda setting (e building) di Bruxelles.

Detto in altre parole, se la Germania sta per cambiare pelle, significa che potrebbero mutare equilibri e dinamiche europee. In attesa di capire quale sarà il nuovo governo tedesco e chi sarà il cancelliere che lo guiderà, la capacità decisionale dell’Unione europea appare aver perso brillantezza. La situazione è paradossale (lo è già da un po’, a dire il vero), visto che, come ha ben evidenziato Affari e Finanza, ci troviamo al cospetto di una sorta di “semestre bianco” non ufficiale.

Un’attesa snervante

Semestre bianco è un termine utilizzato nella politica italiana per indicare il periodo, della durata di sei mesi, che precede l’elezione del Capo di Stato. In questo lasso di tempo, i giochi della politica interna sono in parte congelati in quanto non è possibile indire nuove elezioni. Un discorso simile può essere esteso anche in campo europeo, visto che per capire gli orientamenti di Bruxelles dovranno prima schiarirsi le nuvole che adombrano il Bundestag.

Se diamo uno sguardo a quanto accaduto nel recente passato nella gestione dei numerosi dossier internazionali aperti, la posizione dell’Ue ha spesso ricalcato quella di Berlino. Come comportarsi con la Cina? E con gli Stati Uniti di Biden? Quale rapporto tenere con Putin? Da quale prospettiva guardare la vicenda Afghana? Quasi sicuramente non basterà attendere il prossimo 26 settembre per avere una risposta a ciascuna domanda. Già, perché i tempi per la formazione del nuovo governo tedesco, l’elezione del cancelliere e la ricerca degli accordi sui temi più scottanti richiederanno mesi.

Sul tavolo di Bruxelles ci sono altri affari comunitari da affrontare, tra cui il lancio dell’agenzia Hera, in merito al contrasto delle epidemie, la creazione di un’eventuale forza militare slegata dai singoli veti nazionali, il discorso sulle catene di approvvigionamento, la Cop26 delle Nazioni Unite sul clima, il capitolo sul nucleare e sulle risorse energetiche e così via. L’Ue avrebbe avuto bisogno di affrontare ogni singolo punto citato con tranquillità e piena operatività. Ma le elezioni tedesche, indirettamente, hanno preso in ostaggio l’agenda di Bruxelles. E rischiano di provocare effetti indesiderati a tutti gli altri membri della comunità europea.

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